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Blind Console

Blind Console, la console progettata per ipo e non vedenti
Da un'idea della giovanissima Arianna Ortelli è nata una console pensata per il divertimento e l'inclusione dei non vedenti


Ci sono casi in cui la tecnologia dimostra davvero di avere potenzialità infinite. E Blind Console è uno di questi. Una console progettata per ipo e non vedenti, non solo per dargli la possibilità di giocare ad un videogioco, ma soprattutto per costruire un’occasione di aggregazione da cui altrimenti rimarrebbero escluse.

Da qualche anno il mercato del gaming si è aperto a videogiochi per persone con disabilità visiva, ma non esiste affatto un’esperienza multi player. Questo significa che i bambini non vedenti possono giocare da soli nella propria camera, ma non divertirsi insieme agli altri. Ma l’idea di Arianna Ortelli e di Dario Codispoti, fondatori della startup Novis, stravolge il concetto di gaming per persone con un deficit visivo grave. E lo fa in un modo molto semplice, ossia sfruttando l’audio e il tatto, due sensi ben sviluppati nei non vedenti.

Ma per capire davvero come funziona, ne abbiamo parlato con Arianna, che ha saputo coniugare la passione per lo sport – per il calcio a 11, in particolare – con quella per la tecnologia. Non a caso, il primo videogioco per la BlindConsole è un ping pong da giocare con cuffie, joystick e smartphone, tre elementi fondamentali per divertirsi con i giochi di Novis.

La prima cosa che vorremmo chiederti è perché hai pensato proprio al target degli ipo e non vedenti per il progetto della console?

Questo è stato proprio il motivo per cui è nato il progetto. Io e Dario, l’altro cofondatore, ci siamo conosciuti durante un boot camp di prototipazione, in cui  in 10 giorni dovevamo passare da un’idea a un prototipo. Nel pensare alle varie idee all’interno del nostro team ci siamo resi conto che eravamo tutti appassionati di giochi, di videogiochi e soprattutto di sport inteso come mezzo di inclusione. Quindi l’idea iniziale è stata “perché non utilizzare lo sport, il movimento, il giocare con altri in una maniera completamente nuova?”.

Siamo partiti da una domanda molto semplice: veramente un videogioco è accessibile a tutti? E da questa domanda è nato il progetto. Abbiamo capito che c’era un grossa fetta della popolazione che era sostanzialmente esclusa dalla possibilità di divertirsi insieme ad altri utilizzando un computer, un cellulare o una console. Questo è stato il punto di partenza. E le persone ipo e non vedenti sono le principali escluse da questo mondo qui, purtroppo. Adesso per fortuna le software house e i grandi player stanno andando verso l’accessibilità al gioco, però due anni fa non esisteva una vera e propria soluzione per chi ha una disabilità visiva.

L’idea alla base della Blind Console, però, non è solo quella di permettere alle persone ipo e non vedenti di giocare ai videogiochi. Uno degli obiettivi primari è di dare loro la possibilità di giocare e divertirsi con qualcun altro.

Questo per noi è il valore più grande. Non stiamo soltanto dando un accesso ad un modo diverso di giocare, ma anche una forma di inclusione sociale nuova. In fondo, escludere la parte ludica dalla vita di un bambino e/o di un ragazzo significa anche escluderlo dalla possibilità di socializzare con persone della sua età. E io credo che il gioco sia molto importante come mezzo di formazione dell’individuo e della persona. È un’occasione che tutti devono avere.

Blind Console
Veniamo ai dettagli tecnici. Come funziona davvero la console?

Tendenzialmente è una console virtuale. Il sistema include un’applicazione per cellulare e un joystick che si connette allo smartphone tramite Bluetooth. Indossando le cuffie e scaricando l’App, sceglie il gioco a cui giocare utilizzando solo i feedback tattili e acustici. Quindi audio e tatto, ma senza interfaccia video. Nel gioco del ping pong, ad esempio, grazie all’audio spazializzato sente la pallina arrivare da destra o da sinistra, e con il joystick va a colpire la pallina al momento giusto. In questo modo si crea una dinamica del gioco basata soltanto sullo spazio del suono e che da un feedback sulla mano grazie alle vibrazioni modulate del joystick. Tramite le vibrazioni e l’audio si costruisce un sistema di gioco totalmente immerso, pur non essendoci l’interfaccia video.

Quando abbiamo saputo che avremmo potuto parlare direttamente con te della BlindConsole, la prima cosa che abbiamo pensato di chiederti è quali sono state le reazioni degli ipo e non vedenti a cui avete fatto provare la console. Puoi raccontarcele?

Inizialmente quello che avevamo da far provare era un prototipo un po’ bruttino: una scheda Arduino appiccicata ad una racchetta da ping pong. Un’idea molto bella, ma presentata molto male. L’abbiamo portata alla polisportiva UICI di Torino con la paura di fare una pessima figura, però avevamo questa cosa tra le mani e volevamo farla vedere, provare. Ed è stata un’emozione enorme. Vi racconto qualche episodio. C’è stata una mamma, ad esempio, che ci ha detto di aver perso la vista quando aveva circa 30 anni, e in passato è stata una giocatrice di ping pong. Noi l’abbiamo fatta giocare e lei si è emozionata tantissimo, perché le abbiamo riportato alla mente tutti i ricordi di quando era più giovane e poteva giocare a questo gioco.

Oppure abbiamo incontrato un ragazzo di 17 anni che è un grande appassionato di audiogiochi (videogiochi per PC basati solo su audio). E, a detta sua, quello che stiamo facendo noi gli ha cambiato la vita, perché gli sta dando la possibilità di entrare in un mondo nuovo. Ora il suo e il mio sogno è quello di farlo entrare nel nostro team di lavoro. Invece un’altra ragazza mi ha detto una cosa bellissima: “se fino ad ora sono stata io a dovermi adattare al modo degli altri di giocare, mi piace pensare che oggi siano gli altri ad entrare nel mio mondo”.  E proprio questo, il fatto che stiamo invitando gli altri ad entrare nel loro mondo mi suscita un’emozione pazzesca. E questo è stato il vero punto di svolta per noi. Non tanto creare il primo prototipo o capire che dietro poteva esserci un business, ma vedere la reazione delle persone.

Blind Console, come un gioco può cambiare il mondo

L’idea di inclusione alla base del progetto di Arianna e Davide rende una console per videogiochi uno strumento potentissimo. Tutti noi siamo abituati ad averla in casa, a desiderarne un modello di ultima generazione o ad aspettare l’uscita del sequel del videogioco che amiamo. Ma quanti di noi hanno mai pensato davvero che tutto questo ci renda davvero fortunati? E quanti si sono mai domandati se qualcuno davvero potesse rimanere escluso dal mondo del gaming? Se non fosse esistita una start up come Novis, forse non ci saremmo accorti di come un gioco possa cambiare il mondo. Sia il nostro, sia quello delle persone tipo e vedenti.Basta pensare che ci sono oltre 250 mila under 50 con disabilità visiva in Italia. E a tutte queste la Blind Console forse regalerà un sogno.

 


Chiara Crescenzi

Editor compulsiva, amante delle serie tv e del cibo spazzatura. Condivido la mia vita con un Bulldog Inglese, fonte di ispirazione delle cose che scrivo.