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Breaking Bad: un borghese piccolo piccolo americano – Perché guardarla?

Lo show dedicato a Jesse Pinkman e Walter White è un'opera imperdibile

Breaking Bad è una di quelle serie che fin da subito ha fatto capire a pubblico e critica che sarebbe diventata un prodotto chiave della storia del medium. Nell’epoca in cui le serie TV stavano iniziando ad alzare la testa, ma soprattutto il tiro, regalando opere sempre più curate e complesse, questo show si è dimostrato uno degli esempi più fulgidi di ciò. Vediamo quindi più nel dettaglio perché dovreste recuperare le avventure di Walter White e Jesse Pinkman, se ancora non l’avete fatto.

Breaking Bad parte dallo spunto perfetto

Al centro di questo show troviamo Walter White. È un professore di chimica del liceo, dalla vita tranquilla, quasi banale, con un look alla Ned Flanders dei Simpson. Oltre che a scuola, per arrotondare, lavora in un autolavaggio, dove è sottomesso al proprio capo. La sua vita viene però sconvolta da un annuncio inatteso: nonostante non abbia mai avuto dei comportamenti a rischio, Walter ha un cancro ai polmoni. Una malattia difficilissima (e costosa) da curare.

Sconvolto da questa notizia, l’uomo prende una decisione: non dire nulla alla famiglia e raccogliere più soldi possibili nel suo ultimo periodo in vita, per lasciare una degna eredità a moglie e figli. Ma come fare? Contattando un ex-studente Jesse Pinkman, che opera a bassi livelli nel traffico di droga, e sfruttare le proprie competenze chimiche per creare cristalli di metanfetamina di massima qualità. Una scelta folle che darà il via a una trasformazione completa del mondo di Walter.

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Alla base di Breaking Bad troviamo una delle idee più geniali della serialità recente. Il punto di partenza delle vicende, che abbiamo riassunto qui sopra, è folle, ma al contempo perfettamente coerente. In un concetto semplice riunisce la critica sociale (sul complesso sistema sanitario americano, ma non solo), una riflessione sull’imprevedibilità della vita e sulla natura dell’uomo, innumerevoli possibili sviluppi narrativi, personaggi unici e molto, molto altro ancora.

La grande forza di questo show sta proprio nella qualità della scrittura di Vince Gilligan e soci. Un aspetto che nel corso delle stagioni avrà i suoi alti e bassi, ma resterà sempre su livelli eccezionali, di gran lunga superiori alla media. La storia, solo apparentemente semplice, si trasformerà presto, diventando sempre più intricata e soprattutto ricca di incredibili colpi di scena.

Un giorno di ordinaria follia

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La qualità straordinaria della scrittura di Breaking Bad non si vede però soltanto dalla trama (che è solo il livello più superficiale di una sceneggiatura). La sua forza si esprime infatti attraverso una cura precisa dei dialoghi, forti come quelli di maestri in questo campo come Quentin Tarantino, che è peraltro più volte omaggiato dalla serie. Ci sono innumerevoli momenti che hanno dimostrato una forza tale da entrare nella cultura popolare tanto quanto le più iconiche frasi del cinema. “Say my name“, “I am the one who knocks” e altre frasi che non citiamo per evitare spoiler, hanno una potenza eccezionale, che ha catturato il pubblico.

Ancora più di alcuni dialoghi (e anzi, parte centrale della forza di questi) la qualità di Breaking Bad si esprime attraverso i suoi personaggi. Tutto lo show è costellato di figure uniche, che immediatamente restano impresse nell’immaginazione dello spettatore. Questo è vero anche per personaggi secondari o addirittura ancora meno rilevanti. Uomini e donne che sfiorano appena la vita dei nostri protagonisti, che lasciano però un segno indelebile in chi segue la loro storia.

E se è vero che i secondari sono ben studiati, i personaggi principali sono davvero incredibili. Il percorso di trasformazione di Walter White e Jesse Pinkman (che senza fretta si guadagna il titolo di co-protagonista) è splendido e curato in ogni dettaglio. Come una tessera del domino che cade appena sospinta dal vento, così l’annuncio della malattia da il via al crollo verso l’abisso del professore di chimica. Inesorabile, ma mai accelerato, una tappa dietro l’altra, perfettamente coerente fino al finale.

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Di converso Jesse segue una strada che incrocia quella di Walter. Non è semplicemente una questione di buoni e cattivi, si tratta piuttosto di un bilanciamento di umanità. Tanto più il professore perde la sua, nella sua ricerca di riaffermazione, tanto più ne guadagna Jesse, staccandosi sempre di più dall’immagine del ragazzo perduto di Peter Pan che aveva all’inizio dello show. Ma qui è meglio che ci fermiamo, perché stiamo già anticipando fin troppo. Forse.

Quello che è importante dire però è che tutto questo discorso sui personaggi non avrebbe luogo se dietro quelle maschere non ci fossero interpreti superlativi. Jonathan Banks, Krysten Ritter, Giancarlo Esposito, Jesse Plemons, Bob Odenkirk sono solo alcuni dei nomi che hanno contribuito a creare personaggi eccezionali con il proprio carisma. In cima a tutti poi ci sono ovviamente Aaron Paul e Bryan Cranston, alias Jesse e Walter. È grazie alla loro performance fuori scala che Breaking Bad ha potuto affermare il proprio potenziale e diventare quello che è oggi.

Il mito di Breaking Bad, come testimonianza della sua forza

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Non c’è quindi molto da discutere. Per un appassionato di serie TV, Breaking Bad è un must-have, un titolo che non può mancare nella propria lista di show visti. Si tratta di un punto di riferimento chiave per il medium, uno dei pilastri della televisione di qualità degli ultimi anni e forse uno degli ultimi grandi progetti a tutti gli effetti televisivo, prima dell’ascesa definitiva dello streaming.

A testimonianza di quanto questa serie sia eccezionale, c’è la forza del suo mito, ancora fortissima. A quasi 8 anni dalla conclusione, è ancora cementata nella memoria dei suoi spettatori. Il suo spin-off Better Call Saul è stato un successo eccezionale così come il film distribuito su Netflix sei anni dopo il finale. E non è ancora finita, probabilmente. L’ennesima riprova di quanto Walter White e Jesse Pinkman siano ormai parte della nostra cultura popolare.

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Mattia Chiappani

Ama il cinema in ogni sua forma e cova in segreto il sogno di vincere un Premio Oscar per la Miglior Sceneggiatura. Nel frattempo assaggia ogni pietanza disponibile sulla grande tavolata dell'intrattenimento dalle serie TV ai fumetti, passando per musica e libri. Un riflesso condizionato lo porta a scattare un selfie ogni volta che ha una fotocamera per le mani. Gli scienziati stanno ancora cercando una spiegazione a questo fenomeno.

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