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Facebook

Il colosso social Facebook, nato dall'idea dell'ormai celeberrimo Mark Zuckerberg, si è ritrovato costretto ad utilizzare i mezzi pensanti con la società di analisi Strategic Communication Laboratories e il suo braccio politico, Cambridge Analytica.

Abuso di dati personali, Facebook sospende

Ad obbligare Facebook a ricorrere alla sospensione delle due società è stata una loro violazione delle regole, stabilite proprio dal social network, riguardo al trattamento dei dati personali.

L'accaduto, in apparenza semplice, è in realtà molto più complesso e difficile da spiegare: a far nascere il problema è stata un'applicazione creata dal Dr. Aleksandr Kogan e chiamata "thisisyourdigitallife", capace di autoalimentarsi mediante test della personalità e che, per permettere agli utenti di scaricarla, li portava a dare agli sviluppatori il permesso di accedere alle loro informazioni personali.

Queste ultime sarebbero poi state utilizzate proprio da Cambridge Analytica, che è così entrata in possesso delle informazioni e dei dati sensibili riguardanti circa 50 milioni di persone in tutto il mondo. Proprio in questa parte della vicenda è presente l'inganno, almeno stando a quanto riportato dal New York Times.

L'applicazione del Dottor Kogan e le informazioni da essa ottenute avrebbero infatti rispettato tutte le regole dettate da Facebook, per poi però violarle condividendole con una terza parte, ovvero proprio Cambridge Analytica.

Ad esprimersi sulla vicenda è stato Paul Grewal, vicepresidente generale di Facebook, che ha affermato: "Trasmettendo informazioni a terzi, tra cui SCL / Cambridge Analytica e Christopher Wylie di Eunoia Technologies, ha violato le nostre politiche sulla piattaforma […] Quando abbiamo appreso di questa violazione nel 2015, abbiamo rimosso la sua app da Facebook e richiesto le certificazioni di Kogan e di tutte le parti a cui aveva fornito i dati che le informazioni erano state distrutte. Cambridge Analytica, Kogan e Wylie ci hanno tutti certificato di aver distrutto i dati".

Alcune segnalazioni ricevute da Facebook ipotizzerebbero una mancata distruzione di tutte le informazioni, per questo il social network si è già messo all'opera per effettuare i dovuti controlli. Nel frattempo, in risposta allo scandalo, è nata una campagna intitolata #DeleteFacebook che, diventata virale sui social, ha contribuito al crollo in borsa proprio di Facebook, che ha perso circa il 5%.

Zuckerberg convocato in parlamento per dare spiegazioni

A qualche giorno dallo scandalo sembra ancora mancare l'opinione più importante di tutte. Stiamo parlando proprio di quella dell'ideatore di Facebook, Mark Zuckerberg, che da quando è iniziata questa vicenda, sembra essere sparito nel nulla.

Il presidente del Parlamento Ue Antonio Tajani è stato il primo a chiedergli per primo di ritornare sotto i riflettori e fornire una spiegazione, mediante un semplice e immediato Tweet, seguito dal messaggio di una commissione parlamentare britannica sulla Cultura, i Media e il Digital. Quest'ultima pretende infatti che Zuckerberg porti un po' di chiarezza tra le tante spiegazioni fornite finora dal social network che, secondo il presidente della commissione, si sono però rivelate ingannevoli.

A contribuire a diradare la nebbia intorno alla vicenda potrebbe essere un'assemblea che, fissata per venerdì prossimo, vedrà i vertici di Facebook affrontare i dipendenti del gruppo proprio riguardo al caso Cambridge Analytica.

Chi ha svelato lo scandalo Facebook?

A portare il mondo a conoscenza dello scandalo riguardante Facebook e Cambridge Analytica sembra essere stato proprio un informatico dipendente di quest'ultima, Christopher Wylie. Il ventottenne sarebbe infatti il vero creatore, nonostante non ne vada fiero, del metodo utilizzato dalla società per ottenere i dati mediante l'applicazione del Dottor Kogan.

Poco dopo lo sviluppo del sistema, però, Wylie si sarebbe pentito di aver "ingannato" gli utenti, e avrebbe per questo deciso di abbandonare l'azienda nel 2014, in modo tale da poter poi rendere pubblico il metodo di sua creazione al New York Times e all’Observer.

La sua decisione ha portato immediatamente all'isolamento online, iniziato con la cancellazione, da parte di Facebook, del suo account sia sul social sia su Whatsapp e Instagram.

Il ruolo di Cambridge Analytica nelle elezioni

A preoccupare, oltre al puro avvenimento, è il pensiero che Cambridge Analytica abbia avuto un ruolo fondamentale nella campagna elettorale alla base della vittoria di Donald Trump. Questa preoccupazione è nata anche grazie alle dichiarazioni effettuate proprio dal creatore del sistema, Christopher Wylie. Stando alle sue parole infatti, Cambridge Analytica avrebbe sfruttato il sistema per le elezioni presidenziali del 2016, basandosi sul test di personalità dell'applicazione per creare pubblicità mirate e politicizzate.

Davanti a pericoli di questo genere il Garante Ue per la privacy, Giovanni Buttarelli, ha scelto di correre immediatamente ai ripari, tentando di portare l'attenzione del mondo sull'importanza delle elezioni europee del prossimo anno. Per farlo il Garante ha annunciato l'intenzione dell'Europarlamento di andare più a fondo nella vicenda e ha avvisato le altre istituzioni Ue riguardo al possibile rischio costituito da questi mezzi.


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Maria Elena Sirio

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Videogiocatrice dall'infanzia, innamorata del fantasy e dell'avventura (ma, soprattutto, di Nathan Drake), con una passione per il disegno, il cinema e le serie tv, che tenta di conciliare tutti questi interessi con la facoltà di Biotecnologie.