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La Casa di Carta, il finale che non ci aspettavamo

Qualche parola a conclusione di uno dei fenomeni televisivi più importanti degli ultimi anni

Apriamo questa recensione della conclusione de La casa di carta con un punto importante: l’idea di spezzare quest’ultima stagione in due parti è stata estremamente funzionale. Spesso questo approccio (sempre più utilizzato negli ultimi anni) non paga, se non per offrire a uno show più momenti al centro dei riflettori. Qui però è stata una scelta che ha funzionato in maniera efficace. Non solo, ma è anche giustificata. Perché completa un percorso che ci porta a vivere una conclusione che è pura essenza de La casa di carta. Nel bene e nel male.

La casa di carta, la vera stagione finale

Se non fosse per una questione di ‘equilibrio numerico’, avrebbe quasi avuto senso spostare i precedenti cinque episodi nella quarta stagione (o parte, per usare la terminologia scelta da Netflix per questo show) e tenere questi ultimi come la vera stagione conclusiva. Perché quanto avvenuto nel ‘semi-finale’ ha meritato un momento di pausa, di respiro per gli spettatori e di conseguenza per i personaggi. Superato quello, era il momento di dare il via alla cavalcata verso l’ultimo atto.

Chi scrive in una precedente recensione vi aveva parlato di come i primi cinque episodi stessero premendo il piede sull’acceleratore, elevando al massimo le caratteristiche de La casa di carta. Ebbene, ancora non avevamo visto nulla. Questa conclusione alza ancora l’asticella, mettendo il volume al massimo al punto da spaccare le casse. Il risultato è quasi un gioco a quanto si può tirare la corda senza spezzarla.

Perché nel finale de La casa di carta troviamo tutto quello che in questi anni l’ha resa celebre in tutto il mondo. Il piano del Professore si sviluppa, sempre più intricato ed è sempre affascinante vedere gli ingranaggi che girano, posizionando tutti i pezzi al loro posto.

Allo stesso tempo, è affascinante assistere a quando questi ultimi saltano e tutto va a rotoli. L’imprevisto a sorpresa, il dettaglio che rischia di distruggere tutto il lavoro e la necessità di improvvisare una soluzione. Un colpo di genio dietro l’altro, sempre con la sensazione che tutto possa crollare. Perché non sono solo i ladrones vestiti di rosso a nutrire una fiducia totale nel Professore, ma anche noi. E questa stagione ci porta a chiederci quanto sia giustificata.

E questo continuo gioco al rialzo, al cercare di correggere il tiro nella sfida con le forze dell’ordine ha un ritmo incalzante. Le pareti si stringono minuto dopo minuto, fino a giungere al climax, al massimo della tensione. E se siete arrivati fino a quel momento, sarete in piedi sul divano.

Ma non sono solo i lati affascinanti ad amplificarsi

casa di carta recensione finale

Come detto a inizio recensione, questa conclusione è La casa di carta in senso più puro possibile ed elevato ai massimi livelli. E così, se da una parte gli aspetti positivi sono amplificati, lo stesso vale per quelli negativi, che sono sempre stati presenti nella serie, fin dai suoi albori.

Perché se c’è una cosa che La casa di carta ha sempre faticato a realizzare davvero è incastrare l’azione e l’evolversi del piano, con l’approfondimento umano dei personaggi. Si tratta di un aspetto fondamentale, che serve nell’economia dello show, per conoscere meglio questi ladrones, legarsi a loro e interessarsi alle loro vicende. Un po’ come il Professore fa in modo di rendere i suoi adepti dei miti nell’opinione pubblica, lo stesso fanno gli autori dello show. Ma raramente gli riesce davvero bene.

Troppo spesso il passaggio da una narrazione all’altra è estremamente netto, oltre che poco giustificabile. La tensione di un colpo come quello che la banda cerca di mettere in atto è sicuramente altissima e spiega comportamenti al limite. Tuttavia, ci sono molti casi in cui è facilissimo che la sospensione d’incredulità dello spettatore si spezzi, al grido di “Ma dai, ma vi sembra il momento di…?“. Non è di certo poi d’aiuto il tono che queste sequenze spesso assumono. Un melodramma che sembra completamente fuori luogo in una serie di questo genere, risultando poco credibile.

Simile è il problema con i flashback, decisamente abusati in tutta questa conclusione. Per quanto servano effettivamente una funzione narrativa, oltre che riempire diversi buchi nella storia raccontata finora (tanto che viene da chiedersi cosa sia rimasto per l’annunciato spin-off su Berlino), avrebbero potuto essere decisamente più contenuti. Spezzano quel ritmo così ben costruito, allungando il brodo ben più del necessario.

Alla fine, La casa di carta

In tutto questo, quindi cosa possiamo dire su questo finale, se non che è esattamente quello che avrebbe dovuto essere? Questo non significa che sia perfetto, attenzione. Come detto ci sono diverse questioni che ci sentiamo di criticare in questa ultima infornata di episodi (cinque o dieci a seconda di come vogliate contarli). Però sono gli stessi difetti che sono lì dall’inizio e che, volenti o nolenti, hanno reso La casa di carta il fenomeno mondiale che è oggi.

Se c’è un pregio a nostro modesto parere indiscutibile di questo show è quello di non aver mai tradito il proprio spirito. Tantissime serie TV con il proseguire delle stagioni (soprattutto dopo un rinnovo imprevisto e/o un cambio di produzione, come successo ai nostri ladrones) cambiano completamente il loro approccio. La casa di carta non l’ha fatto: è rimasta lì, solida come una roccia, pronta ad accogliere le critiche, ma procedendo sulla sua strada, sempre più veloce.

E ora nel dirle addio per sempre (?) bisogna ammetterlo: un po’ di nostalgia per il Professore e la sua banda ce l’avremo.

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Mattia Chiappani

Ama il cinema in ogni sua forma e cova in segreto il sogno di vincere un Premio Oscar per la Miglior Sceneggiatura. Nel frattempo assaggia ogni pietanza disponibile sulla grande tavolata dell'intrattenimento dalle serie TV ai fumetti, passando per musica e libri. Un riflesso condizionato lo porta a scattare un selfie ogni volta che ha una fotocamera per le mani. Gli scienziati stanno ancora cercando una spiegazione a questo fenomeno.

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