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Le società tech indagate per la gestione dei dati sanitari sull’aborto

Tre legislatori della Camera puntano il mirino sulle App per il ciclo (e non solo)

Ancora aggiornamenti sulla questione del diritto all’aborto negli Stati Uniti. Tre legislatori della Camera stanno avviando un’indagine sulla raccolta e la vendita di dati sanitari personali relativi all’aborto da parte di intermediari di dati e App di monitoraggio del ciclo. In totale, sarebbero dieci le società indagate. E tutte chiamate a rispondere sulla gestione dei dati delle utenti entro il prossimo 21 Luglio.

Diritto all’aborto: società tech sotto indagine per la gestione dei dati personali delle utenti

Dieci società tech – tra data broker e App di monitoraggio del ciclo – sono sotto indagine per la gestione dei dati sanitari delle utenti. Un’azione che risponde alla perfezione alle preoccupazioni sul fatto che queste informazioni possano essere utilizzate dalle autorità per criminalizzare chi si appella al diritto all’aborto. In particolare, sarebbero i data broker a preoccupare maggiormente i legislatori della Camera. Questi, infatti, potrebbero acquistare i dati delle utenti per fornirli alle forze dell’ordine, senza dover passare per alcun richiesta legale. Tra le società indagate ci sono SafeGraph, Digital Envoy, Pacer.ai, Gravy Analytics e Babel Street. E poi ancora le App di monitoraggio del ciclo Flo Health, Glow, BioWink, GP International e Digitalchemy Ventures.

Nelle ultime settimane alcune App per il ciclo mestruale e la fertilità hanno annunciato una modalità “anonima” che garantirà la sicurezza di chi le usa. Eppure questo non sembra bastare. “La raccolta di dati sensibili potrebbe rappresentare una seria minaccia per coloro che cercano cure riproduttive e per i fornitori di tali cure, non solo facilitando la sorveglianza intrusiva del governo, ma anche mettendo le persone a rischio di molestie, intimidazioni e persino violenze“. Così riferiscono i legislatori. Proprio per questo hanno richiesto ai data broker di fornire informazioni relative ai loro ricavi dalla vendita di dati di localizzazione, e un elenco di acquirenti interessati alle informazioni relative alle cliniche di aborto.

Alle App di monitoraggio del ciclo, invece, hanno richiesto “documenti e comunicazioni riguardanti la produzione effettiva o potenziale” di dati sulla salute sessuale delle utenti in risposta a un legale o a un governo. Insomma, le società tecnologiche sono finite ufficialmente nel mirino dei legislatori. E non serve certo ripetere il perchè. La sicurezza e la privacy delle utenti potrebbe essere in pericolo, e in questo momento gli Stati Uniti non sembrano aver bisogno anche di questo. In ogni caso, aspettiamo di vedere cosa risponderanno le compagnie.

Chiara Crescenzi

Editor compulsiva, amante delle serie tv e del cibo spazzatura. Condivido la mia vita con un Bulldog Inglese, fonte di ispirazione delle cose che scrivo.

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