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Dirt Rally 2.0: quanto è reale il nuovo gioco di Codemasters?

Quattro chiacchiere con Ross Gowing, Chief Game Designer del gioco, e Jon Armstrong, pilota di rally e consulente di Codemasters

Il 25 febbraio arriverà sugli scaffali Dirt Rally 2.0, l’ultima fatica di Codemasters. Per scoprire quanto sia reale il nuovo titolo dello studio britannico ho scambiato quattro chiacchiere con Ross Gowing, Chief Game Designer del gioco, e Jon Armstrong, pilota di rally e consulente di Codemasters.

Un gioco per veri appassionati

Chiariamo subito una cosa: il nuovo titolo della software house inglese non è per tutti. 

Dirt Rally 2.0 è sicuramente un gioco dedicato agli appassionati di rally, un gioco che abbiamo tarato sulla base delle esigenze dei nostri abituali utenti e della nostra community.  – mi racconta Ross – Ovviamente questo non significa che non sia aperto ai nuovi arrivati. Per loro abbiamo diversi aiuti alla guida, come il cambio automatico e il controllo della trazione, e la possibilità di affrontare il gioco in modo graduale. Il mio consiglio è quello di buttarsi in pista ed iniziare a capire come si comportano le auto. Se amano il rally penso che il nuovo titolo possa davvero aiutarli ad imparare le basi per arrivare ad essere dei veri campioni“.

Insomma, Dirt Rally 2.0 richiederà dedizione, pazienza e tanta voglia di imparare. Un po’ come accade nella realtà. Un approccio che non mi stupisce particolarmente visto che lo studio britannico ha sempre dichiarato di voler offrire agli appassionati un simulatore praticamente perfetto, capace di riprodurre tutte le peculiarità di uno sport tanto pericoloso quanto amato.  A testimoniare questa vocazione è la presenza di Jon Armstrong, pilota di rally dall’età di 15 anni e campione tanto nella realtà quanto nel mondo degli eSport. Jon è da poco diventato un consulente del team di sviluppo e a lui, come a tanti altri driver esperti, è stato affidato il compito di testare il gioco e fornire poi feedback alla software house. 

Ovviamente ci sono elementi che non possono essere replicati nel gioco, come la forza di gravità, la spinta data dall’accelerazione e gli inevitabili spostamenti del corpo – mi spiega Jon – ma ce ne sono molti altri che invece vengono inclusi nel gioco. Penso ad esempio a come le auto interagiscono con i diversi tipi di superfici. In generale penso che il gioco si avvicini molto alla realtà e riesca a riprodurre perfettamente quella sensazione di fluidità e ritmo che provo quando sto guidando.”

A questo punto non posso fare a meno di chiedere ad Armstrong se giocare a Dirt Rally 2.0 possa aiutare a migliorare le proprie skill di pilota: “Uso i racing game da quando ho cominciato a gareggiare. La serie Dirt in particolare è sempre stata quella più realistica e quindi più adatta ad allenarsi. Sul lungo termine penso che giocare mi abbia davvero aiutato e credo che chiunque sia abbastanza motivato possa raggiungere un risultato analogo“.

Una passione travolgente

La nuova opera di Codemasters è quindi un simulatore di qualità eccelsa, un titolo che riesce a bilanciare il realismo con le richieste e le esigenze della community e che risulta frutto dell’esperienza pluridecennale della software house. Il rischio, a mio avviso, è che diventi tutto troppo ripetitivo, ma Ross Gowing non sembra essere d’accordo: “Io adoro questo lavoro. Ogni giorno imparo qualcosa di nuovo. Personalmente ho collaborato allo sviluppo di una grande varietà di videogiochi negli ultimi 15 anni, tra cui Dirt 1, Dirt 2 e Dirt 3, ma questo lavoro continua ad entusiasmarmi. Scopro qualcosa di nuovo tutti i giorni, imparo dai nuovi arrivati, dagli ingegneri, dai piloti e dai fan. Tutte queste persone hanno sempre nuovi spunti da condividere, nuove idee che vale la pena testare ed includere nel gioco.

Ross però non è l’unico a pensarla così – interviene Jon – Quando entri negli uffici di Codemasters ti rendi conto che condividono tutti la stessa passione e la stesso entusiasmo. Lavorare con loro è un vero piacere.

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Erika Gherardi

Amante del cinema, drogata di serie TV, geek fino al midollo e videogiocatrice nell'anima. Inspiegabilmente laureata in Scienze e tecniche psicologiche e studentessa alla magistrale di Psicologia Clinica, dello Sviluppo e Neuropsicologia.
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