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Durante la giornata dello scorso 24 marzo, Ars Technica ha diffuso un dettagliato report in cui accuserebbe Facebook di raccogliere dati sensibili dalle chiamate e dai messaggi degli utenti Android, un'operazione che la società di Zuckerberg starebbe attuando da anni. Rispondendo all'articolo in questione, Facebook ha recentemente smentito tali dichiarazioni.

In un post pubblicato sul suo blog, Newsroom, il colosso avrebbe negato la raccolta di tutti i dati relativi a chiamate e messaggi, affermando di collezionare solo le informazioni per le quali gli utenti hanno dato il permesso, tramite l'app di Messenger.

Ars Technica: ecco come Facebook raccoglie i dati di chiamate e SMS

Stando alle parole di Sean Gallagher (Ars Technica), Facebook avrebbe accesso all'intera cronologia delle chiamate e dei messaggi SMS degli utenti Android che, per giunta, non avrebbero mai dato il proprio consenso. È quanto emerge dalla triste scoperta di alcuni utenti che, in seguito alla cancellazione del proprio account dal social, hanno scaricato gli archivi .zip contenenti i propri dati Facebook, nei quali avrebbero trovato informazioni legate a telefonate e messaggi inviati e ricevuti, con tanto di nomi e numeri telefonici.

Questo sarebbe stato possibile solo grazie a Messenger, il servizio di instant messaging integrato nel social network e disponibile come app separata per i dispositivi mobile. Su Android e iOS, l'applicazione può essere impostata come il sistema predefinito per lo scambio degli SMS, consentendo agli utenti di accedere con il proprio numero telefonico; da qui l'appropriamento delle cronologie telefoniche, almeno nel caso degli utenti Android.

Il report di Ars Technica arriva con un tempismo tutt'altro che conveniente per Facebook, ancora "scossa" per lo scandalo di Cambridge Analytica. Ed è per questo motivo che la compagnia di Menlo Park ha risposto alla testata statunitense, seppure con un paio di giorni di ritardo, fornendo tutti i doverosi dettagli per poter smentire le ulteriori accuse.

Facebook risponde: "Non è questo il caso"

Nel post pubblicato sul proprio blog ufficiale, la società che gestisce l'omonimo social network ha chiarito il funzionamento dei permessi richiesti da Messenger agli utenti.

È vero, Facebook conserva lo storico delle chiamate e degli sms di alcuni utenti, ma solo di coloro che avrebbero esplicitamente dato il consenso al trattamenti di tali dati tramite una funzione integrata in Messenger e in Facebook Lite. Nello specifico, il funzionamento di tale feature viene spiegato nella schermata che potete visionare qui a fianco, in cui troviamo anche le opzioni per fornire, o meno, il consenso a Messenger (Turn On, Not Now). Dando la propria autorizzazione, Facebook raccoglierà i dati telefonici e permetterà agli utenti di scaricare in qualsiasi momento l'archivio contenente questi informazioni da un apposito tool, lo stesso utilizzato dagli utenti di cui sopra.

Nel post di Facebook viene specificato che tale funzione, che aiuterebbe comunque le persone a restare in contatto tra loro, può essere sempre disabilitata dalle impostazioni di Messenger e da quelle di Faceboook Lite.

"Non vendiamo mai queste informazioni e questa feature non raccoglie il contenuto dei vostri messaggi o chiamate", si legge nel post su Newsroom.

Ciò che non risulta del tutto chiaro, invece, è se i dettagli appena forniti dalla società – legati al funzionamento di tali permessi – siano sempre stati resi così espliciti da Messenger e da Facebook Lite nel corso degli anni. Ribadiamo, comunque, che tutto questo avviene su Android, mentre gli utenti iOS non dovrebbero essere coinvolti.

Le critiche continuano ad abbattersi su Zuckerberg e soci, mentre diversi utenti continuano ad abbandonare quello che fino a qualche giorno fa potevamo ritenere il più importante, e affidabile, social network al mondo. Che ne sarà di Facebook?


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Pasquale Fusco

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A metà strada tra un nerd e un geek, appassionato di videogiochi, cinema, serie TV e hi-tech. Scrivo di questo e molto altro ancora, cercando di dare un senso alla mia laurea in Scienze della Comunicazione e alla mia collezione di Funko Pop.