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Facebook banna gli eventi di Wu Ming

I limiti dell’algoritmo e la beffa al collettivo di scrittori

Facebook va in tilt sul complottismo, mostrando gli impietosi limiti dei pur meritori algoritmi e della pur meritoria intelligenza artificiale. O forse, dicono alcuni, palesando anche una certa convenienza.

Vediamo cosa è accaduto, quali sono gli attori in campo, e quali i loro ruoli e prospettive.

Facebook e il complottismo: bannati gli eventi di Wu Ming

Partiamo dalla notizia, che poi circostanzieremo spiegando quanto sia paradossale.

Una serie di associazioni che stanno organizzando incontri pubblici e dibattiti per informare sulle tesi complottiste (e smascherarle) hanno, come ormai è la prassi, promosso anche su Facebook i propri eventi.

E qui è arrivata la sorprendente censura di Facebook, che ha interpretato come complottismo diverse iniziative che vanno esattamente nella direzione opposta.

Forse perché è sufficiente che nel testo appaiano alcune parole per mandare in tilt il mitico algoritmo di casa Zuckerberg. O magari perché la piattaforma agisce non in perfetta buona fede.

Ma è arrivato il momento di conoscere i due grandi protagonisti in gioco. O meglio tre, se aggiungiamo il teatro della vicenda, Facebook.

QAnon

Wu Ming

Wu Ming è un collettivo di scrittori attivo dalla prima metà degli anni Novanta del secolo scorso, quando si chiamava Luther Blissett.

Composto da una serie di figure che si nascondono dietro a numeri progressivi (Wu Ming 1, Wu Ming 2…) ma la cui identità è nota, sono attivi sia singolarmente che come collettivo. Non sono mai apparsi in pubblico, fedeli al loro motto Trasparenti verso i lettori, opachi verso i media.

Fanno parte di un più ampio collettivo, Wu Ming Fondation, che comprende anche un gruppo musicale, e che ha un seguitissimo blog ufficiale. Tutte le opere del collettivo (romanzi, saggi, fumetti, dischi e altro) sono caratterizzate da una forte connotazione politica e sociale.

La Q di Complotto

Uno degli ultimi lavori, un libro scritto da Wu Ming 1 (alias Roberto Bui), è dedicato al secondo protagonista di questo paradosso.

Il volumone di 600 pagine si intitola La Q di Qomplotto, è uscito per Alegre ed è già alla quarta ristampa. Si tratta di una lucida e articolata disamina delle tesi complottiste di QAnon, allo scopo di screditarle e sbugiardarle.

Ma a questo punto bisogna spendere qualche parola in più proprio su QAnon.

QAnon

Potremmo dire che QAnon è allo stesso tempo una teoria del complotto di estrema destra e il gruppo di persone che la sostiene.

Secondo QAnon, che ha attecchito soprattutto negli Stati Uniti, una trama segreta avrebbe agito contro Donald Trump e i suoi sostenitori, allo scopo di insediare il fantomatico nuovo ordine mondiale.

Wu Ming

Facebook, il complottismo e il ban

Ecco ora il terzo protagonista, Facebook. Dove si è consumata una vicenda tragicomica, di cui vi abbiamo già dato conto.

Una serie di gruppi e associazioni stanno promuovendo incontri e soprattutto presentazioni del libro di Wu Ming 1, per dimostrare l’assoluta infondatezza di QAnon. Ma anche per invitare a ragionare in maniera critica, filtrando ogni volta le notizie, verificandole, e imparando a distinguere le fonti autorevoli da quelle scientificamente inattendibili.

Atteggiamento quanto mai indispensabile in questo ultimo periodo, in cui nei social rimbalza una quantità enorme di fake news (specie contro la campagna vaccinale).

Ebbene: molti di questi eventi sono stati cancellati da Facebook, che ha ritenuto in odore di complottismo ciò che il complottismo vorrebbe combattere. Non solo: sono addirittura stati censurati gli account di alcuni amministratori delle pagine.

E qui ci sono due possibili spiegazioni, a seconda dell’inclinazione o meno alla buona fede di ciascuno.

La prima ipotesi: la fallibilità degli algoritmi

La tesi più benevola non esce dal piano tecnico. E ci dice che se in un testo compaiono certe parole, l’algoritmo di Facebook è in grado di leggere quelle e nulla più. Ovvero: l’algoritmo sa intercettare il testo ma non il contesto. Oppure, per essere ancora raffinati, si può dire che l’intelligenza artificiale non sa interpretare l’ironia, né le sfumature di senso.

E forse questo è un sollievo, specie per chi teme un’eccessiva invadenza dell’AI nel futuro prossimo. Ma c’è chi la pensa diversamente.

La seconda ipotesi: la responsabilità di Facebook

Altri presumono invece che l’atteggiamento morbido tenuto da Facebook verso QAnon nel recente passato, assieme all’assurdità di questi provvedimenti, possa non essere casuale. E comunque certifica la vittoria del complottismo stesso.

Dice Roberto Bui, autore del libro involontariamente al centro del caso: “Il fatto che, dopo anni in cui Facebook è stata complice della crescita di QAnon, da un po’ di tempo a questa parte esageri e pure nell’altra direzione con la censura, è una paradossale vittoria proprio di QAnon, perché rappresenta una spada di Damocle incombente sopra chiunque si occupi di cospirazionismo”.

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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