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Ritorna (forse) FIAT Punto, l’utilitaria più amata d’Italia

FIAT Punto, la storia dell'utilitaria più amata in vista di un clamoroso ritorno

Dopo oltre tre anni di oblio, sembra che sia arrivato il momento del ritorno per una vera e propria istituzione automobilistica italiana: FIAT Punto. Conosciuta da chiunque, anche da chi dalle automobili non è minimamente interessato, la Punto è la più amata tra le utilitarie robuste, versatili e adatte a tutti. Dalla famiglia al giovane neopatentato, dall’anziano all’impiegato: FIAT Punto per 25 anni è stata la prima scelta per l’auto di tutti i giorni. Ma come ha fatto Punto ad essere scelta da oltre 9 milioni di clienti? E soprattutto, quando tornerà? E in che forma?Scopriamolo insieme in questo viaggio nel tempo, dal passato al prossimo futuro. Pronti?

La genesi: dalla Uno alla… Punto! Per lei nasce persino una fabbrica in Basilicata

Per capire il fenomeno Punto, dobbiamo tornare indietro di quasi 30 anni, al 1993. In quell’anno, la mitica FIAT Uno compì i suoi primi 10 anni. Dal lancio nel 1983, la Uno ha dato seguito alla storia delle utilitarie FIAT di successo, dalla prima 600 del 1955 alla 127, che ha sostituito. La Uno, moderna, spaziosa e rivoluzionaria, ha convinto solo in Europa ben 6 milioni di clienti, e nella sua carriera quasi trentennale è stata prodotta in 9,5 milioni di esemplari.

L’idea di FIAT per il futuro delle sue utilitarie era semplice, e collaudata nel tempo: affiancare alla utilitaria in uscita una nuova, moderna sostituta. Alla Uno, che sarà prodotta fino al 1995 (e da Innocenti in Italia fino al 1997, e in Brasile dalla stessa FIAT fino al 2015!), FIAT decide di far seguire una utilitaria tutta nuova, che cambiasse le regole del gioco. Le forme squadrate e rigorose, tipiche degli anni ’80, devono fare spazio ad una linea totalmente diversa, più morbida, più rassicurante e familiare. Rispetto alla vecchia Uno la nuova vettura doveva poi essere fatta meglio, essere più spaziosa, più moderna e soprattutto più sicura. In FIAT si aspettavano volumi di vendita davvero enormi. Per questo, la Casa torinese costruì e inaugurò nel 1993 un nuovo e modernissimo Stabilimento, il SATA di Melfi, in Basilicata.

Così, il progetto 176 (questo il nome in codice della prima Punto) prese forma all’inizio degli anni ’90, per poi essere svelata al mondo alla fine del 1993, al Salone di Francoforte. Dal punto di vista estetico, mettendole una di fianco all’altra, Uno e la nuova auto sembravano due mondi diversi. Per questo in FIAT decisero per un nome di rottura, Punto: dopo la Uno, infatti, la Casa metteva un Punto, in tutti i sensi, con il suo passato, per affrontare al meglio il suo futuro.

La linea di Punto è stata affidata allo stesso designer di Uno, il torinese Giorgetto Giugiaro. Rispetto al modello prima di lei, però, Punto è totalmente diversa. La linea della piccola italiana sfoggia un tetto piuttosto alto, volto a regalare il massimo dell’abitabilità, ma è l’intera silhouette ad essere tipicamente anni ’90. Al posto della rigorosa e squadratissima Uno, Punto è affusolata, morbida, tondeggiante. Ha una forma a guscio, e il cofano poco pronunciato e il parabrezza molto inclinato la fanno assomigliare quasi ad una monovolume. Punto è poi 7 cm più lunga della Uno, raggiungendo i 3,76 metri.

Il frontale è quasi carenato, con una sola grande presa d’aria in basso, mentre dove dovrebbe esserci la classica mascherina troviamo un prolungamento del cofano con al centro il logo FIAT con i listelli cromati. Le versioni base di Punto erano dotate di paraurti in plastica grezza, mentre le versioni più accessoriate sfoggiavano paraurti in tinta sia davanti che dietro. Lateralmente ha una forma a cuneo che la rende dinamica ed aerodinamica, mentre dietro troviamo i paraurti avvolgenti e le luci verticali, a tutta altezza.

Questi due elementi saranno poi mantenuti per tutta la storia di Punto, fino alla terza e (finora) ultima serie. Le ampie vetrature e i colori sgargianti concludevano poi il quadro di un’auto moderna, vivace e sbarazzina, indiscutibilmente figlia dei mitici anni ’90. Questa linea ha poi reso Punto eccezionalmente aerodinamica per l’epoca: in galleria del vento, Punto ha ottenuto un Cx di 0,31, il più basso della sua categoria.

La prima FIAT Punto, la 176: semplice ed economica, ma anche (molto) raffinata

Esteticamente, quindi, Punto dimostrava la sua modernità rispetto alla precedente Uno, ma è dentro e soprattutto sotto la scocca che la nuova FIAT Punto cambia tutto. Le linee guida per il progetto Punto furono infatti quattro: sicurezza, spazio, solidità e modernità. La Uno infatti non brillava per sicurezza attiva o passiva, e la Punto è stata la prima FIAT compatta a puntare su questo aspetto.

La scocca, basata su un pianale tutto nuovo, è stata studiata per essere in grado di assorbire gli urti in maniera ottimale. In più, il volante e il piantone sono collassabili, le portiere hanno una traversa anti-intrusione in caso di urti laterali e anche i sedili hanno una traversa di ritenuta in caso di incidente. Al lancio, nel 1993, è l’auto più sicura della sua categoria. Ma non è solo la sicurezza ad essere curata in fase di progettazione. Gli interni sono spaziosi, con spazio generoso per 4 persone e la possibilità di ospitarne 5, un bagagliaio di ben 275 litri e un’abitabilità frontale ottima. La plancia poi è molto particolare. Radio, climatizzatore, bocchette e tutti i comandi sono inclusi nella console centrale verticale, mentre dal quadro strumenti parte una palpebra il plastica che si “tuffa” nella vasca portaoggetti davanti al passeggero.

In più, la plancia “a onda” è realizzata in un pezzo unico, in modo da evitare scricchiolii. All’interno, poi, si possono avere radio, climatizzatore, vetri elettrici, comandi al volante e tettuccio apribile elettricamente: dotazioni da categoria superiore. Ed è da categoria superiore anche l’insonorizzazione. A 120 km/h, dentro FIAT Punto ci sono 74 dB, al livello di un mostro sacro come Volkswagen Golf, che però era più grande e costosa. Ma anche dal punto di vista meccanico FIAT Punto è innovativa e raffinata.

In realtà, al lancio i motori sono ripresi dalla gamma, molto collaudata, di FIAT Uno. Da uno riprende anche la nomenclatura delle varie motorizzazioni, che riprende direttamente la potenza del motore. Alla base di gamma abbiamo la 55, dotata del 1.1 Fire da 55 CV; c’è poi la 60, dotata del 1.2 Fire da 60 CV, e la 75, con il 1.2 dotato di 73 CV. Al top di gamma benzina abbiamo la Punto 90, equipaggiata con un 1.6 aspirato da 88 CV. Ma ci sono anche due diesel, un 1.7 aspirato, il 1,7 D 60 da 60 CV, e il 1.7 TD 70, dotato di turbocompressore e 71 CV. Il cambio era manuale a 5 marce per tutte, con una sola, particolare eccezione, la 55 6 Speed.

Questa versione, dotata del motore meno potente della gamma, aveva un inedito 6 marce manuale. Una scelta, quella dei tecnici FIAT, per rendere la piccola Punto più “sportiva” e appetibile ai giovani, abituati alle moto con tante marce e il motore sempre ad alti giri. Per chi volesse, poi. la 60 era disponibile anche con cambio automatico a variazione continua, la Selecta.

La vera rivoluzione tecnologica era però a livello telaistico. Insieme al telaio stesso, irrigidito rispetto alla vecchia Uno, FIAT Punto sfoggiava una sorprendente soluzione di sospensioni posteriori a ruote indipendenti a bracci tirati. Una soluzione davvero all’avanguardia, vista di solito su auto di categoria superiore (pensate che nel 2021 nella gamma FIAT solo la 500X ha sospensioni posteriori indipendenti!) e che era unica nel segmento delle utilitarie. Questa era una garanzia di stabilità, facilità di guida e di sicurezza in caso di utilizzo a pieno carico.

La FIAT Punto GT, la teppista degli anni ’90 che raccoglie l’eredità della Uno Turbo

Con un telaio e delle sospensioni così sofisticate, non poteva non esistere una versione piccante della FIAT Punto, erede di quella FIAT Uno Turbo che ha fatto innamorare tantissimi appassionati negli anni ’80 e ’90. Gli anni ’90, per FIAT, erano anche un momento florido per la creazione di sportive emozionali. Basti citare l’ultima FIAT dichiaratamente sportiva degli ultimi 30 anni, la mitica FIAT Coupé, lanciata proprio nel 1994. Fin dal lancio, infatti, è disponibile la FIAT Punto GT, la versione pepata della piccola utilitaria. Il motore utilizzato dalla Punto GT era un’evoluzione del 1.4 visto sulla seconda serie di FIAT Uno. Era quindi un 1.4 4 cilindri turbocompresso, capace di 133 CV e 204 Nm, e dotato di cambio manuale a 5 marce.

Come la Uno Turbo originale, anche la FIAT Punto GT non era una sportiva leggera e “leggiadra” come le rivali francesi, Peugeot 205 GTI e Renault 5 GT Turbo in primis. Il telaio, seppur valido, non era dei più sportivi, e lo sterzo era leggero e non troppo comunicativo. Come la Uno originale, però, era arrogante: l’accelerazione 0-100 km/h è coperta in 7,9 secondi, e la velocità massima è di 200 km/h esatti.

La GT, però, non doveva essere la versione di punta di FIAT Punto, come poi è stata alla fine. La GT doveva infatti essere una versione intermedia, una Gran Turismo appunto, a fare da unione tra la Punto normale e la sportivissima Abarth. Questa versione, che doveva essere dotata di un 1.8 da oltre 150 CV, non fu però mai autorizzata. Peccato.

Il successo: 1 milione e mezzo di Punto in poco più di un anno

Il suo mix di praticità, spazio, soluzioni tecniche interessanti e qualità, unite ad un prezzo interessante, resero FIAT Punto l’utilitaria più moderna disponibile sul mercato. Di rivali dirette, poi, non ce n’erano tante come oggi. La Volkswagen Golf III era molto più grande e curata, mentre la Polo era decisamente più piccola; le francesi Peugeot 205 e Citroen AX erano decisamente più piccole e vetuste, mentre non c’era ancora stata l’invasione di giapponesi e coreani, con la sola Nissan Micra a combattere sul suolo europeo. Le quattro rivali principali erano proprio FIAT Punto, Ford Fiesta, Renault Clio e Opel Corsa. Nel 1995, però, in Europa c’era una sola vincitrice: FIAT Punto. In quell’anno infatti la melfitana Punto vinse il prestigiosissimo premio di Auto dell’Anno, battendo proprio la Volkswagen Polo.

E non fu apprezzata solo dalla stampa specializzata, anzi. In Europa, la Punto andava semplicemente a ruba. La Punto 176 era infatti un’auto incredibilmente trasversale. In versione base, era perfetta per i neopatentati e per chi cercasse un’auto senza fronzoli; le versioni più curate e più potenti erano adatte anche ai liberi professionisti, ai giovani in carriera in versione 3 porte e alle famiglie in versione 5 porte; scegliendo la GT, invece, anche i pruriti sportivi venivano soddisfatti.

E le conseguenze si videro subito: il successo di FIAT Punto fu davvero travolgente. Alla fine del 1994, dopo meno di un anno di commercializzazione, vennero prodotte ben 640.000 Punto. Entro un anno e mezzo, le Punto prodotte furono 1 milione e mezzo. La richiesta fu tale che FIAT affiancò alla fabbrica principale di Melfi i siti produttivi di Mirafiori, Termini Imerese e persino quello di Tychy, in Polonia, per riuscire a soddisfare la domanda di Punto in giro per l’Europa.

La sbarazzina Punto Cabrio, gli aggiornamenti, la semplificazione e la fine della 176

Il successo della Punto era semplicemente inarrestabile. Non solo in Italia, ma in tutta Europa la piccola utilitaria italiana era la prima (o al massimo la seconda) scelta se si era in cerca di un’auto pratica, affidabile e versatile. In FIAT allora, spinti da questo successo travolgente, decisero di fare una pazzia, in un 1994 che vide il lancio di altre due auto emozionali, la barchetta e la già citata Coupé.

In un periodo storico in cui ormai le piccole scoperte economiche non erano più tanto di moda, FIAT lanciò un po’ a sorpresa la FIAT Punto Cabrio. Derivata totalmente dalla piccola Punto, la cabrio italiana era stata disegnata da Bertone, che la costruiva anche nei suoi stabilimenti di Grugliasco. Gli uomini Bertone rimossero (ovviamente) i fari posteriori verticali, scegliendo degli inediti fari orizzontali e piuttosto spessi, e ovviamente sostituirono il tetto rigido con una tela integrale. In più, in Bertone riuscirono a irrigidire telaio e parabrezza tanto da poter evitare di montare l’antiestetico roll-bar centrale. Dotata di due motori, il 1.2 da 60 CV e il 1.6 da 90, la Punto Cabrio fu, col senno di po, l’ultima piccola cabrio economica prima della Peugeot 206 CC del 2001. La piccola Cabrio ebbe un più che discreto successo nei Paesi caldi, sulle Coste del Mediterraneo e anche in Inghilterra, terra di inguaribili ottimisti.

Distogliendoci un attimo dal fenomeno Punto Cabrio, nel 1997 ci fu poi il primo e unico restyling della prima serie di FIAT Punto. Sorprendentemente, FIAT decise di semplificare gli allestimenti e abbassare la qualità dei materiali interni, nel tentativo di massimizzare i ricavi sulle versioni più vendute, quelle alla base della gamma. In più, insieme alle normative Euro 2 arrivò anche un nuovo motore, il 1.2 Fire con 16 valvole e 86 CV. Questo motore vispo e moderno andò a sostituire il vecchio 1.6, molto più assetato e tranquillo. Il 1.2 16v sulla 3 porte andò a creare la Punto Sporting, la versione “tiepida” prima della sportiva GT. Arrivarono poi nuove tinte, un nuovo quadro strumenti e nuovi copricerchi.

Questo aggiornamento fu anche l’unico della storia del modello, che si chiuse dopo 6 anni, nel 1999, mentre la Cabrio andò avanti fino al 2001 inoltrato. Il risultato di Punto fu eccellente: in soli 6 anni di vita, la piccola FIAT totalizzò oltre 3,4 milioni di esemplari prodotti. Stroncata dalle nuove normative sulla sicurezza e sulle emissioni, la Punto si era posta come utilitaria da battere all’entrata del terzo milliennio, lasciando il testimone alla nuova generazione.

La seconda serie, l’immortale 188: nasce moderna e compatta, ma durerà oltre 10 anni

E questa nuova seconda generazione di FIAT Punto nacque appunto nel 1999, interrompendo la tradizione FIAT che vuole la vecchia utilitaria affiancare la nuova, rinnovata sostituta. La nuova FIAT Punto, codice di progetto 188, è stata un’auto molto importante per la Casa. La sua importanza risiede anche nell’essere l’auto del Centenario di FIAT. Il 1999 corrispose infatti ai 100 anni della Casa torinese, fondata a Torino nell’estate del 1899. Per questo, al lancio della nuova Punto il Presidente FIAT Gianni Agnelli, la battezzò così. “La Punto non è nata in tre anni ma è la sintesi di un secolo di lavoro”.

Una investitura pesante, per un’auto che portava un’eredità altrettanto pesante. La FIAT Punto di seconda generazione era infatti chiamata a bissare i successi della 176, e lo fece puntando su un’estetica che si dimostra un’evoluzione dei concetti utilizzati sulla prima Punto. Le linee morbide e sinuose diventano leggermente più taglienti e moderne. Sul frontale, rimane la mascherina carenata e fanno il loro debutto dei fari lenticolari, una tecnologia molto innovativa per il segmento. In generale, però, la nuova Punto era quasi 10 cm più lunga, 4 cm più larga e 3 cm più alta della precedente. Più grande quindi, ma un po’ meno spaziosa a causa delle dotazioni di sicurezza in caso di incidente maggiorate. Il bagagliaio, ad esempio, misura 264 litri, 11 in meno della Punto 176.

Esteticamente, poi, il posteriore ha di nuovo i fari verticali, segno distintivo di ogni Punto, ma l’estetica è da terzo millennio, più matura e dinamica. All‘interno, invece, i materiali sono così così, come lasciano perplessi le linee, più moderne ma dall’aspetto più cheap. Come successo anche per altri modelli del Gruppo FIAT come la Lancia Delta (di cui vi parleremo presto) infatti, anche la nuova Punto aveva scelto una delle due anime del modello precedente, come dimostrato anche dalla semplificazione della prima serie. L’anima pragmatica ha prevalso su quella innovativa e all’avanguardia. Una Punto meno sofisticata, meno ricercata, più economica ed affidabile.

Ad avvalorare ancora questa tesi, il nuovo pianale, chiamato (con grande fantasia) Pianale B, rinuncia alle sospensioni posteriori indipendenti, scegliendo un più classico ponte torcente a ruote interconnesse. Il telaio è più rigido per migliorare la sicurezza in caso di incidente, ma questa rigidezza non lo rende più piacevole da guidare. Si perde anche quella cura per l’insonorizzazione, ora comunque nella media del segmento, ma c’è comunque spazio per una grande novità: il servosterzo elettrico. Questo sistema, chiamato da FIAT DualDrive, permette di avere appunto uno sterzo servoassistito elettronicamente, che fa totalmente a meno di un sistema pneumatico.

Il sistema DualDrive inoltre permette anche al guidatore di inserire una seconda modalità di servoassistenza, la modalità City, con un tasto sulla plancia. Questa possibilità permette di alleggerire lo sterzo per rendere la guida in città e la manovrabilità in parcheggio estremamente semplici. Ed è proprio semplicità la parola d’ordine della nuova FIAT Punto, anche a livello di guida. Facilissima da guidare, da manovrare e da parcheggiare, la Punto nonostante la semplificazione è sempre la scelta perfetta per i neopatentati e per chi chiede essenzialità alla propria vettura.

La FIAT Punto 188 ha avuto però un grandissimo asso nella manica, ovvero la presenza di motori diesel moderni, vivaci e parchi per tutta la sua carriera. È stata infatti la prima utilitaria ad avere un motore turbodiesel di grande cilindrata e potenza, il mitico 1.9 JTD da 80 CV. Disponibile anche nella lentissima (e poco affidabile) versione aspirata, il JTD era capace di dare a Punto ottime prestazioni e consumi irrisori. Il resto della gamma motori era invece incentrata sul 1.2 Fire. Disponibile con 8 valvole e 60 CV o con 16 valvole e 80 CV, il 1.2 era la spina dorsale dell’offerta Punto.

E la versione sportiva? Anche in questo caso, FIAT Punto offriva un allestimento e un motore sportivi, chiamato HGT. Rispetto alla mitica Punto GT e alla leggendaria Uno Turbo, il successo della Punto HGT fu molto più limitato. I motivi? Esteticamente, le caratterizzazioni sportive erano davvero troppo poche, e condivise con la più lenta ed economica Sporting. In più, in FIAT decisero di rinunciare al turbo. Dopo le turbate Uno Turbo e Punto GT, la nuova Punto veloce aveva sotto il cofano un 1.8 aspirato con fasatura variabile, preso direttamente da barchetta e Coupé.

Con 133 CV, la potenza era buona, ma non più arrogante e cattiva come le vecchie Punto GT. Con un motore così sofisticato e a cui piace girare in alto, il telaio tranquillo e lo sterzo vago erano poco a fuoco. Perdendo la personalità del 1.4 Turbo, la Punto HGT non era nè potente e arrogante come le vecchie sportive FIAT, nè agile e affilata come le rivali francesi o giapponesi.

La seconda vita della 188: da Punto a Punto Classic, collaudata ed essenziale

Nonostante le scelte meno raffinate e l’estetica meno apprezzata dai clienti dell’epoca, la nuova FIAT Punto conquistò tantissimi clienti grazie alla sua facilità, spaziosità e essenzialità. Nonostante questo, però, la Punto 188 (prodotta nuovamente nello stabilimento di Melfi) è stata la prima utilitaria FIAT a non vincere il premio di Auto dell’Anno, che per il 2000 andò alla inedita rivale Toyota, la Yaris.

E fu proprio il Piccolo Genio, con le sue incredibili doti di abitabilità, affidabilità e modernità che diedero gran filo da torcere alla Punto. Dopo qualche anno sempre nella Top5 Europea, le vendite cominciarono a calare, a favore delle più giovani e accattivanti rivali. Così, FIAT introdusse nel 2003 un restyling molto importante, noto oggi come “Fanalona”. Il frontale, mai digerito dalla clientela, venne ingentilito con l’introduzione di fari più grandi e una mascherina in plastica tra i due proiettori. Visto che la vera presa d’aria era posta nel paraurti, quella mascherina era totalmente finta, come quella della coeva Ypsilon. Questa modifica, però, normalizzò e rese più amichevole il frontale.

FIAT Punto 188 restyling posteriore

Dietro, invece, ci furono poche modifiche. Insieme al nuovo logo tondo con sfondo blu, arrivarono per la versione 3 porte dei fari più sportivi, con una componente aggiuntiva che “sfociava” sul portellone posteriore per distinguere meglio le due anime di Punto. All’interno, FIAT migliorò i materiali, introducendo anche la plancia bicolore chiara per le versioni più accessoriate. Le più grandi novità però arrivarono a livello meccanico. Arrivò infatti nella gamma Punto il nuovo 1.4 Fire da 95 CV, un motore che vedremo poi con 100 CV su Panda 100HP e 500. Ma le due grandi novità furono i due motori Multijet. Il primo e più grande turbodiesel era il 1.9 da 100 CV, motore top della gamma Punto a gasolio. Questo motore, infatti, era così prestante e ben riuscito che meritò anche l’arrivo dell’allestimento sportivo HGT, lo stesso della 1.8. Anzi, i ben informati dicevano che andasse più forte la MultiJet…

Ma il vero game changer fu il più piccolo MultiJet lanciato da FIAT, il mitico 1.3. Lanciato con 69 CV, potenza che manterrà sempre sulla Punto 188, questo motore è derivato dal Fire a benzina, una base affidabile, robusta e collaudata. Infatti anche la cilindrata (1248 cm³) fa notare la parentela con il 1242 benzina, e lascia spazio ad una piccola curiosità. Usando le convenzioni tradizionali, che vogliono che fino ai 50cm3 “centrali” si debba indicare la cilindrata per difetto, questo piccolo diesel sarebbe da considerare un 1.2.

Per non fare l’idea di un diesel troppo piccolo, però, in FIAT decisero di “truccare” il suo nome commerciale. Questo 1.3 ha debuttato sulla Punto dove si farà apprezzare da centinaia di migliaia di clienti, fino ad affermarsi su tanti altri modelli FIAT (e non solo) come uno dei piccoli turbodiesel più validi in circolazione. Punto poi fu anche la prima FIAT a portare il nome Natural Power, ovvero la versione a Benzina/metano dell’utilitaria torinese.

Dotata del 1.2 Fire da 60 CV, sotto il pianale di carico ospitava due grosse bombole per il metano. Grazie alla alimentazione bifuel, la Punto Classic Natural Power è stata per molto tempo l’auto nuova con i costi di gestione più bassi del listino. Per quanto riguarda la nostra Punto 188, invece, nel 2005 è diventata l’altra Punto. Proprio nel 2005 infatti ha fatto il suo debutto la nuova, rivoluzionata Grande Punto, che vedremo tra poco. Questa nuova Punto, con la precedente 188, aveva ben poco in comune, molto più grande e decisamente più curata. Viste le dimensioni decisamente più generose, però, la Punto “liscia” rimase in listino ancora per due anni, con una gamma semplificata (dotata solo del 1.2 da 60 CV e del 1.3 Multijet) e allestimenti più essenziali. A sorpresa però, nel 2007, FIAT si accorse del nuovo successo che stava ottenendo la vecchia Punto.

Rivolgendosi ad un target totalmente diverso dalla nuova Grande Punto, con un’offerta molto più semplice ed essenziale, la vecchia 188 aveva trovato una nuova popolarità grazie al suo prezzo stracciato. Il listino, infatti, partiva da poco meno di 10.000 euro. Chi cercava un’auto nuova senza fronzoli, da usare senza grandi complimenti, trovava nella Punto “normale” una bella alleata. Fu così che FIAT allora decise di prolungare la vita della 188, lanciando la Punto Classic. Dal 2007 al 2011, la Punto Classic fu la FIAT più economica sul mercato insieme alla piccola Panda, che aveva un listino sovrapponibile ma dimensioni decisamente più contenute.

Nel 2011, dopo aver ricevuto un ultimo aggiornamento due anni prima che rese ancora più essenziali gli allestimenti, cessò la produzione della FIAT Punto 188, ben 6 anni dopo il debutto della nuova generazione. In oltre 12 anni di produzione, FIAT costruì circa 2.9 milioni di Punto di seconda generazione. Un buon numero, certo, ma sotto di quasi mezzo milione di unità rispetto alla Punto originale, che va detto ottenne quei risultati in esattamente la metà degli anni.

Alle Punto “italiane” prodotte a Melfi vanno poi aggiunte circa 150.000 Punto prodotte negli stabilimenti di Mirafiori, Termini Imerese e soprattutto in quelli serbi di Kragujevac, dove la Casa serba Zastava costruì in addizione per i Paesi slavi dal 2005 al 2009 la Zastava 10.

Identica in tutto e per tutto alla Fiat Punto restyling, se non per i loghi Zastava esterni e interni, è stata sostituita nel 2009 a seguito della chiusura del marchio Zastava dalla FIAT Punto Classic. È poi stata venduta in Serbia ancora fino al 2013, consentendo così al modello 188 di arrivare a 3.1 milioni di esemplari totali.

La terza serie diventa Grande: FIAT Grande Punto, la maturità della piccola italiana

Come accennato prima, FIAT capí presto che le nuove utilitarie erano sempre più curate e complete. Toyota Yaris in primis ma anche le nuove coreane di Hyundai e Kia, le agguerrite francesi come Peugeot 207 e Citroen C3, e il trittico Volkswagen Polo/SEAT Ibiza/Skoda Fabia: tutte queste auto, paradossalmente, ripresero il concetto di “tecnologie da grande in corpo piccolo” portato al debutto dalla prima Punto, ma abbandonato da FIAT con la seconda serie perchè ritenuto “poco redditizio“. Per questo, all’inizio del 2003, la Casa torinese si accordò con General Motors per la creazione di una nuova piattaforma di piccole dimensioni. La nuova base meccanica, la FGA Small, doveva essere più sofisticata, sicura e rigida del vecchio Pianale B, con un occhio di riguardo per la guidabilità.

FIAT così lavorò a stretto contatto con General Motors, e in particolare con Opel, che diede una grande mano a FIAT a non cadere di nuovo nel tranello della riduzione dei costi. Il risultato finale è stato la piattaforma che ha dato i natali alla nuova Opel Corsa ma, soprattutto, alla rinnovata FIAT Grande Punto. Un nome audace, di rottura, che fa capire subito le nuove ambizioni della utilitaria torinese. Grande infatti si riferisce alle dimensioni. Dai 3.84 metri della vecchia Punto, la Grande Punto sale di quasi 20 cm, arrivando a 4,03 metri. È la prima Segmento B a sforare il muro psicologico dei 4 metri, ma abbattè anche altri muri. Lo spazio interno infatti era paragonabile a quello della coeva Stilo, e maggiore della vecchia compatta FIAT, la Bravo.

Grande però si riferiva anche alla qualità e alla raffinatezza di alcune soluzioni. All’interno, infatti, la cura nei dettagli era molto migliorata, con una plancia moderna e completa e dotazioni opzionali di rilievo come i sedili elettrici e riscaldabili, il tetto apribile elettrico, comandi al volante e navigatore. La grandissima novità è però estetica. La tozza e poco accattivante Punto disegnata dal Centro Stile FIAT saluta, lasciando spazio ad una Punto sportiva, moderna, affilata. Il merito di queste linee è di nuovo di Giorgetto Giugiaro, che ha riportato lo stile italiano abbinato al nome Punto. Il frontale, lungo e appuntito, ha due fari molto grandi e una mascherina sdoppiata che ricorda i prodotti Maserati. Lateralmente, Grande Punto è bassa e slanciata, mentre il posteriore largo e basso da una bella dinamicità all’automobile.

Dal punto di vista meccanico, viene confermato il servosterzo elettrico che però ha subito enormi miglioramenti dopo le critiche e la scarsa affidabilità di quello della Punto 188. Sebbene la nuova Grande Punto (Codice di progetto 199) non abbia nuovamente le sospensioni indipendenti al posteriore, in FIAT hanno dedicato molte energie nello studio di telaio e assetto. Piuttosto rigida sulle buche, infatti, FIAT Grande Punto è molto piacevole da guidare, divertente e agile ma anche piuttosto comoda e rilassante nei lunghi viaggi. Il grande bagagliaio da 275 litri, del resto, la rende adatta anche alle vacanze. Grazie a questa guidabilità così curata, Grande Punto ritorna ad attirare i giovani e le famiglie. Dopo aver concentrato tutte le sue energie sulla praticità e sull’essenzialità, Grande Punto torna alle origini offrendo due anime distinte: quella dinamica e disinvolta e quella essenziale e pragmatica.

Gli allestimenti disponibili possono infatti disegnare due Grande Punto totalmente diverse. Se l’estetica è sempre ispirata e piacevole, sia a 3 che a 5 porte, negli allestimenti base Grande Punto è rassicurante, essenziale e adatta ai maltrattamenti cittadini. Scegliendo un allestimento Sport o Emotion, i top di gamma, invece, la Grande Punto diventa molto più interessante, ispirata e quasi sportiva. Del resto, anche la gamma motori sposa questa doppia anima.

Non manca infatti il 1.2 Fire da 65 CV, un 1.4 da 77 CV e il frugale 1.3 Multijet da 75 CV. Per risparmiare il più possibile, poi, non manca la versione 1.2 Natural Power a benzina/metano. Per chi vuole qualcosa in più, però, c’è il 1.4 aspirato da 95 CV, e la versione “pompata” del 1.3 MultiJet da 90 CV, o i motori turbo più potenti. Dal 1.4 T-Jet da 120 CV al 1.9 MultiJet da 120 o ben 130 CV, Grande Punto è in grado di soddisfare anche i pruriti sportivi.

La Abarth Grande Punto, il ritorno in grande stile dello Scorpione

Nel 2007, però, arriva la prima, vera Punto ad alte prestazioni: Abarth Grande Punto. Nel processo di rilancio del brand dello Scorpione, infatti, prima della diffusissima 500 è proprio Grande Punto la prima Abarth moderna. Dotata di cerchi più grandi, freni più potenti, interni sportivi (con sedili Sabelt a richiesta davvero accattivanti), la Abarth Grande Punto sorprende soprattutto sotto al cofano.

Il motore è il 1.4 T-Jet delle normali Grande Punto, ma qui eroga 155 CV e ha un carattere molto più sportivo e scorbutico. Nonostante non sia una ballerina, infatti, il peso contenuto e l’ottimo telaio rendono la nuova Abarth agile, divertente e molto, molto veloce. L’accelerazione 0-100 km/h è coperta in 7.8 secondi, e la velocità massima è di 215 km/h. Prestazioni da vera compatta sportiva, che però possono anche aumentare con qualche piccolo ritocco.

FIAT infatti decise di riesumare una caratteristica unica del marchio Abarth, ovvero i Kit di preparazione “artigianali” in casse di legno. Recandosi in concessionaria FIAT, infatti, era possibile acquistare i Kit di elaborazione originali Abarth, che venivano consegnati al cliente e montati poi in concessionaria proprio in casse di legno vintage. Per la Grande Punto c’erano due possibilità. Il primo è il kit Assetto, che aggiungeva freni a disco più grandi, forati e ventilati, cerchi in lega da 18 e molle ribassate.

Il secondo e più desiderato è il Kit Esseesse, un rimando alle Abarth Esseesse degli anni ’60 e ’70. Il kit comprendeva cerchi in lega bianchi da 18″, gomme più performanti, molle specifiche, freni maggiorati, filtro dell’aria sportivo, scarico sportivo, loghi e dettagli specifici ma, soprattutto, più potenza. Il 1.4 infatti veniva portato da 155 a ben 180 CV, con uno 0-100 abbassato a 7.7 secondi ma una guidabilità e una cattiveria decisamente maggiorate.

I due restyling di Grande Punto: FIAT Punto Evo e poi, semplicemente, Punto

FIAT Grande Punto ottiene un enorme successo di vendite e di riconoscimenti in tutti i Paesi in cui è venduta. Nel Regno Unito, ad esempio, nel primo anno di vendita ha ottenuto un incredibile incremento del 68% rispetto al modello precedente. In Australia e Nuova Zelanda Grande Punto è stata la prima FIAT venduta ufficialmente in quasi 20 anni, e raggiunse un ottimo risultato di vendite. Infine, in Europa è stata stabilmente l’auto più venduta del Continente per diversi mesi del 2006. Vinse anche il premio di Compasso d’Oro, insignito alla vettura più bella uscita durante l’anno.

Nel corso degli anni non sono mancati gli aggiornamenti. Nel 2008 i vetusti 1.9 MultiJet vennero accantonati per accogliere il nuovo 1.6 MultiJet da 120 CV, più parco, dotato di più coppia e rispettoso delle nuove normative Euro5. Arriva poi l’ESP di serie nel 2008, insieme ai loghi FIAT rossi rinnovati. Per FIAT Grande Punto non è però tutto rosa e fiori. La più grande critica mossa alla compatta italiana è infatti la qualità degli interni. Rivestiti in materiali non esattamente morbidi e capace di generare parecchi scricchiolii, la plancia di Grande Punto è forse l’unica pecca di un’auto altresì ottima.

Per cercare di migliorare questa criticità, FIAT nel 2009 presentò un restyling di metà carriera. Gli interni vennero notevolmente migliorati, sfruttando rivestimenti in nero lucido, plastiche più morbide al tatto e un disegno di radio e plancia più moderno e raffinato. In FIAT, però, decisero di cambiare anche quello che non era da toccare: l’estetica. Il restyling fu talmente profondo che la Casa di Corso Agnelli cambiò persino il nome della sua utilitaria. Nacque così la FIAT Punto Evo: il frontale e il posteriore vennero rivoluzionati, e dotati di una finitura molto pronunciata in plastica grezza. Anche i fari anteriori e posteriori vennero ridisegnati, e resi più moderni. In più, i motori diventarono tutti Euro 5. Il 1.2 arrivò così a 69 CV, il 1.3 MultiJet a 75 e 95 CV, mentre venne confermato il 1.6 MultiJet e la variante a Natural Power, insieme alla EasyPower a GPL.

I vecchi 1.4 T-Jet invece vennero sostituiti dai nuovi 1.4 MultiAir. Questo nuovo motore, privo di valvola meccanica a farfalla, era disponibile in versione aspirata con 105 CV o Turbo, da 135 CV. Il nuovo MultiAir si rivelò più parco e regolare dei vecchi T-Jet, ma anche più delicato. Anche la Abarth ricevette la cura MultiAir, arrivando a 165 CV. Nonostante tutti i miglioramenti tecnici, però, il pubblico non apprezzò affatto le modifiche alla linea fatte dal Centro Stile FIAT.

Sorprendentemente, infatti, la vecchia Grande Punto, mantenuta in listino con le motorizzazioni più modeste fino al 2012, veniva ancora preferita a livello estetico da migliaia di clienti ogni anno. Cosi, in FIAT decisero dopo meno di 3 anni dal debutto della Punto Evo di lanciare un terzo restyling, che riportò anche il classico nome Punto. La “nuova” FIAT Punto nei primi mesi di produzione era una specie di Frankenstein. Le versioni base, infatti, mantenevano gli interni della vecchia Grande Punto. Le versioni più accessoriate, invece, ripresero quelli modificati e migliorati della Punto Evo. Un paradosso che però non toccò l’estetica, comune a tutte le nuove Punto “2012”, come sono oggi chiamate. Sparirono infatti i brutti paraurti in plastica, per riabbracciare dei più classici paraurti verniciati. Nonostante le modifiche, l’estetica della prima Grande Punto rimane comunque più gradevole, ma questa nuova Punto riportò l’apprezzamento del pubblico verso il modello nuovo.

C’è poi un’altra, piccola curiosità. Se davanti il paraurti è stato completamente ridisegnato, dietro è evidentissimo come si tratti del paraurti della Punto Evo a cui è stato solo verniciato il listello in plastica. Un dettaglio che non si nota subito, ma che una volta visto non potrete più non vedere… Tornando seri, a livello tecnico le motorizzazioni rimasero pressoché le stesse della Punto Evo. La novità di rilievo era però l‘adozione del piccolissimo 875 cm3 due cilindri turbo TwinAir. Questo motore, nato per le piccole Panda e 500, su Punto era disponibile con 85 o ben 105 CV, regalando nonostante la piccolissima cilindrata e due soli cilindri un gran bel brio.

Alla guida, però, si era perso qualcosa. Già con la FIAT Punto Evo, infatti, la Casa del Lingotto decise di “ingentilire” l’handling della Grande Punto. Le sospensioni divennero più morbide, lo sterzo meno pronto, e sebbene il telaio fosse sempre quello, con il passaggio da Grande Punto a Punto Evo l’anima dell’auto era cambiata, passando da dinamica e sportiva a comoda e rilassata. La nuova Punto, poverina, rimase schiacciata tra queste due anime, restando più morbida e filtrata nelle versioni base, mentre migliorava leggermente la situazione nelle versioni più potenti e accessoriate.

Gli ultimi anni di FIAT Punto: nessun aggiornamento e risparmi sulla produzione

E con questa confusione, FIAT Punto si avvicinava sempre di più alla fine. Qualche mese dopo il lancio, FIAT decise saggiamente di uniformare le plance della gamma, scegliendo definitivamente quella che fu della Punto Evo. Dopo un 2012 è un 2013 molto convincenti, però, avvicinandosi al decimo compleanno del modello la Punto perdeva sempre più terreno rispetto alle sempre più tecnologiche, curate e complete rivali. Progressivamente, scomparvero tutti i motori più prestanti, dai MultiAir al 1.6 MultiJet, passando per i piccoli TwinAir.

Rimasta con gli allestimenti più essenziali e senza i motori più potenti, anche gli assemblaggi subirono un netto calo. Superati i 10 anni di vita del modello, fu evidente lo stato di negligenza del progetto da parte di FIAT. Eclatante in questo senso era la scelta da parte della Casa torinese di montare, sulle versioni meno accessoriate, i vecchi fari posteriori a “quadratoni” della Grande Punto. Un modo per liberarsi dei fondi di magazzino, ma anche un chiaro segno di accanimento nei confronti di un modello ormai tanto, troppo stanco. Nonostante questo, però, Punto vendeva ancora bene in Italia. I motivi? Il prezzo “reale” davvero basso, intorno ai 7/8000 euro di partenza, e l’affezione verso un modello ormai storico per la Casa e per il Paese.

La fine della storia 25 anni dopo: nel 2018, viene prodotta l’ultima FIAT Punto

Dopo il 2015, tutti gli aggiornamenti vennero fermati. Ci furono ogni tanto nuovi allestimenti estetici o interni, ma niente che potesse fare ridestare l’interesse del pubblico, soprattutto quello europeo. La pietra tombale sul progetto Punto arrivò però nel dicembre del 2017, con il famoso crash test dell’ente europeo indipendente EuroNCAP.

Negli ultimi anni, infatti, per ottenere un buon punteggio non era importante solo il comportamento dell’auto in caso di impatto, ma anche la presenza e la taratura di sistemi di sicurezza attiva. Priva di qualsivoglia sistema, la piccola Punto si dimostrò anche leggermente deficitaria nella protezione dei passeggeri posteriori. Morale della favola? FIAT Punto totalizzò un incredibile punteggio di 0 stelle su 5. Il più basso mai registrato dalla EuroNCAP negli ultimi 10 anni.

Fu quello il proverbiale bacio della morte per la piccola Punto. Ormai sul viale del tramonto, l‘ultima FIAT Punto venne prodotta il 7 agosto 2018 nello storico stabilimento di Melfi, che ferma il conto a 5.005.287 esemplari. In totale, il trittico Grande Punto/Punto Evo/Punto “2012” pesa poco meno di 2 milioni di esemplari in 13 anni di carriera, mentre la storia Punto si chiuse dopo 25 anni e quasi 9 milioni di esemplari complessivi.

Il futuro parla ancora di una Segmento B: si chiamerà (forse) Punto, e sarà (anche) un SUV. Magari elettrica?

Ma se vi abbiamo raccontato la storia di FIAT Punto è perché sembra che all’orizzonte ci sia un clamoroso ritorno. Con l’entrata nel gruppo Stellantis, anche FIAT avrà accesso ad un numero di piattaforme, di tecnologie e di possibilità enormi. In questo caso, l’opportunità si chiama piattaforma CMP.

Il pianale modulare realizzato dall’ex Gruppo PSA può dare la possibilità a FIAT di realizzare finalmente una nuova auto su una base moderna e sicura, con facile accesso ad una serie di tecnologie tra cui l’elettrificazione. Tra le voci di cui si parla, infatti, si vocifera di un modello FIAT di segmento B, proprio come la Punto, con motorizzazioni termiche, ibride ed anche 100% elettriche. Anzi: le ultime notizie parlano addirittura di un doppio modello “Punto”, una compatta e un SUV. La data ipotizzata per questo clamoroso ritorno? Si parla del 2023, in tempo per i 30 anni del modello. Curioso, vero?

Al momento è ancora molto presto per trarre conclusioni affrettate. Pensate che non è neanche sicuro che il progetto esista, né tantomeno che il modello o i modelli risultanti si possano chiamare Punto. Di certo, però, dopo una storia così di successo come quella di FIAT Punto c’è davvero la possibilità di sfruttare questa eredita al meglio, e fare qualcosa di buono. Le tecnologie, le conoscenze, il nome e il pubblico ci sono. Sarà davvero questo il futuro di FIAT Punto? Il lancio di un nuovo modello o di una inedita Punto SUV, o addirittura entrambe le cose?

Per ora dobbiamo ancora tenerci il dubbio. La certezza infatti arriverà solo ed esclusivamente alla presentazione del piano industriale del Gruppo Stellantis, previsto tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022. In quel momento vedremo i piani di Stellantis, e se nel futuro di FIAT c’è, nuovamente, la mitica Punto. E voi? Cosa ne pensate? Comprereste una nuova, rinnovata Punto? Avete mai avuto una delle tre serie di FIAT Punto? Quale, e per quanto? Fateci sapere le vostre esperienze al volante dell’utilitaria più diffusa d’Italia qui sotto nei commenti. È il vostro momento. Fateci anche sapere di quale auto vorreste vedere prossimamente la storia: siamo tutti orecchie.

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Giulio Verdiraimo

Ho 22 anni, studio Ingegneria e sono malato di auto. Di ogni tipo, forma, dimensione. Basta che abbia quattro ruote e riesce ad emozionarmi, meglio se analogiche! Al contempo, amo molto la tecnologia, la musica rock e i viaggi, soprattutto culinari!

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