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Gli occhi di Tammy Faye: com’è il film con Jessica Chastain

Non si esce vivi dagli anni ’80. Così cantavano gli Afterhours, una frase che funziona ancora, una frase che rammenta quanto quel periodo risplenda tuttora non solo attraverso la musica, ma anche attraverso le immagini e il cinema. Una strofa che vale oggi più che mai, soprattutto quando ci si trova davanti un’opera visiva che di quella realtà, di quella temporalità ne è sia testimone che riflesso.

Gli Occhi di Tammy Faye racconta la storia di una donna, figlia degli anni Ottanta, Tammy Faye, e ci porta in una viaggio temporale che segue l’ascesa, la caduta e la redenzione della telepredicatrice Tammy Faye Bakker. Negli anni Settanta e Ottanta, Tammy Faye e suo marito Jim Bakker, entrambi di umili origini, riuscirono a creare il più grande network televisivo religioso al mondo e un parco a tema. Celebre per il suo messaggio di amore e accettazione, Tammy Faye divenne inseparabile dalle sue ciglia finte, dalla sua stravagante voce da cantante e dal suo desiderio di raggiungere persone di tutte le estrazioni sociali. Tuttavia, non passò molto tempo prima che irregolarità finanziarie, rivali truffaldini e scandali demolirono l’impero che i due avevano faticato a costruire.

Gli Occhi di Tammy Faye, diretto da Michael Showalter e scritto da Abe Sylvia, è interpretato da Jessica Chastain, Andrew Garfield, Cherry Jones, Gabriel Olds, Fredric Lehne, Mark Wystrach, Sam Jaeger, Chandler Head e Vincent D’Onofrio. 

Gli occhi di Tammy Faye: il film con Jessica Chastain

Gli occhi di Tammy Faye

Più di trent’anni fa sembrava che praticamente chiunque avesse un’opinione su Tammy Faye Bakker, quando in realtà nessuno conosceva davvero la donna che si celava dietro al personaggio televisivo. Quello che Gli Occhi di Tammy Faye ha cercato di fare è di andare oltre lo scandalo, oltre chiacchiericcio, il gossip per mostrare davvero chi era questa donna, quali erano i suoi pensieri, i suoi desideri, le sue aspirazioni. Una donna immediatamente riconoscibile grazie al suo iconico make-up e alla sua personalità eccentrica, ma che era dotata di un senso di integrità e di una fede sincera, e che si rese conto che la misoginia e la cultura del gossip avevano giocato un ruolo significativo nella sua umiliazione pubblica.

Tammy Faye era un’esplosione di colori, in un’era piena di uomini arcigni e bigotti che indossavano completi scuri. Non somigliava a nessun altro telepredicatore dell’epoca: le sue parrucche stravaganti e il suo make-up luccicante divennero il suo biglietto da visita tanto quanto la sua compassione e la sua dedizione nell’amare e accettare il prossimo. “Tammy Faye era completamente diversa dalla caricatura creata dai media”, ha affermato la protagonista Jessica Chastain, anche produttrice del film.

“Predicava l’accettazione e la compassione e credeva realmente in queste doti. Quando tutti voltarono le spalle alle persone colpite dall’HIV e dell’AIDS, invitò un pastore gay molto famoso malato di AIDS nel suo programma. Conduceva i programmi del network Praise The Lord per tutta la durata delle sue giornate e, oltre a questo, scrisse quattro libri e incise 24 album. Non fu mai pagata per nessuno di questi lavori: tutto il denaro che guadagnava veniva devoluto alla sua Chiesa”.

L’ascesa, la caduta e la redenzione della telepredicatrice Tammy Faye Bakker

Gli occhi di Tammy Faye

Jessica Chastain, per prepararsi la ruolo, ha studiato Tammy Faye Bakker per sette anni, visionando ore e ore di riprese e arrivando a memorizzare la sua gestualità e le sue inflessioni vocali, una dedizione e un perfezionismo che si evincono perfettamente osservando le scene. Chastain si dona anima e corpo nell’interpretazione di Tammy Faye Bakker: la sua vita si dipana in maniera lineare, dal suo fascino infantile per la religione al corteggiamento con un giovane Jim; pone l’accento sulla sua forza d’animo e sulla sua intemperanza – molto significativo il momento in cui “osa” sedersi a un tavolo di soli uomini che parlano di lavoro e consigliano al marito come condurre al meglio la sua carriera in crescita – attraverso un ritratto immersivo che è la forza del film.

Quel che manca però è un po’ di profondità e complessità all’interno della narrazione: la sceneggiatura ha solo un personaggio che dice esattamente ciò che deve, solo per far procedere la storia. Gli altri personaggi compaiono ma non sono personaggi, sono dispositivi monodimensionali. Ciò rende inevitabilmente Gli occhi di Tammy Faye una storia ancorata ad un personaggio avvincente, profondo, ben recitato e credibile, circondato da personaggi superficiali.

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