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God of War – Recensione in 5 parole

Togliamoci subito il pensiero: il nuovo God of War è un must-buy assoluto. Profondo, appassionante e rifinito in ogni dettaglio, il capolavoro di Santa Monica Studio è davvero un'opera mastodontica, costruita mattone dopo mattone con un'attenzione ed una meticolosità davvero impressionanti.

Il ritorno di Kratos si trasforma così in un evento imperdibile per i nostalgici ma è anche l'occasione perfetta per conoscere questo indomito spartano, il che rende il titolo assolutamente appetibile anche per i neofiti della saga.

Volete saperne di più? Provo a raccontarvi l'ultima fatica dello studio californiano con le consuete cinque parole.

Asi

Il nuovo God of War spazza via l'Olimpo per fare spazio agli Asi, gli dei scandinavi capitanati da Odino. Un cambiamento che non solo porta una vera ventata di freschezza ma che permette al giocatore di conoscere a fondo la mitologia norrena, andando ben oltre quelle nozioni apprese tra i banchi di scuola o leggendo i fumetti dedicati al sempre amato Thor.

Tranquilli, non vi sembrerà di essere di fronte a qualche noioso libro. I ragazzi di Santa Monica Studio sono infatti riusciti a mescolare e bilanciare abilmente narrazione e cultura, il che ci permette di goderci a pieno le vicende del caro Kratos.

Il nostro spartano preferito però non sarà solo. Ad accompagnarlo infatti troviamo il giovanissimo Atreus. La nostra avventura – che avrà come obiettivo la cima più alta dei regni norreni – si trasformerà così in un viaggio padre-figlio destinato a gettare nuova luce su Kratos, un Kratos invecchiato, molto burbero ma assolutamente pronto a tutto per proteggere e crescere Atreus.

Thor

Il God of War del 2018 punta molto sulla narrazione e sulla profondità dei suoi due protagonisti, ma non tralascia un aspetto chiave della serie: Kratos picchia ancora come un fabbro. Non mancano quindi quelle battaglie violente e caotiche che caratterizzano la serie sin dagli esordi, battaglie che ci permettono di affrontare valanghe di nemici differenti, inclusi alcuni mostri davvero enormi.

Ad aiutare il nostro eroe in questa impresa ci pensa il Leviatano, una grossa ascia che vi ricorderà – almeno in parte – il martello di Thor. Proprio come il famoso Mjöllnir, quest'arma è stata forgiata dai nani ed è in grado di tornare nelle vostre mani anche se lanciata a grande distanza. Il Leviatano sarà quindi un compagno indispensabile durante il vostro viaggio, ma non l'unico.

Un ruolo importante infatti lo svolge anche il giovane Atreus. Il figlio di Kratos non somiglia però al padre. Per lui niente sventramenti brutali e niente sollevamento pesi. Il vostro piccolo alleato infatti è un arciere provetto, capace di supportarvi dalla distanza durante le numerosissime battaglie ma anche di darvi una mano nelle sezioni squisitamente platform.

Ymir

Nato al principio del tempo, Ymir fu il primo degli esseri. Secondo la mitologia norrena, il suo sudore generò la razza dei giganti, sotto il suo braccio nacquerò un uomo e una donna mentre dalla sue gambe si originò un figlio con sei teste.

Ymir, che era essere molto saggio ma anche molto malvagio, fu ucciso dai figli di Borr, ossia Odino, Víli e Vé, che usarono poi il suo corpo per creare il mondo degli uomini. Il cadavere di Ymir diede origine a laghi, fiumi, montagne e alberi, ma anche alla glorosa razza dei nani.

Da Ymir quindi discendono – a modo loro – anche Brok e Sindri, i fabbri che vi permetteranno di creare e potenziare la vostra armatura, ma anche di migliorare le prestazioni del Leviatano e di scoprire le funzioni di talismani ed incantensimi.

Trovarli per fortuna sarà facilissimo. I due simpatici nani infatti compaiono praticamente in qualsiasi luogo e con le scuse più disparata, il che vi darà la possibilità di migliorare il vostro equipaggiamento con una certa frequenza. Naturalmente Brok e Sindri non vi aiuteranno solo perché siete grossi e minacciosi. Prima di avvicinarvi alla loro umile bancarella dovrete accertarvi di avere denari a sufficienza o almeno qualcosa da rivendere.

Ovviamente il risultato dei vari scontri non dipenderà solo dall'equipaggiamento in vostro possesso ma anche da una serie di abilità che sbloccherete con il procedere della storia e che riguardano l'ascia e lo scudo di Kratos e l'arco di Atreus, a cui si aggiungerà poi una quarta arma che preferisco non spoilerarvi.

Bifrǫst

Ebbene sì, ci risiamo. Riapriamo il nostro manuale di mitologia norrena per parlare del Bifrǫst. Niente paura, non c'è nulla di complicato. Il Bifrǫst infatti è un ponte, il ponte dell'arcobaleno che unisce la terra alla dimora degli dei.

Lo so, vi starete chiedendo dove voglio arrivare. Ve lo spiego subito: il Bifrǫst – che tradotto significa "via dei colori" – mi è parsa la metafora perfetta per il comparto grafico di questo God of War.

Il titolo di Santa Monica Studio è infatti un'esplosione di colori capace di dare spessore e personalità persino ad una Midgard desolata ed ormai infestata da mostri e non-morti. A lasciarvi senza fiato però non sarà solo il generale colpo d'occhio, ma anche i singoli dettagli. Nulla infatti viene lasciato al caso.

Ad accompagnare il tutto ci pensa poi la colonna sonora, che dona al gioco il giusto livello di epicità, senza però risultare eccessivamente invadente.

Ásgarðr

Ve lo confesso: scrivere questa recensione non è stato facile. Ho cercato di pesare ogni singola frase, ogni singola parola, per riuscire a trasmettervi un entusiasmo che ormai credevo perduto, senza però scivolare nel temutissimo spoiler.

Ciò che posso dirvi – senza correre il rischio di svelare troppo – è che il nuovo God of War è davvero un titolo imperdibile, uno di quelli che si merita un posto nell'Olimpo – anzi, nell'Ásgarðr dei videogiochi.

Insomma, compratelo e giocatelo. Giocatelo per l'originalità della storia, giocatelo per l'incredibile profondità culturale, giocatelo per la sua capacità di mostrare l'uomo dentro il dio, giocatelo per l'enorme dose di divertimento che può offrire il suo gameplay.

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Erika Gherardi

Amante del cinema, drogata di serie TV, geek fino al midollo e videogiocatrice nell'anima. Inspiegabilmente laureata in Scienze e tecniche psicologiche e studentessa alla magistrale di Psicologia Clinica, dello Sviluppo e Neuropsicologia.
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