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Il Viminale fa chiarezza sul green pass: “I titolari delle attività possono chiedere anche i documenti”

A poche ore dalle parole della ministra Lamorgese, arrivano le dichiarazioni del Garante della privacy e la circolare del Ministero dell’Interno

Green pass e controlli: una questione controversa da subito. Da quando, cioè, lo scorso 6 agosto il passaporto vaccinale è diventato obbligatorio per accedere a svariati luoghi ed eventi.

Sono scontenti diversi cittadini che si sentono violati nella privacy se un esercente chiede di esibire green pass per i controlli di rito, e soprattutto un documento d’identità. Altrettanto contrariati gli stessi titolari di esercizi, obbligati a rivestire un ruolo non di loro competenza.

E mentre i green pass continuano a essere scaricati in gran numero, lunedì 9 agosto ecco le parole della ministra dell’interno Luciana Lamorgese. Che, a dirla tutta, hanno complicato le cose.

Nella giornata di ieri sono però arrivate, a breve giro, prima la dichiarazione del Garante della privacy e poi la tanto attesa circolare del Ministero dell’interno.

Partendo dall’intervento di Lamorgese, facciamo chiarezza sulla scottante questione del controllo dei green pass.

Green pass e controlli: le parole di Luciana Lamorgese

Nella giornata di lunedì 9, intervenendo nell’intricata questione, la ministra dell’interno Luciana Lamorgese ha involontariamente creato più di un dubbio. Le sue dichiarazioni svincolavano dall’obbligo di controllo dei documenti di identità sia i gestori di locali che le forze dell’ordine. La ministra ha infatti detto: “Nessuno pretende che gli esercenti chiedano i documenti, i ristoratori non devono fare i poliziotti e non sono tenuti a chiedere la carta di identità”.

E poi: “non si può pensare che l’attività di controllo venga svolta dalle forze di polizia: significherebbe distoglierle dal loro compito prioritario, che è garantire la sicurezza”.

A chi spettano, allora, i controlli del green pass, che sono completi solo se incrociati con i dati del documento? Nella confusione generale, la ministra ha parlato di “controlli a campione nei locali insieme alla polizia amministrativa”. Ma soprattutto ha accennato a “una circolare in via di preparazione”, che puntualmente è stata inviata ai prefetti ieri, martedì 10 agosto.

Prima, però, sono arrivati alcuni importanti chiarimenti da parte del Garante della privacy.

green pass

Green pass e controlli: le dichiarazioni del Garante della privacy

Quando la circolare del Ministero non era ancora stata diramata, sempre nella giornata di ieri ha preso la parola il Garante, fornendo importanti delucidazioni.

Importanti e necessarie, dopo che le parole di Luciana Lamorgese avevano, se possibile, aumentato i dubbi di molti.

Quella del Garante nazionale della Privacy è in realtà la risposta alla Regione Piemonte. Che aveva chiesto “conferma che agli esercenti privati non possano, e non debbano, essere attribuite funzioni tipiche dei pubblici ufficiali”.

Ed ecco arrivare, ieri, la risposta: “Il Collegio ha specificato che le figure autorizzate alla verifica dell’identità personale sono quelle indicate nell’articolo 13 del d.P.C.M. 17 giugno 2021 con le modalità in esso indicate, salvo ulteriori modifiche che dovessero sopravvenire”.

Ovvero: anche i titolari di pubblici esercizi possono verificare l’identità dei clienti. Infatti “è consentito il trattamento dei dati personali consistente nella verifica, da parte dei soggetti di cui all’art. 13, c.2, dell’identità dell’intestatario della certificazione verde, mediante richiesta di esibizione di un documento di identità”.

E i soggetti citati nell’articolo sono: i pubblici ufficiali nell’esercizio delle relative funzioni; il personale addetto ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento e di spettacolo; i soggetti titolari delle strutture ricettive e dei pubblici esercizi; il proprietario o il legittimo detentore di luoghi o locali presso i quali si svolgono eventi e attività; i vettori aerei, marittimi e terrestri; i gestori delle strutture che erogano prestazioni sanitarie.

La circolare del Ministero dell’interno

Ultima decisiva tappa della due giorni fitta di novità sull’argomento dei controlli sul green pass, la circolare inviata ieri sera dal Ministero dell’interno a tutti i prefetti.

Nel documento firmato dal capo di gabinetto del Viminale, il prefetto Bruno Frattasi, si dice che di norma i ristoratori non devono chiedere il documento d’identità ai clienti per i controlli del green pass.

Tuttavia, si legge nella circolare, “in caso di palese falsità il gestore o il titolare possono chiedere di controllare la corrispondenza dell’identità”.

Il documento contiene altri importanti chiarimenti. Per esempio, il Viminale precisa che “la verifica dell’identità della persona ha natura discrezionale ed è rivolta a garantire il legittimo possesso della certificazione. Si rende necessaria in caso di abuso o di elusione delle norme, come ad esempio quando appaia manifesta l’incongruenza dei dati anagrafici contenuti nella certificazione”.

I controlli su green pass e documenti devono comunque essere svolti “con modalità che tutelino la riservatezza della persona”.

Altra questione centrale: “Qualora si accerti la non corrispondenza fra il possessore della certificazione e l’intestatario della medesima, la sanzione si applica solo all’avventore, laddove non siano riscontrabili palesi responsabilità a carico dell’esercente”.

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Green pass e controlli: dove occorre esibire il documento?

Il documento di identità non va mostrato per accedere a cinema e teatri.

Per gli eventi culturali e sportivi “possono essere abilitati alle verifiche i cosiddetti steward, ossia il personale iscritto negli appositi elenchi dei questori, il cui impiego in servizi ausiliari delle forze di polizia è previsto negli impianti sportivi”.

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E in ristoranti e bar vale, come abbiamo visto, la bussola dell’“incongruenza anagrafica”. In concreto: un giovane esibisce il green pass per i controlli ma l’app VerificaC19 dice che il documento appartiene a un signore di ottant’anni. A quel punto è legittimo, da parte dell’incaricato alle verifiche del certificato verde, chiedere un confronto tra il green pass e il documento di identità del giovane.

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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