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Chi può controllare il green pass?

Facciamo il punto dopo le recentissime dichiarazioni della ministra Lamorgese

Il green pass è obbligatorio dal 6 agosto per accedere ad alcuni luoghi ed eventi, eppure sembra già passato un secolo.

Molte e di diversa natura sono infatti le polemiche che il decreto ha portato con sé. Abbiamo letto di artisti che si rifiutano di esibirsi pur di non sottoporsi al tampone, di canali Telegram in cui si mostra una mappa dell’Italia con gli esercizi commerciali disobbedienti (cioè che non richiedono il certificato verde), eccetera.

Una polemica che riguarda la violazione della privacy e l’abuso del proprio ruolo vede schierata una parte della popolazione contro la facoltà, che chi lavora in un esercizio pubblico avrebbe, di effettuare il controllo del green pass. E non solo: di chiedere anche un documento di identità per poter incrociare i dati su VerificaC19, l’app necessaria appunto per verificare la validità del certificato verde.

La questione è tornata alla ribalta dopo le dichiarazioni di ieri, lunedì 9 agosto, da parte della ministra dell’interno Luciana Lamorgese. Vediamo cosa ha detto la ministra e capiamo quali figure sono tenute al controllo del green pass.

Controllo del green pass: cosa ha detto Luciana Lamorgese

Mentre i numeri dei green pass scaricati crescono esponenzialmente (20 milioni solo nel fine settimana, e ci stiamo avvicinando a quota 40 milioni), la ministra dell’interno Luciana Lamorgese ha rilasciato una dichiarazione accomodante nei confronti dei cittadini (e degli stessi esercenti) contrari al controllo del green pass e soprattutto dei documenti d’identità da parte dei gestori di locali.

Eppure le sue parole non fanno chiarezza: probabilmente si dovrà attendere un successivo decreto o una circolare.

Lamorgese ha infatti detto: “Nessuno pretende che gli esercenti chiedano i documenti, i ristoratori non devono fare i poliziotti e non sono tenuti a chiedere la carta di identità”.

Ha aggiunto poi che “non si può pensare che l’attività di controllo venga svolta dalle forze di polizia: significherebbe distoglierle dal loro compito prioritario, che è garantire la sicurezza”.

La domanda è allora lecita: a chi è affidato il controllo del green pass, se si escludono sia  gli esercenti che le forze di polizia?

Per il futuro prossimo si è parlato di “controlli a campione nei locali insieme alla polizia amministrativa”, e si è rimandato a “una circolare in via di preparazione”.

Sembra dunque che i titolari delle attività dovranno provvedere ai controlli ma non potranno chiedere la carta d’identità ai clienti. Ma questa ipotesi potrebbe favorire il dilagare di certificati fasulli, come quelli in vendita nei giorni scorsi su Telegram.

controllo green pass

Il nodo mense

Un altro punto del nuovo decreto che fa discutere è quello che estende l’obbligo di green pass anche alle mense aziendali. La documentazione non è richiesta per accedere al luogo del lavoro, eppure il controllo del green pass avviene prima della pausa pranzo. Norma che contrasta quella in vigore per le strutture ricettive, dove il certificato verde non è richiesto né all’ingresso in struttura né per accedere a bar e ristoranti interni.

Chi può controllare il green pass?

Quali sono, dunque, le figure autorizzate al controllo del green pass?

Restiamo in attesa della circolare, che probabilmente sarà redatta già nelle prossime ore e che farà chiarezza su una questione controversa.

Per ora sappiamo che i gestori dei locali dovranno effettuare il controllo del green pass ma non potranno chiedere il documento di identità. Ci si immaginano verifiche a campione da parte delle forze dell’ordine, che rimangono le uniche figure a poter certificare la validità del green pass.

Quella degli esercenti sarà dunque una verifica a metà, e per i malintenzionati sarà davvero semplice aggirare l’ostacolo. Tra l’altro, nella stessa app VerificaC19 appare il seguente messaggio: “Per completare la verifica è necessario confrontare i dati anagrafici sotto riportati con quelli di un valido documento di identità”.

Dove è indispensabile il green pass

Ricordiamo che da venerdì 6 giugno occorre avere con sé il green pass per accedere a una serie di luoghi ed eventi.

In rapida sintesi: bar e ristoranti al chiuso, luoghi di cultura, banchetti, centri sportivi  e ricreativi al chiuso, stadi e palazzetti dello sport.

E ancora: convegni, eventi e congressi, sale gioco e scommesse, bingo e casinò, fiere e sagre, parchi tematici e di divertimento.

Lamorgese
Luciana Lamorgese

Come ottenere il green pass

Le condizioni sono tre: essere guarito dal Covid nei sei mesi precedenti, essere stato vaccinato (almeno con una dose) da 15 giorni, aver effettuato un tampone molecolare o rapido con esito negativo nelle ultime 48 ore.

Chi non ha ricevuto l’authcode può recuperarlo dal sito www.dgc.gov.it inserendo il codice fiscale, le ultime 8 cifre della tessera sanitaria e la data dell’evento che ha generato la certificazione verde.

Dopo di che, si potrà scaricare la certificazione verde sempre dal sito www.dgc.gov.it (avendo con sé la tessera sanitaria) o attraverso l’app Immuni.

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Le multe

Se trovato senza green pass in un luogo dove è obbligatorio, il cittadino rischia una multa da 400 a 1000 euro.

I gestori che permettono l’ingresso senza green pass rischiano anche loro una multa. E, “dopo due violazioni commesse in giornate diverse, alla terza violazione”, la sanzione amministrativa della chiusura da 1 a 10 giorni.

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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