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Videogiochi

I migliori videogiochi indie

La produzione indipendente videoludica, come ben sappiamo, risulta spesso essere un sottobosco brulicante di vita, una fornace sempre attiva e pronta a sfornare novità spesso parecchio appetibili. Tra le numerose idee che hanno preso vita nel mondo dei videogiochi indie, abbiamo deciso di selezionare diversi titoli indie meritevoli di menzione, per una serie di motivazioni che andiamo a elencare. Il nostro elenco mostra videogiochi importanti e simbolici, in grado di distinguersi per genere e disponibili anche su differenti piattaforme, così da poterli recuperare più facilmente qualora non li aveste già provati. Pronti dunque a immergervi con noi in questo viaggio alla scoperta dei migliori videogiochi indie finora lanciati?

1. Motion Twin – Dead Cells

Cominciamo la nostra selezione dei migliori videogiochi indie con Dead Cells, un titolo dai diversi pregi che andiamo a elencare e che ci dimostreranno perché viene annoverato in questo elenco. Disponibile dall’anno scorso su Epic Games Store, si tratta di un metroidvania con elementi di RPG piuttosto definiti, che ben si accompagnano al lato action del titolo in questione. Tra salti e combattimenti ci viene offerta una esperienza roguelike che ci accompagna per diversi dungeon procedurali, una scelta che rende Dead Cells con una progressione non facilissima e dalla difficoltà piuttosto dichiarata fin dall’inizio.

Inoltre ogni partita sarà sempre diversa, in quanto a ogni game over verranno persi i progressi fatti. Questo non deve però essere visto come un elemento frustrante. Basta prendere la mano con i combattimenti che dovremo affrontare e alle complessità che ci attendono. Guardando anche al comparto grafico, non possiamo che apprezzare la cura con cui è stato elaborato ogni fondale e ambiente. Il consueto uso della pixel art nelle produzioni indie inoltre rende caratteristico questo titolo, in linea con i titoli del suo genere.

Se siete alla ricerca di un titolo sì divertente, ma sicuramente sfidante e che non vi darà tregua, Dead Cells è quanto fa per voi. Ispirandosi ai classici roguelike e a MetroidVania, non possiamo non notare anche quel tratto tipico della serie Dark Souls. Un titolo non a caso che vi dà l’idea di quanto siano difficili le partite che andrete a giocare.  

Dead Cells - Action Game of The Year Nsw - Game of The Year...
  • In Dead cells ti ritrovi al centro di un esperimento alchemico finito male
  • Combattimenti ardui ma equi, comandi reattivi, nemici spietati e ovviamente non poteva mancare la schivata all'ultimo...

2. Cuphead

Un lavoro decisamente unico nel suo genere, quello proposto dai fratelli Moldenhauer del team Studio MHDR con il loro Cuphead, il run’n’gun uscito a ottobre 2017 e che ancora oggi viene ricordato per il suo stile unico e per la sua difficoltà. Un successo che ha portato a milioni di copie vendute e che narra la storia di due fratelli dalla forma di tazza, concentrandosi soprattutto sulle battaglie con i boss e sul combattimento puro.

Come abbiamo anche osservato nel nostro speciale dedicato, i livelli si sviluppano secondo lo stile dei platform a scorrimento 2D in maniera piuttosto complessa e ardua da affrontare. Dunque, cosa rende unico questo titolo? Sicuramente lo stile grafico dei personaggi e delle ambientazioni in generale, in quanto si respira davvero un’atmosfera amarcord. Questa è in grado di riprendere la produzione degli anni Venti del secolo scorso nel settore dell’intrattenimento.

Una qualità dal livello piuttosto elevato che si evince anche nel comparto tecnico, offrendoci un’esperienza fluida e ben responsiva del motore di gioco. Non può nemmeno mancare una nomina speciale per la colonna sonora dalle melodie jazz che ricorda senza alcun dubbio i primissimi titoli dell’animazione. Cuphead è dunque uno dei migliori videogiochi indie non tanto per il suo gameplay in sé, quanto per la vena artistica del team che emerge in ogni fondale proposto.

Cuphead | Xbox One/Win 10 PC - Download Code
  • Cuphead è un classico action "run and gun" fortemente incentrato sulle battaglie contro i boss.
  • Ispirato ai cartoni animati degli anni '30, può vantare grafiche ed effetti audio accuratamente ricreati con le...
  • Gioca nei panni di Cuphead o Mugman (in modalità giocatore singolo o co-op) attraversando strani mondi, conquistando...

3. Return of Obra Dinn

Uno dei titoli indie per eccellenza, quello prodotto nel 2018 da Lucas Pope, per storia e per realizzazione tecnica e grafica. Return of the Obra Dinn narra una storia che potremmo ritrovare in un romanzo scritto all’epoca di Jules Verne o di Jonathan Swift. Cosa ci racconta? Una nave è misteriosamente scomparsa e una vicenda poco chiara è rimasta irrisolta. Questi sono i punti chiave dell’avventura grafica che ci conduce sull’Obra Dinn, un vascello il cui equipaggio è morto in circostanze poco chiare. Il motivo? Altrettanto ignoto. Rimane a un agente il compito di analizzare ogni cadavere per risalire alle cause della loro morte. Il tutto in un mondo realizzato solo ed esclusivamente in bianco e nero e a puntini.

Return of the Obra Dinn si presenta come una unione completa e perfetta nella simbiosi tra estetica, gameplay e narrativa, che ci accompagna mentre risolviamo il mistero che avvolge l’imbarcazione in questione. Return of the Obra Dinn è un gioco dove è comunque richiesto un certo livello di ragionamento, per via non solo delle dinamiche della storia in sé, ma anche per la presenza di parecchi dettagli scritti. Un aspetto fondamentale che definisce i tratti principali del gameplay, rendendolo intrigante ma meno immediato e veloce di un action. Rimane sicuramente uno dei migliori videogiochi indie a tutto tondo, anche per il suo comparto tecnico.

Guardando infatti a questi aspetti, viene offerta una grafica resa secondo lo stile old-school, e non solo visivamente parlando. Ci viene anche proposta una serie di controlli semplici e un gameplay lineare e intutivo, suscitando anche in questo caso una certa nostalgia delle produzioni meno recenti. Un ulteriore segnale di queste scelte tecniche stanno nella scelta del monitor emulare per dare anche una sensazione di rievocazione retrò offerta. 

4. Little Nightmares 1 e 2

I due capitoli della storia del cappuccetto giallo più famoso dei videogiochi, realizzato da Tarsier Studios, sono ormai celebri tra i giocatori. Possiamo elevare Little Nightmares 1 e 2 quasi a un livello degno di un Tripla A. La storia dai tratti horror e mistery che si ispira alla produzione di Tim Burton racconta della nostra protagonista in fuga da creature orribili, uscite da un incubo. Per fare questo, bisogna usare piattaforme di vario tipo, risolvere puzzle e scappare una volta per tutte in un mix tra puzzle game, stealth e platform a scorrimento.

Entrambi i titoli del franchise ci offrono avventure ben agganciate l’una all’altra, con una coerenza stilistica e sfaccettata nella giocabilità e nei temi offerti in una ambientazione quasi grottesca e onirica. La novità poi del secondo titolo, arrivato agli inizi del 2021, rimane la possibilità di coop tra Six e Mono, la prima dei quali potrà venire in nostro soccorso per affrontare i passaggi più ardui di questo platform.

Little Nightmare ci conduce in un mondo dove possiamo anche incappare in ambientazioni assurde e in situazioni di tensione. Il titolo si pone infatti come obiettivo quello di ingenerarci ansia per via delle singole scene in cui dovremo muoverci, tra luoghi oscuri dove si annidano pericoli e puzzle da risolvere richiedendo anche una certa velocità. Due capitoli che ci consentono di abbracciare il buio di un mondo anomalo e privo di vera vita, pieno di paure e di incertezze. Un vero e proprio incubo, ma non a livello tecnico, che raggiunge espressioni piuttosto notevoli come anticipato e che rendono questi due titoli degni die ssere annoverati tra i migliori videogiochi indie.

Little Nightmares I & II - Bundle - Playstation 4
  • GIOCA UN’EMOZIONANTE E OSCURA AVVENTURA RICCA DI SUSPENSE Una miriade di nuovi abitanti ti aspettano per tormentare i...
  • Fuggi ad un mondo rovinato dall’interno. Il tuo viaggio ti porterà attraverso boschi raccapriccianti, scuole...
  • RISVEGLIA IL TUO BAMBINO INTERIORE PER SALVARE SIX DALL’OSCURITÀ Six sta svanendo da questo mondo e la sua unica...

5. Firewatch

Passiamo ora a uno degli indie classici di esplorazione, in prima persona e che hanno segnato il debutto del team Campo Santo. Un tuffo nel passato ci viene proposto in Firewatch, che ci catapulta nei boschi del Wyoming nel lontano 1989 nei panni di Henry. Questi è una vedetta che deve perlustrare in solitudine un luogo dove si sono verificati fatti poco chiari. Nessuno all’orizzonte, nessun contatto se non Delilah, unica voce del gioco che ci giunge tramite walkie-talkie.

La bellezza di questo indie sta sicuramente nei paesaggi e nella realizzazione grafica dei fondali, un po’ meno esaltante risulta essere invece la storia proposta. La trama infatti racconta di un uomo che fatica a fare i conti con la sua vita, alla ricerca del suo senso in questo mondo e, proprio mentre girovaga nel bosco, deve affrontare un mistero che lo porta quasi alla paranoia.

Firewatch è un titolo che, per la sua relativa scarsità narrativa, merita di essere vissuto da ogni giocatore secondo la propria esperienza e sensibilità. A tratti molto inquietante, questo titolo non ha però alcuna pretesa di essere considerato un horror, anzi. Il livello di emozioni è abbastanza elevato, vero focus del gioco, rivelandosi essere poi un walking game in cui dobbiamo muoverci e interagire con l’ambiente. Inadatto a chi sia alla ricerca di un titolo pieno di azione e strategia, Firewatch rientra tra i migliori videogiochi indie per essere stato uno dei primi walking simulator in grado di portare con sé anche una buona dose narrativa ed emozionale.

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6. Ori and the Blind Forest e Ori and the Will of the Wisps

I due lavori di Moon Studios che ci hanno condotti per mano in una storia struggente e acclamata da un ampio pubblico non poteva che essere annoverata nella nostra selezione dei migliori videogiochi indie. Parliamo di Ori and the Blind Forest e il suo seguito, Ori and the Will of the Wisps, incantevoli nel loro comparto grafico e narrativo. Due action platform con una buona dose di enigmi che rendono tutto decisamente elaborato e molto apprezzabile.

Usciti rispettivamente nel 2015 e nel 2020, Moon Studios ci ha regalato due avventure dalle ambientazioni coloratissime e oniriche, accompagnandoci anche con una colonna sonora impeccabile. I due capitoli ci offrono un platform a scorrimento ricca di magia e mistero, facendo incontrare sentimenti nobili e inquietanti nemici in un mondo pieno di ambientazioni mozzafiato. I combattimenti presentano talvolta una difficoltà che può sembrare frustrante, ma che si accompagna a una cura dei particolari importante e paragonabile a un Tripla A.

Il secondo capitolo, scelto da noi tra i migliori videogiochi indie del 2020, rincara la dose rispetto al primo lavoro, forti del successo di una storia emozionante e dal gameplay indubbiamente coinvolgente. Assistiamo anche a una progressiva evoluzione di Ori, che diventa sempre più potente e più agile, portandoci in un’autentica avventura ricca di sogni. Se infatti il primo titolo aveva alzato di parecchio l’asticella delle attese, queste sono state prontamente confermate cinque anni dopo, regalando agli amanti del genere un platform imperdibile e da recuperare al più presto qualora ne foste ancora a digiuno.

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Ori And The Blind Forest
  • Tanti contenuti aggiuntivi: aree bonus, segreti, abilità, sequenze narrative, diversi livelli di difficoltà, supporto...
  • Apprendi due nuove e potenti abilità: rapidità ed esplosione di luce.
  • Scopri nuove aree segrete ed esplora nibel più velocemente usando il te le trasporto tra i pozzi dello spirito.

7. Papers, please

Abbandoniamo per un attimo atmosfere oniriche ed emozionanti per approdare invece a un gioco dalla vicenda tormentata, ma con una narrazione davvero coinvolgente. Uscito nel 2014, Papers, please rimane ancora oggi uno dei migliori videogiochi indie prodotti finora per via della sua storia, tanto da avere anche prodotto un minifilm dedicato. Prodotto da Lucas Pope, si tratta di un simulatore dedicato al racconto della vita di una guardia doganale all’interno di un regime totalitario e ambientato all’interno del cubicolo dove lavoriamo.

Abbiamo a che fare ogni volta con diversi migranti a cui dovremo controllare i vari documenti, per stabilire se potranno avere accesso a Arstotzka o meno. Le meccaniche di gioco sono chiare e fluide, ma non potevamo che attenderci un crescendo della difficoltà quando le direttive del Ministro di Accoglienza diventano complesse. Anche il tempo è un limite importante, in quanto abbiamo solo mezza giornata per ispezionare più migranti possibili. Da buon simulatore, ogni errore commesso comporta un richiamo e una multa in denaro, soldi che però ci servono per vitto e alloggio.

Non dobbiamo però fermarci alle meccaniche di gioco in sé, ma al racconto offertoci, in grado di rivelare man mano tante storie diverse. Alcuni saranno particolari, altri metteranno in discussione i nostri principi morali, e mettendoci di fronte a un bivio. A ogni scelta corrispondono conseguenze precise, influenti sul nostro percorso e che ci conducono a uno dei 20 diversi finali. Il tutto viene condito da un comparto grafico in pixel art e dalla colonna sonora che accentuano il clima della guerra fredda in cui si ambienta la storia, resi in maniera eccezionale dalle poche tracce audio e dagli effetti sonori.

Papers, please merita di essere analizzato per bene e con attenzione, per godere della narrazione curata con cui è stato progettato. Uno dei migliori videogiochi indie finora presenti sul mercato per via delle vicende che andiamo a incontrare man mano. Un padre di famiglia che lotta per la sopravvivenza, i drammi che vive sulla sua pelle e la possibilità di andare oltre la mera burocrazia di questo gioco.

8. GRIS

Con GRIS siamo di fronte a un titolo emozionante, ampiamente decantato dalla critica e che anche noi avevamo brevemente analizzato subito dopo il suo lancio ufficiale, avendone percepito le potenzialità notevoli. Il piccolo, grande gioiello realizzato da Nomada Studio e pubblicato a fine 2018 presenta una storia dalla grafica laboriosamente realizzata. Questa offre tinte delicate quasi fossero pennellate sullo schermo, realizzando un mondo delicato ed emotivamente struggente. Un gameplay tanto semplice per questo platform in 2.5D a scorrimento, contornato da alcuni facili elementi puzzle, quanto è commovente la storia che ci viene squadernata di fronte. Il tutto in una manciata di ore.

GRIS è tra i migliori videogiochi indie per la sua capacità di simboleggiare l’unione tra arte e videogioco. Siamo proiettati in un mondo distopico che rende visibile e palpabile il vissuto emotivo della giovane protagonista. La stessa mano materna che la accoglie è la stessa che la lascia precipitare nel vuoto infinito della vita quotidiana, abbandonandola in un mondo complesso e talvolta ostile. Un viaggio onirico e psicologico quello della protagonista di questo titolo, che si presta con facilità a una serie di interpretazioni anche personali. Queste consentono a ogni giocatore di elaborare sulla propria pelle quella che è di fatto un’allegoria del dolore.

Non solo simbologia, ma anche puro gameplay composto da enigmi e puzzle, ma decisamente poco difficili. Complice qualche collezionabile, si arriva forse a tre o quattro ore di gioco, un tempo altrimenti ridotto ancora. Una storia davvero poco longeva, ma in grado di rimanere nella memoria del pubblico a lungo, per la storia e per le soluzioni artistiche adottate. Un platform emozionale che resta nel cuore, senza ombra di dubbio, e che vale la pena recuperare immediatamente.

9. Limbo e Inside

Proseguiamo sull’onda dei titoli a sfondo psicologico e dal retrogusto horror con due titoli omaggiati dalla critica e dal pubblico e realizzati dagli sviluppatori del team Playdead. Limbo prima e Inside poi offrono un percorso che assume toni sempre più profondi e cupi. Seguiamo le imprese di due ragazzini in due storie cupe, dove la seconda è pervasa dal silenzio.

Il protagonista di Limbo porta in vita una storia dal sapore classico, dove Boy, questo ragazzo gettato nel Limbo per trovare sua sorella, deve prendere decisioni in modo rapido e rischiare la vita a ogni piè sospinto. In Inside invece abbiamo a che fare con la fuga da un gruppo di uomini che non vedono l’ora di farci la festa. Questo però senza spiegare sin da subito il motivo per cui lo stiamo facendo. Le ambientazioni sono decisamente cupe e senza vita, realizzate con disegni minimal e dal gusto artistico ben chiaro. Una scelta che ci fa apprezzare ogni fondale e impaurire a ogni azione commessa.

Limbo e Inside rappresentano ben più che due platformer, in quanto non solo ci riempiono di paura e ci catturano nella vicenda, ma ci portano anche a riflettere sul senso della vita. Profondi e intensi, i lavori del team si distinguono per le fredde e sterili ambientazioni, in grado di condurci quasi alla perdita del senno così che la vittoria da conquistare in questi titoli è in realtà la capacità di rimanere fedeli ai nostri valori. Il diktat del terrore e del nichilismo sono decisamente marcati in Limbo e Inside, pronti a chiedere conto della nostra identità personale e farcela perdere. Due storie angoscianti ma meritevoli di essere (ri)scoperte in qualsiasi momento e a prescindere dalla data di uscita dei due titoli.

10. The Stanley Parable

Risolleviamoci il morale a questo punto per ricordare un titolo piuttosto bizzarro quale è The Stanley Parable, realizzato nel 2013 da Galactic Café e che racconta la storia di Stanley, un uomo nel suo ufficio al lavoro che però non sta ricevendo ordini. Questi, per la prima volta, deve dunque porsi il problema di non dover compiere più il suo lavoro come fosse una catena di montaggio, in maniera automatica. Si guarda intorno e si rende conto che è solo. Gli tocca scoprire cosa sia successo ai suoi colleghi, accompagnato solo da un narratore esterno che descrive la sua situazione. Questo aspetto rende spesso tragicomica la situazione, oltre a suggerire cosa fare.

Come raramente accade in questo genere di giochi, nessuna scelta è seguita da una conseguenza pesante, in quanto il focus del gioco è proprio la resa umoristica della vita di quest’uomo. Probabilmente può sembrare quasi banale, soprattutto alla luce di altri titoli finora citati, ma il divertimento e sane risate non sono meno importanti. Il gameplay è di una semplicità totale, potendo solo muoverci e interagire con diversi oggetti, e anche quando siamo di fronte a un bivio, non vi è davvero una scelta giusta o sbagliata. Le situazioni sono spesso spiazzanti, ma non possiamo fare altro che accettare il fatto che questo mondo non accetta alcun cambiamento in base alle nostre decisioni. Una riflessione degna di nota e quasi ermeneutica.

The Stanley Parable rimane dunque un walking simulator degno di nota, per trascorrere qualche ora in compagnia di un protagonista assurdo e tragicomico, ma assolutamente da provare. Un gioco che si rivela essere un’occasione di riflessione più profonda di quanto non possa sembrare.

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Francesca Sirtori

Indielover, scrivo da anni della passione di una vita. A dispetto di tutti. Non fatevi ingannare dal faccino. Datemi un argomento e ne scriverò, come da un pezzo di plastilina si ottiene una creazione sempre perfezionabile. Sed non satiata.

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