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Il primo computer Ibm compie 40 anni proprio oggi

Il 1 settembre 1981 veniva messo in commercio l’Ibm 5150

Oggi è una data importante per tutti gli appassionati di informatica. L’Ibm 5150, più noto come Ibm Personal Computer o PC Ibm, compie infatti 40 anni tondi tondi.

Lo si cita spesso come primo personal computer della storia. E se la definizione è un po’ forzata, di certo si può dire che l’Ibm 5150 è stato il primo computer ad avere avuto una diffusione popolare. A essere insomma entrato nelle case di centinaia di migliaia di persone, rompendo così il diaframma tra gli elaboratori elettronici e la gente comune: dal giorno del lancio del PC Ibm, è stato chiaro che chiunque avrebbe potuto possedere un computer. Nasceva così il concetto di personal computer.

Il lancio dell’Ibm 5150

L’Ibm 5150 è stato presentato il 12 agosto del 1981 al Comdex di Las Vegas, un’importante fiera informatica che si è tenuta dal 1979 al 2005.

Ma la sua commercializzazione avrebbe preso il via il primo settembre del 1981, esattamente 40 anni fa. E sarebbe proseguita sino all’aprile del 1987.

bm 5150

Il successo commerciale

L’idea che la più antica e gloriosa azienda informatica del mondo mettesse a disposizione di tutte le famiglie un computer ha fatto subito schizzare le vendite.

Nel primo anno sono stati acquistati 200.000 Ibm 5150, una cifra sorprendente per allora. Basti pensare al confronto col Sinclair ZX80, uscito lo stesso anno (e decisamente più economico), che ha raggiunto solo i 70.000 pezzi venduti.

Il mito del 5150 sarebbe stato presto alimentato anche dalla comparsa sul mercato di diversi cloni, denominati Ibm compatibile.

Il 5150 sarebbe poi stato sostituito dall’Ibm Personal Computer XT. E il suo successo è stato ancora più sorprendente se si pensa che il prezzo era intorno ai 3.000 dollari, la capacità di elaborazione piuttosto modesta, e la gestione dei dati era vincolata all’acquisto di (assai costose) unità esterne.

Le caratteristiche tecniche

L’hardware dell’Ibm 5150 comprendeva l’unità di elaborazione centrale e una tastiera QWERTY a 83 tasti con tastierina numerica. Non era dotato di mouse (che avrebbe cominciato a diffondersi largamente a partire dal 1984) e il monitor era venduto separatamente per non gravare ulteriormente sul costo. Gli utenti potevano scegliere se collegare l’Ibm 5150 al televisore o a qualunque display, o se acquistare due monitor dell’azienda di Armonk, il 5151 (del mitico verde monocromatico di quegli anni) o l’avveniristico 5153, a colori.

L’unità centrale dell’Ibm 5150 poteva ospitare sulla scheda madre una memoria da 64 kB, tuttavia era commercializzata anche una versione da 16 kB. I primi smanettoni o nerd della storia, che iniziavano a diffondersi allora assieme ai primi personal computer, avevano la possibilità di installare tre schede di espansione da 64 kB ciascuna, portando così la memoria complessiva a 256 kB.

Il floppy aveva una capacità formattata di 160 kB, e non c’era nessuna unità a dischi rigidi. Il 5150 è stato il primo computer a possedere un microprocessore x86.

Di serie, il 5150 non aveva installato nessun sistema operativo. Per rendere il pc utilizzabile, l’Ibm offriva tre possibilità, e cioè il PC DOS, il CP/M-86 e l’UCSD p-System.

Ibm 5150

Un computer aperto

È curioso il processo di realizzazione dell’Ibm 5150, affidato a un piccolo team con base in Florida.

Per velocizzare le operazioni sono stati scelti componenti già disponibili sul mercato, che hanno permesso l’assemblaggio di un computer ad architettura aperta. Caratteristica che tra l’altro ha facilitato la nascita dei primi cloni.

La scelta di Ibm ha però anche un’altra ragione: così facendo, l’azienda si era tenuta al sicuro dal rischio di un’azione legale antitrust, essendo già in una posizione di mercato dominante.

Nell’Ibm 5150 solo il BIOS, una parte del sistema operativo, è stato brevettato.

Il team californiano ha messo a punto l’hardware, mentre il sistema operativo è stato realizzato da un’azienda di Seattle. La stessa che aveva già lavorato ad alcuni linguaggi di programmazione per alcuni dei primi personal computer di Microsoft.

Quarant’anni dopo

Fa impressione (oltre che una certa tenerezza) constatare il salto tecnologico avvenuto in quarant’anni.

Ibm, per la troppa concorrenza, ha abbandonato definitivamente la produzione dei personal computer nel 2004.

Ma oggi l’azienda è sempre più concentrata sul cloud computing e sull’intelligenza artificiale. E una parte della sua progettualità riguarda i computer quantistici, ovvero (in parole povere) delle macchine in grado di ridurre i tempi di elaborazione di operazioni complicatissime da qualche anno a qualche minuto.

Per il 2023 è previsto il lancio di Quantum Control, computer quantistico a più di 1.000 qubit (cioè quantum bit, le unità di informazione quantistiche).

Dai 64 kB di memoria dell’Ibm 5150, non si può davvero dire che le cose non siano cambiate.

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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