fbpx
CulturaFeatured

“Tre colpi nel silenzio”: intervista a Roberta Catania

Abbiamo intervistato una delle due autrici del libro che ripercorre la storia del delitto ancora irrisolto di Maura Fondacci

“Finché avrò fiato, lotterò per la verità!”. Sono le parole di Maurizio Fondacci, fratello di Maura, vittima di un assassino di cui dopo vent’anni, non si conosce neppure il nome. Ma queste parole sono le stesse che potremmo dire noi, potrebbe dire nostro padre, nostra madre, chiunque. Almeno per conoscere la verità su chi ci ha portato via un nostro caro, lotteremo di certo strenuamente per questo. In questa intervista abbiamo avuto il piacere di parlare con Roberta Catania, co-autrice del libro “Tre colpi nel silenzio” nonché collega di Tech Princess, per capire come funziona il mondo della criminologia, i procedimenti per le analisi forensi e quanta verità c’è dietro a quello che pensiamo spesso di sapere.

Il libro “Tre colpi nel silenzio”

Prima di procedere con l’intervista, un veloce riassunto sul libro.

Tre colpi nel silenzio” ripercorre la storia di un omicidio inspiegabile, tutto italiano. Maura Fondacci viene uccisa il 6 novembre del 1997. Era una ragazza senza ombre, e senza nemici. Chi poteva volerla morta? Come stanno davvero le cose? Come sono state svolte le indagini? In “Tre Colpi Nel Silenzio” le autrici – Roberta Catania e Sara Olivieri -hanno provato a rispondere a queste domande, attraverso una fedele ricostruzione del caso.

Roberta Catania ha frequentato corsi di Alta Formazione in Criminologia Forense e Psicologia Investigativa presso l’AISF (Accademia Internazionale delle Scienze Forensi). È qui che ha conosciuto l’altra autrice, Sara Olivieri, visto che hanno frequentato l‘AISF insieme.

Roberta ha già avuto un’esperienza come scrittrice. Infatti, collaborando con la nota Dott.ssa Roberta Bruzzone, ha scritto alcuni capitoli per il manuale “Criminologia dei Sex Offender”, edito da Giuffrè. Ancora adesso collabora con la Dott.ssa Roberta Bruzzone, Psicologa Forense e Criminologa Investigativa, la quale ha curato la prefazione di “Tre colpi nel silenzio“.

Intervista a Roberta Catania

roberta catania autriceIniziamo in modo leggero. Ci son stati tanti momenti in cui nel lettore sorgeva spontanea una domanda, che ben collega il fil rouge di questa (e, purtroppo, di altre) terribili storie di femminicidio: perché? Perché ancora oggi i femminicidi sono così alti? Le considerazioni psicologiche che descrivete nel libro in merito al principale indiziato, Mauro Ronchi, sono accurate, dettagliate, scientifiche. Eppure, anche queste, non sono servite senza ulteriori prove a supporto dell’accusa. Perché?

Facciamo chiarezza, quando parliamo di femminicidio ci riferiamo a forme di violenza esercitata sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale. Violenze che hanno lo scopo di annientare l’identità della donna attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla morte. Il fenomeno dei femminicidi non è sicuramente un fenomeno “nuovo” nel panorama italiano, tanto da richiedere un intervento legislativo di tutela ulteriore. Parlare delle cause sociologiche e culturali che sono dietro l’omicidio di una donna “in quanto donna”, richiederebbe un’analisi lunga moltissime pagine. Quello che emerge è che oggi i mezzi di informazione e i social riescono a fornirci una fotografia sicuramente più accurata (e devastante) del fenomeno, diversamente dal 1997, anno in cui la giovane Mauretta Fondacci è stata uccisa.

Quando ci si trova ad affrontare un caso di omicidio simile, bisogna però porre attenzione a ogni minimo dettaglio, quindi se da un lato le considerazioni psicologiche sullo stato di salute mentale dell’allora indagato Ronchi possono far sorgere leciti dubbi al lettore, dall’altro bisogna tenere a mente che un processo si basa sulla presenza di evidenze (scientifiche) che collegano direttamente un soggetto all’omicidio, oltre ogni ragionevole dubbio. Evidenze che purtroppo, durante il processo, sono mancate e che rendono questo omicidio, ancora oggi a distanza di 20 anni, un caso irrisolto. Se si tratta di femminicidio, quindi, può dircelo solo l’assassino spiegandoci i motivi per cui ha ucciso.

Siamo soliti vedere nei film (e oltre) diverse figure “assassine”. Per esempio, sappiamo che la serie tv Mindhunter è ispirata a fatti realmente accaduti, ma quanto c’è di vero sul comportamento e sulla mente dei serial killer rappresentati nelle serie?

Mindhunter è una delle serie più accurate sul fenomeno dei crimini seriali. Come hai introdotto tu, è basato sulla vera storia di J. Douglas e R. Ressler, due agenti dell’FBI che tramite numerosi colloqui in carcere con killer accomunati dalla serialità, appunto, hanno dato vita a numerosi studi sulla psicologia criminale in genere e, nello specifico, allo strumento noto come Criminal Profiling. I colloqui erano volti a comprenderne il background, gli istinti e le motivazioni. Emerge che tutti i soggetti intervistati hanno caratteristiche molto simili. Un’infanzia connotata da un rapporto familiare disastroso/violento (dove il rapporto madre-figlio si riassumeva o in eccessiva durezza e controllo o in sfogo di frustrazioni della donna sul bambino) e tre inconfondibili elementi racchiusi nella celebre Triade di MacDonand: Pipì a letto, crudeltà sugli animali e piromania. I Serial Killer presi in esame nel telefilm, corrispondono tutti a Serial Killer davvero esistiti.

mindhunter roberta catania intervistaLo sai che il libro “Tre colpi nel silenzio” è così famoso che è già stato piratato?

Ebbene sì! Girovagando sul Web, mi sono accorta che il nostro libro era scaricabile su siti che forniscono servizi, ovviamente, illegali. La pirateria è una piaga che sembra non avere mai fine, soprattutto in un’era così digitalizzata. Le pene per chi offre questo tipo di servizi sono, a mio avviso, poco afflittive. Non scoraggiano in nessun modo questi soggetti, che tra l’altro spesso si rendono irrintracciabili. Spero sempre nell’onestà delle persone nel riconoscere che scaricare illegalmente e gratuitamente un qualsiasi prodotto frutto di lavoro, studio e impegno sia un comportamento davvero scorretto. In ogni caso bisogna sempre denunciare tutto alla Polizia Postale.

Quando hai deciso di intraprendere questa strada di studi della Criminologia?

Non c’è un vero “quando”. Da che ho memoria, per me è sempre stato estremamente attraente comprendere il perché delle cose. Ho sempre letto moltissimo e il genere in cui mi sentivo più immersa era proprio la categoria Gialli/Mistero. La stessa cosa è avvenuta con i film/telefilm. Ricordo ancora come da bimba, facendo finta di dormire, mi vedevo X-Files alla TV (lo passavano in seconda serata e con quel cattivo pallino rosso anti-bambino). Ogni mistero l’ho sempre percepito come un puzzle. Uno di quelli da millemila pezzi, dove per capirci qualcosa inizi dalla cornice e piano piano componi l’immagine. Crescendo ho quindi indirizzato i miei studi sul campo del diritto prima e della psicologia dopo. Oggi mi occupo di entrambi attraverso gli strumenti della Criminologia che è, appunto, una competenza e trova la sua base nella psicologia, nel diritto e nella scienza.

Quando parli coi tuoi amici e, che so, chiedi una cosa tipo “cosa hai fatto oggi?”, quante volte ti sei sentita rispondere “…è…è un interrogatorio questo? Giuro che non sto mentendo, non sono uscito con gli altri senza dirtelo!”

Questo no, fortunatamente! Mi capita più spesso che, scoprendo che mi occupo di criminologia, mi chiedano se so intuire cosa pensano o se hanno la personalità di un assassino. Mi diverte vedere come chi non è del settore subisca moltissimo l’influenza delle Serie TV, che ovviamente rimandano un’immagine molto romanzata del Criminologo, associandolo più spesso a un “mentalista”. Uno dei telefilm che sicuramente riprende bene le teorie studiate in Psicologia, utilizzate in campo criminologico, è Lie to Me. Nel telefilm si utilizzano gli studi condotti da Paul Ekman sulle espressioni e microespressioni del volto che, notoriamente, vengono utilizzate per scovare eventuali menzogne.

Batman o Sherlock Holmes? 

batman roberta catania intervistaTi stupirò rispondendo Batman! Mi avresti messo più in crisi con La Signora in Giallo!

Batman resta un’altra delle mie icone d’infanzia. Uno dei pochi supereroi che di “super” non ha i poteri magici, piuttosto la forza e il coraggio (e non dimentichiamo tanti soldi N.d.A. a questo punto, ho sorriso alquanto) per ricostruire un impero dalle macerie della sua vita, non dimenticando mai di aiutare Gotham e chi si è preso cura di lui.

Qualche ultima curiosità sui tuoi libri futuri per i fan? Ci sono altri libri in cantiere o l’esperienza ti ha già fatto capire che scrivere libri è un altro modo di intendere il martirio?

Ad oggi io e Sara Olivieri stiamo valutando altri possibili contenuti, sempre in campo criminologico. Scrivere questo libro è stato un lavoro di impegno durato un anno e mezzo. Fatica lautamente ricompensata in primis dal riconoscimento della famiglia di Maura, ma anche dai numerosi complimenti ricevuti e dalle vendite che stanno procedendo con un buon andamento. Scrivere è sempre stato un sogno per me, ora che ho cominciato chi mi ferma più!

Elisa Erriu

"Lo scrivere" è il suo mestiere. Ma oltre alla coltre delle sue varie esperienze giornalistiche e dei suoi Master, c'è un mondo fatto di fantasy, anime, film, videogame, musica, Ichnusa, My Little Pony e oggettistica del Re Leone (l'originale!). Attenzione: se pronunciate per tre volte il suo nome giapponese, apparirà alle vostre spalle.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button