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La digitalizzazione in Italia: facciamo il punto della situazione

Vi racconto una storia triste. Sono a Milano da circa 4 anni, da quando nel lontano 2013 decisi di trasferirmi per motivi di lavoro, ma – ahimé –  non è qui che ho lo residenza. Una scelta dettata da una sequela di motivi che vanno dal “Tanto non ho ancora un appartamento mio” al “Se […]


Vi racconto una storia triste.

Sono a Milano da circa 4 anni, da quando nel lontano 2013 decisi di trasferirmi per motivi di lavoro, ma – ahimé -  non è qui che ho lo residenza. Una scelta dettata da una sequela di motivi che vanno dal "Tanto non ho ancora un appartamento mio" al "Se va male, posso sempre tornare sui monti a nascondermi" e che porta con sé diverse conseguenze, incluso il dover percorrere 100 km per andare a votare. L'inconveniente peggiore però è stato il dover richiedere un medico di famiglia provvisorio. Perché sì, le auto sono ormai autonome, le intelligenze artificiali governano le nostre case, il nostro smartphone è in grado di trovare qualsiasi cosa in pochi secondi e i robot sono ormai una realtà, ma per poter cambiare medico devo ancora fare la fila all'ASL e firmare un banalissimo modulo cartaceo invece di inserire la mia tessera sanitaria in un lettore di smart card e compilare la richiesta online.

Insomma, siamo straordinari quando si tratta di cibo, di moda e di artigianato, ma quando si passa alla digitalizzazione non sappiamo nemmeno da dove iniziare. No, non noi, figli della rivoluzione tecnologica, e nemmeno quello venuti dopo di noi – di me – e battezzati nativi digitali. Sto parlando della Pubblica Amministrazione e dell'incapacità dei nostri governi di traghettarci verso la modernità alleggerendo una burocrazia che è oggetto di scherno in ogni parte del mondo.

Fortunatamente le cose stanno per cambiare, o almeno così sembra.

Ieri infatti il Team per la Trasformazione Digitale, l'Agenzia per l'Italia Digitale e i comuni di Bari, Firenze, Milano, Roma, Palermo, Torino e Venezia si sono incontrati nel tentativo di dare forma ad una serie di progetti che promettono di rendere i servizi pubblici accessibili ai cittadini, prioritarizzando tra l'altro i nostri amati dispositivi mobile.

Lo so, detto così sembra solo un programma astratto, uno dei classici "buoni propositi" che si fanno all'inizio dell'anno ma che sono destinati a fallire nel giro di poche settimane. Tranquilli, questa volta il Team per la Trasformazione Digitale e i principali comuni italiani sembrano avere le idee molto chiare, tanto da aver già redatto una lista di progetti che speriamo vedano la luce entro pochi anni. Qualche esempio? Si parla in primis di SPID, un'identità digitale sicura, semplice da usare e da ottenere, che consentirà ai cittadini e alle imprese di accedere a tutti i siti della Pubblica Amministrazione. PagoPA invece è il programma dedicato ai pagamenti online, mentre l'ANPR è il progetto che punta a creare una sola anagrafe digitale, guadagnando in efficienza e risparmiando soldi ed energia.

Sul tavolo del Team anche l'idea di rendere i dati pubblici e facilmente consultabili, quella di creare una policy che spieghi a tutti coloro che identificano un problema di sicurezza come segnalarlo e il progetto di utilizzare standard e software aperti, con API (Application Programming Interface) documentate che consentano ai vari sistemi della Pubblica Amministrazione di connettersi tra loro e di parlare la stessa lingua.

Insomma, sembra proprio che sia giunto il momento anche per il Bel Paese di evolversi, adeguandosi agli standard di altri Paesi occidentali per rispondere alle esigenze di una popolazione più giovane e più informatizzata.


Erika Gherardi

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Amante del cinema, drogata di serie TV, geek fino al midollo e videogiocatrice nell'anima. Inspiegabilmente laureata in Scienze e tecniche psicologiche e studentessa alla magistrale di Psicologia Clinica, dello Sviluppo e Neuropsicologia.
                   










 
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