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Quando Wile Coyote incontra domino rally
Scopriamo la storia delle macchine di Rube Goldberg


Quando si parla di macchine di Rube Goldberg non tutti sanno esattamente di cosa si tratta, anche se in realtà ne hanno quasi sicuramente visto un esempio. Si tratta di quei macchinari che sfruttando un effetto domino estremamente intricato portano a compimento dei compiti semplicissimi, tendenzialmente con uno scopo comico. Oggi vogliamo portarvi alla loro scoperta, interrogandoci sul loro fascino.

Le macchine di Rube Goldberg dalle origini a oggi

macchine-rube goldberg complessi sempliciInnanzitutto, perché si chiamano così? Il nome viene direttamente da Rube Goldberg, un noto fumettista dell’inizio del ‘900 che ha reso popolare questo tipo di macchine nelle proprie vignette. Sebbene progetti del genere esistano da tempo (addirittura Leonardo da Vinci aveva progettato una sveglia di questo tipo), è questo autore che li ha fatti conoscere al mondo, con la sua Automatic Weight Reducing Machine, disegnata nel 1914. Questa vignetta ritrae  di un dispositivo che permette di perdere peso attraverso una complicata sequenza di leve e contrappesi.

Basandosi anche sui propri studi di ingegneria, Goldberg proseguì nel tempo con la creazione di opere. Il concetto alla base si affermò definitivamente presso il grande pubblico con la serie di vignette The Inventions of Professor Lucifer G. Butts (di cui trovate un esempio famoso in apertura). Qui si trovano alcuni tra i più noti lavori dell’autore con questo stile. Da lì la loro influenza su un certo tipo di intrattenimento continuò a crescere, passando tra cartoni animati, film e arrivando fino ai video virali dell’epoca moderna.

Nel corso del tempo infatti, le macchine di Rube Goldberg hanno fatto la propria comparsa in tantissimi prodotti. Gli esempi che probabilmente sono più conosciuti dal mondo moderno sono quelli provenienti dagli show d’animazione per i più piccoli. Nelle avventure di Bugs Bunny o Tom & Jerry ci sono molti casi di applicazioni di questi macchinari, spesso con risultati comici. Come dimenticare poi la macchina per la colazione che compariva in Pee-wee’s Big Adventure di Tim Burton?

Il ritorno alla ribalta grazie ai social network

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Nel tempo l’influenza di questi dispositivi si è fatta talmente ampia che il concetto alla base è diventato più noto dei fumetti (e dell’autore) che lo hanno creato. Non solo, ma si è evoluta anche in strade diverse dalla comicità. Nei film della saga di James Bond, soprattutto quelli di Roger Moore, spesso meccanismi simili sono usati dai cattivi per cercare di eliminare l’agente segreto. Si può argomentare che anche le trappole utilizzate da Jigsaw nei diversi capitoli della serie di Saw abbiano un debito nei confronti delle macchine di Rube Goldberg.

Al di là di queste versioni ‘diluite’ però, esistono ancora esempi puri di questi macchinari, anche più di quelli originali a fumetti. Si tratta di veri e propri dispositivi funzionanti, costruiti da appassionati e poi ripresi nel loro utilizzo per diventare filmati virali su YouTube e sui social network più in generale.

Basta cercare “macchine di Rube Goldberg” sulla piattaforma per trovarne tantissimi. Per il bene della vostra produttività ve ne segnaliamo solo due. Il primo è quello creato dagli OK Go, gruppo noto per l’originalità dei propri video musicali, che sfrutta addirittura un’automobile e la caduta di un pianoforte nel proprio effetto domino. Il secondo è The Lemonade Machine, uno dei filmati del genere di maggior successo degli ultimi anni. Un team di appassionati di macchine di Rube Goldberg ha creato un complicatissimo percorso (riuscendo addirittura a sfruttare una telefonata tra i passaggi) per… Servirsi un bel bicchiere di limonata fresca.

Non deve però stupire che questo tipo di macchinari, nonostante sembrino quasi impossibili da realizzare, esistano davvero. Già prima dell’avvento dei social sono nate tantissime competizioni in cui le persone si sfidano a crearli, anche collegandoli insieme in progetti giganteschi. Una delle più note e importanti è quella tenuta annualmente dalla stessa azienda Rube Goldberg. Spesso si trovano inoltre modelli funzionanti nei musei dedicati alla scienza e alla tecnologia (come ad esempio quello di Amsterdam), capaci di catturare l’attenzione di tantissimi visitatori quando vengono messi in moto.

Ma perché sono così affascinanti?

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Come dicevamo abbiamo scelto di segnalarvi solamente due esempi da scoprire, per non distruggere la vostra produttività. Questo perché in fondo è difficilissimo staccare lo sguardo dalle macchine di Rube Goldberg, sulla carta, ma soprattutto nei video e probabilmente vi ritrovereste a spendere il pomeriggio saltando da un filmato all’altro (parliamo per esperienza).

La causa probabilmente va cercata nel fatto che questi dispositivi riescono ad agire sull’innato senso di curiosità di ciascuno di noi. Siamo spinti a continuare nella visione fino alla fine, perché vogliamo sapere quale sarà il passaggio successivo. Desideriamo ardentemente vedere fino a dove si può spingere l’inventiva degli autori. E, sotto sotto, apprezziamo quel brividino di indeterminatezza quando si vede un passaggio particolarmente complicato. Il rischio che tutto vada a monte per un passaggio sfortunato c’è sempre, in teoria, e questo ci tiene attaccati allo schermo.

Quando finalmente si raggiunge l’obiettivo, per quanto veniale, la soddisfazione è massima. In qualche modo anche noi ci siamo sentiti parte di quel lungo processo di studio e preparazione (e probabilmente errori e correzioni) che ha dato origine al macchinario. Così anche noi possiamo godere di quella dolce limonata, guadagnata seguendo le avventure spericolate di una pallina, una macchinina o un rotolo di carta igienica o chissà che altro.

E ora che il nostro viaggio nel mondo delle macchine di Rube Goldberg è finito, vi salutiamo. Dobbiamo rimettere in posizione le tessere del domino, che in Redazione qualcuno ha chiesto un caffè…

The Art of Rube Goldberg
  • Baron, Andrew (Author)

Mattia Chiappani

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Ama il cinema in ogni sua forma e cova in segreto il sogno di vincere un Premio Oscar per la Miglior Sceneggiatura. Nel frattempo assaggia ogni pietanza disponibile sulla grande tavolata dell'intrattenimento dalle serie TV ai fumetti, passando per musica e libri. Un riflesso condizionato lo porta a scattare un selfie ogni volta che ha una fotocamera per le mani. Gli scienziati stanno ancora cercando una spiegazione a questo fenomeno.
                   










 
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