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Bannato, covidico e transfobico: le 500 nuove parole del Devoto-Oli 2022

Alla scoperta dei neologismi apparsi nella nuova edizione del celebre vocabolario

La lingua è mobile, si sa, e sia i comuni parlanti che gli studiosi si dividono in due categorie. C’è chi è sempre pronto ad accogliere (se non a inventare) nuove parole e chi difende strenuamente un rigido standard linguistico, storcendo il naso davanti ai neologismi.

Tutti noi ci ricorderemo le annose polemiche, nel 2016, sulla liceità o meno di accogliere nei dizionari il termine petaloso.

I dizionari, appunto. Sono in fondo loro che normano la lingua, e ogni anno si attende l’uscita delle nuove edizioni dei più autorevoli vocabolari italiani, per meglio capire dove stia andando la nostra lingua.

Tra essi c’è senza dubbio il glorioso Devoto-Oli, nato nel 1971 e dal 2017 curato dai due insigni linguisti Luca Serianni e Maurizio Trifone.

Ebbene, l’edizione 2022 del vocabolario monolingua Devoto-Oli è appena uscita, e se ne sono viste delle belle. Perché tra le sue pagine compaiono oltre 500 neologismi. Che sembrano provenire soprattutto da tre bacini: come al solito, dal linguaggio giovanile. Ma anche dal Web e, in piccola parte, dalla pandemia, a testimonianza di come il Covid ci abbia cambiato profondamente. E forse anche in maniera stabile.

Prima di scoprire alcuni dei neologismi più interessanti che sono apparsi nel nuovo Devoto-Oli, scopriamo la struttura di questo celebre vocabolario.

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Com’è fatto il Devoto-oli 2022

Il Devoto-Oli 2022, disponibile sia in versione cartacea (snella) che digitale (più ricca), conta su un totale di 110.000 voci, 300.000 definizioni, 45.000 locuzioni e, appunto, più di 500 neologismi.

Ma non finisce qui. Il vocabolario è ricco di suggerimenti stilistici, oltre che di un meritorio servizio: quello di fornire alternative italiane alle parole inglesi, di cui si fa un uso tanto eccessivo quanto improprio.

E poi c’è l’importante riscrittura di 500 voci, stando soprattutto attenti a rispettare la parità di genere.

Non solo neologismi: il Devoto-oli e la parità di genere

Come abbiamo scritto in un altro articolo, l’edizione 2022 del Devoto-Oli si è occupata anche di rivedere ben 500 definizioni derivate da una cultura sessista.

Ecco dunque che cambiano le definizioni dei lemmi uomo e donna. E alcuni modi di dire in odore di misoginia non sono stati depennati, ma spiegati in modo circostanziato. Per fare un solo esempio, ecco la spiegazione del proverbio Chi dice donna dice danno:  “le donne sono spesso causa di problemi (secondo una visione misogina tipica di molti proverbi oggi in disuso).”

Dice Serianni, uno dei due curatori dell’opera: “Un vocabolario non è solo una rassegna utile di parole e definizioni particolari o difficili, ma la foto di un certo momento linguistico e quindi in certe fasi riflette il mutato senso di alcuni termini”.

I neologismi

Ma veniamo finalmente alla rassegna di alcuni dei più notevoli neologismi inseriti nel Devoto-Oli 2022.

Una quota delle 500 nuove parole riguarda certamente la pandemia da Coronavirus: vediamole nel dettaglio.

Le parole del Covid

Va detto che la pandemia, iniziata nella primavera del 2020, si era già introdotta nell’edizione 2021 del dizionario curato da Serianni e Trifone. Allora erano comparsi lemmi come mascherina, lockdown, spillover, droplet. E tamponare, naturalmente non nell’antico significato automobilistico ma nel senso di effettuare un tampone diagnostico.

Quest’anno ecco Covid area (reparto di una struttura sanitaria destinato alla diagnosi e alla cura di pazienti affetti da Covid19), Covid free e il più spericolato covidico (affetto da Covid-19). Per non parlare del pirotecnico covidiota (chi non bada alla profilassi anti-Covid). Attenzione a non fare confusione (ci sono cascati anche diversi colleghi di autorevoli quotidiani, nelle scorse ore), perché il termine covidoso (avido, bramoso, cupido) è antico: risale al Trecento ed è di origine provenzale.

Altri neologismi legati alla pandemia accolti nell’ultima edizione del Devoto-Oli sono proteina spike, variante virale, passaporto digitale e sindrome della capanna (o del prigioniero).

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La realtà che cambia

La realtà muta rapidamente, e con lei la lingua che la descrive.

Via libera dunque a nuove parole gergali o di tendenza: boomer, ingarellarsi, bioalbergo, dinner cancelling, namelaka, okra, pineseria, sacripantina.

E poi cultura, mass media e scuola hanno portato in dote neologismi come acchiappaclic (contenuto accattivante che attira l’attenzione dell’utente, inducendolo a collegarsi a una determinata pagina Internet, a scopi principalmente pubblicitari), websurfer, bannato, transfobico, divario di genere, catcalling, affetto stabile, Spid, Didattica Digitale Integrata, democrazia elettronica, postumano.

Dall’ecologia e dall’economia, infine, arrivano climaticida, emissioni zero, impatto zero, climatariano, ecoimpronta, paesi frugali, transizione ecologica, Dop economy, fondo per la ripresa economica, ipercapitalismo, Pnrr, recovery plan.

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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