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Plutone oceani

Gli oceani di Plutone potrebbero essere più antichi di quanto anticipato
Una nuova scoperta sulle origini del pianeta nano con diverse possibili implicazioni


Secondo quanto scoperto da alcuni ricercatori, la nascita di Plutone potrebbe essere stata più violenta di quanto inizialmente immaginato, con possibili conseguenze sulla vera età degli oceani del pianeta nano e sulla possibilità per questo corpo celeste di ospitare vita aliena.

Gli oceani di Plutone potrebbero essere molto antichi

Plutone, scoperto relativamente di recente negli anni 30, è un corpo celeste molto particolare. A partire dalla sua dibattuta classificazione (prima come pianeta, ora come pianeta nano) e dalla sua orbita molto strana rispetto a quella di tutti gli altri pianeti, questa remoto pezzo di roccia affascina da tempi scienziati e ricercatori di tutto il mondo.

E, come per anche gli altri corpi celesti del nostro Sistema Solare, di tanto in tanto emergono nuove scoperte che lo riguardano e che aprono nuove, interessanti possibilità. L’ultima di queste riguarda le origini di Plutone, che potrebbero essere molto diverse da quanto immaginato fino ad ora dai ricercatori.

Una nascita turbolenta

Secondo la teoria fino ad ora più gettonata, Plutone si sarebbe formato come un’unione di alcune rocce provenienti dalla cosiddetta Fascia di Kuiper, che si trova oltre l’orbita di Nettuno.

Alcuni scienziati, però, ritengono che questo pianeta nano potrebbe aver avuto una nascita molto più turbolenta. Attraverso alcune osservazioni geologiche fatta dalla sonda NASA New Horizons nel 2015, infatti, è stato possibile studiare alcune formazioni caratteristiche di Plutone. Queste indicherebbero che, almeno nell’antichità, il planetoide avrebbe vissuto una fase di calore intenso, forse dovuta proprio all’aggregazione violenta delle rocce spaziali.

Un’oceano ricco di vita?

Questa notizia ha delle implicazioni, oltre che geologiche, forse anche biologiche. Abbiamo infatti da tempo delle prove che indicherebbero la presenza di oceani liquidi sotto lo spesso strato ghiacciato superficiale. Le teorie fino adesso più popolari, però, ipotizzavano che questi oceani si fossero formati nel tempo grazie al calore radioattivo proveniente dal nucleo di Plutone. Si tratterebbe quindi di formazioni liquide molto recenti, probabilmente troppo giovani per ospitare anche solo potenzialmente delle forme di vita.

La nuova teoria che vedere un’origine calda per il nano pianeta ha cambiato però le carte in tavola. Se infatti fosse stata possibile la presenza di acqua liquida sin dalla nascita del corpo celeste, mantenuta poi tale dai suddetti elementi radioattivi, è possibile che gli oceani di Plutone e di molti altri planetoidi transnettuniani (come Eris, Makemake e Haumea) siano molto antichi e quindi possibilmente abitati.

Ovviamente la presenza di vita sarebbe probabilmente limitata a forme di vita unicellulari e anche in questo caso si tratterebbe di un’eventualità molto improbabile. Non sappiamo infatti se sono presenti altri elementi fondamentali necessari alla formazione di molecole organiche su questi corpi. La presenza di acqua liquida per un periodo prolungato di tempo è però sicuramente un requisito fondamentale e incoraggiante.

Come per tutte le teorie scientifiche, è necessaria altra ricerca per rafforzare o smentire questa serie di ipotesi e scenari. In caso di nuovi sviluppi, comunque, vi terremo sicuramente aggiornati a riguardo.

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Giovanni Natalini

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Ingegnere Elettronico prestato a tempo indeterminato alla comunicazione. Mi entusiasmo facilmente e mi interessa un po' di tutto: scienza, tecnologia, ma anche fumetti, podcast, meme, Youtube e videogiochi.
                   










 
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