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Siamo in una nebulosa, una dimensione spazio-temporale a noi estranea, multicolore e riempita solo da un suono lontano, un’eco di rintocchi di campane che richiamano la nostra attenzione e ci calano in un’atmosfera decisamente suggestiva. No, non preoccupatevi, non avete sbagliato recensione e non ci siamo bevuti il cervello: Pokémon Mystery Dungeon: Rescue Team DX comincia in un modo un po’ diverso dal solito, ma la vera sorpresa arriva a pochi minuti dall’inizio (per chi non avesse ancora provato la versione Rossa e Blu del 2005 di cui questo gioco è un remake). Incrociamo le dita, speriamo che siate ancora all’oscuro di tutto e non vi anticipiamo nulla, se non che la prova di questo nuovo titolo per Nintendo Switch è stata davvero oltre ogni previsione e ci siamo stupiti positivamente nel respirare una ventata di aria fresca in un franchise che da decenni propone e propina il solito plot. Non stavolta. Scopriamo insieme cos’è successo in questo nuovo viaggio!

Pokémon Mystery Dungeon: Rescue Team DX recensione – una nuova identità

Una serie di catastrofi sta affliggendo il mondo Pokémon, nonostante l’atmosfera coloratissima, come di consueto, non sembra evidenziarlo. Il mondo ha bisogno di qualcuno che salvi questi poveri animali indifesi e chi è meglio indicato se non…noi? Procediamo però con ordine e scopriamo come si diventa membri della Squadra di Soccorso che salverà i Pokémon in pericolo! Come anticipavamo, il sipario si apre con l’accompagnamento di una musica quasi spirituale e invitati a riflettere su noi stessi, cominciando con diverse domande per capire la nostra personalità, al termine delle quali viene data una risposta e assegnato un Pokémon. Niente paura, nulla è imposto, a parte la scelta della lingua all’inizio del gioco, quella è una delle poche impostazioni che non potremo più modificare. Dicevamo, dunque, non vi piace il Pokémon attribuitovi dalla IA? Potete cambiarlo selezionando il vostro mostriciattolo a partire da un roster abbastanza ampio (non la classica scelta tra tre Pokémon base) e soprattutto comprendente personaggi di generazioni diverse, dalla prima fino a quelle più recenti. Tra questi non dovremo scegliere soltanto l’amico che ci accompagnerà per tutto il gioco, ma anche il cosiddetto Pokémon schermo, colui che ci segue durante l’avventura e che ci farà da guida durante il percorso.

Un Pokémon che ci impartisce lezioni? E da quando? Beh, facile: da quando noi stessi siamo Pokémon. Proprio così, è finita l’era della scelta fra allenatore o allenatrice (ma è rimasta quella per cui dobbiamo relegare la nostra scelta al genere maschile o femminile, touché), partendo da casa propria per addentrarsi nei meandri della nuova vita tra palestre e Lega Pokémon. Ora vediamo il mondo con occhi diversi e da tutt’altra prospettiva, quella dei nostri compagni che da oltre vent’anni chiudiamo nelle Poké Ball e riponiamo nel nostro zaino. Ci siamo trasformati in Pokémon, una sensazione raramente provata prima d’ora e che ci lascia a bocca aperta (pur rimanendo muti durante i dialoghi con gli altri nostri “simili”, in quanto non riusciamo ancora a esprimerci nella loro lingua).

Alla volta dei dungeon

Senza indugiare oltre, andiamo avanti e cominciamo a giocare, scoprendo man mano i dungeon misteriosi che vengono citati anche nel titolo, essendo il cuore di questo gioco. Sono appunto dungeon che variano di conformazione ogni volta che vi entriamo, oltre a presentare al loro interno dei nemici contro i quali combattere e avanzare di livello. Dovremo addentrarci ogniqualvolta avremo a che fare con richieste inviateci da Pokémon in pericolo, rigorosamente giunte nella nostra cassetta della Posta; sì, avremo una casa a cui fare base ogni volta per riposarci e riprenderci, una graziosa dimora in un bosco, da dove partire verso nuove avventure e missioni, oppure per dirigerci alla città vicina e consultare richieste di soccorso all’ufficio postale Pelipper. Non poteva mancare infatti una sorta di centro cittadino, dove ogni attività commerciale viene gestita dai Pokémon maggiormente indicati, come Persian a guardia della banca o Kangaskhan, e dove troviamo anche un Dojo dove allenarci e prepararci al meglio per sfidare gli avversari nei dungeon.

Solo missioni e lotte? Non sempre: per quanto Pokémon Mystery Dungeon: Rescue Team DX sia soprattutto giocabile in single player, potremo però dare una mano ai nostri amici (o ricevere aiuto da loro) grazie alla connessione al servizio Nintendo Switch Online, collegandoci dall’ufficio postale con i nostri compagni tramite il Portale SOS. Ogni buona azione, che sia un aiuto o una missione compiuta, viene chiaramente ricompensata con oggetti e somme di denaro per potenziarci e migliorare le abilità della nostra coppia vincente! Lo ammettiamo però: alla lunga le missioni, per quanto diventino chiaramente più complesse e ci possa anche venire voglia di farci prendere la mano dalla voglia di dedicarci al solo levelling dei compagni di viaggio, rischiano di diventare abbastanza ripetitive e di accantonare il software dopo poco tempo. Un rischio reso più probabile da alcune pecche tecniche…

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Pokémon Mystery Dungeon: SQUADRA DI Soccorso...
  • Il gioco è basato sui classici della serie Pokémon mystery dungeon, Pokémon mystery dungeon: squadra Rossa e Pokémon...
  • Grafica di ultima generazione e un incantevole stile artistico da libro illustrato

Nuove grafiche, vecchie abitudini

Infatti non tutto è oro quel che luccica: se finora abbiamo evidenziato pregi e bellezze di questo gioco, dobbiamo rimarcare alcuni aspetti che ci sono piaciuti un po’ meno, ad esempio la solita mancanza della modalità touch, attiva solo in alcuni casi, come ad esempio per digitare il nome di un Pokémon. Per la maggior parte del gameplay la funzione non è contemplata, ahinoi. Osserviamo anche quanto sia ricco il menu, sia per impostazioni di gioco, sia per la quantità di guide, suggerimenti e aiuti forniti sin dall’inizio. Il manuale di gioco, disponibile in qualsiasi momento, è una vera e propria raccolta di indicazioni utili che vengono aggiunte man mano che procediamo nella storia, per diventare un diario di bordo, utile a ogni occorrenza.

A tal proposito però, abbiamo notato come Nintendo abbia faticato a scrollarsi di dosso la necessità di “impartire lezioni” ai propri giocatori, portandoli per mano e seguendoli quasi pedissequamente durante il gameplay. Ci siamo imbattuti in una sovrabbondanza di nozioni e spiegazioni che, se da un lato concorrono a rendere accessibile il gioco spianando ogni dubbio su ciascuna funzione, dall’altro lo rendono abbastanza difficile da gestire, dovendo memorizzare tutto quanto e facendoci accusare il colpo della prolissità delle spiegazioni e dei contenuti.

Altre opzioni utili sono l’esplorazione automatica, per non perdere tempo e andare direttamente alla ricerca di oggetti sparsi nel dungeon, mentre esploriamo spostandoci con qualche difficoltà legata a una parziale legnosità dei comandi: i nostri Pokémon si spostano sempre insieme su una mappa che prevede movimenti su blocchi, non consentendoci di muoverci fluidamente, ma quasi a scatti e spesso scontrandosi tra di loro o bloccandosi in battaglia, senza permetterci di reagire e lasciando che sia solo il nostro compare a combattere. Se abbiamo notato qualche scatto meccanico e poco fluido anche nei momenti di dialogo, abbiamo apprezzato la continuità di azione nel flusso del gameplay quando ci imbattiamo in qualche nemico. Manca quindi il classico siparietto di inizio battaglia a cui eravamo abituati tradizionalmente, oltre a poter visualizzare il nemico in anticipo, rispetto al tempo in cui vigeva ancora la legge della casualità degli incontri e, qualora tenessimo attiva la mappa sullo schermo, vediamo il puntino rosso del nemico, così da poter scegliere se evitarlo o affrontarlo scagliando le nostre mosse migliori.

Ultimo aspetto, ma assolutamente importante, è la grafica; completamente rinnovata e davvero apprezzata nel suo genere, tutto appare come disegnato con tratti manuali a matita e tempera su tela, dando la sensazione di star giocando con illustrazioni di un libro e non con “semplici” creazioni virtuali. Questo stile ci ricorda in parte quelo già sperimentato in Ōkami, altro videogioco di chiara derivazione nipponica per stile e contenuti, a cui i creatori di questo titolo Pokémon si sono decisamente ispirati per dare vita a un prodotto più suggestivo e diverso rispetto alla tendenza patinata e super colorata. Un punto, questo, sicuramente a favore di un gioco che non ha faticato a ottenere la nostra approvazione complessiva, fatto salvo qualche piccola e fisiologica sbavatura.

In conclusione…

Agli albori del 2020,  Nintendo ha dato una svolta fresca che ci ha consentito di vivere una nuova avventura, sia in termini di game design, sia in termini di grafica scelta. Chiaramente, la serie Pokémon ha stabilito un certo equilibrio nel corso del tempo, rendendo questo universo un luogo sicuro, a portata di bambino e di giocatore che sa di stare intraprendendo un’avventura piacevole e senza alcun “rischio” di incappare in momenti adrenalinici, turbolenti o emotivamente difficili da sostenere. Bene così, una coerenza che viene mantenuta ancora una volta, così come l’identità “pulita” e cristallina di una storia che presenta sì una variazione sul tema, ma senza perdere credibilità, né costanza con quelli che sono i suoi capisaldi: divertimento genuino ed energia colorata.

Pokémon Mystery Dungeon: Rescue Team DX

Pro Pros Icon
  • Grafica nuova e suggestiva
  • Un gameplay con un punto di vista inedito e molto apprezzato
  • Avventura tranquilla e dalla buona longevità
Contro Cons Icon
  • Qualche problema di fluidità nei movimenti
  • Eccessiva prolissità delle spiegazioni e dei contenuti
  • Motore di gioco dalle performance non sempre ottime

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Francesca Sirtori

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Indielover, scrivo da anni della passione di una vita. A dispetto di tutti. Non fatevi ingannare dal faccino. Datemi un argomento e ne scriverò, come da un pezzo di plastilina si ottiene una creazione sempre perfezionabile. Sed non satiata.
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