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realtà virtuale cerimonia laurea

Quando si laureano gli avatar
L'Indian Institute of Technology Bombay ha avuto la prima cerimonia di laurea al mondo in realtà virtuale


Realtà virtuale: perfetta per immergersi in un videogioco con gli amici, simulare il volo di un aereo e … consegnare i diplomi di laurea agli studenti durante il lock down. L’Indian Institute of Technology (IIT) Bombay, una delle più prestigiose università tecnologiche dell’India, ha voluto celebrare i suoi laureandi con una cerimonia VR.

Consegna dei diplomi di laurea in realtà virtuale

Domenica IIT Bomaby ha consegnato la laurea a oltre 2.000 candidati (in India ci si laurea insieme a fine anno accademico, come avviene negli Stati Uniti). La praticità avrebbe voluto una o più conferenze su Zoom e qualche francobollo per spedire i certificati a casa. L’università ha però voluto fare un passo ulteriore per marcare questo importante evento nelle vite dei suoi studenti.

Ogni studente ha ricevuto il proprio avatar, creato  con le proprie fattezze. Ognuno degli studenti ricreati in realtà virtuale ha poi salito gli scalini del palco per avere il proprio momento di gloria, premio simbolico per gli anni di studio. Dopo la cerimonia gli avatar hanno potuto camminare per l’università e interagire con i compagni di corso, che forse non vedevano dall’inizio del lock down.

L’università ha spiegato di aver voluto investire in quest’esperienza per non privare gli studenti dell’orgoglio di aver terminato con successo il proprio percorso di studi. Il processo di virtualizzazione dell’intero corpo studentesco (dai laureandi ai dottorandi) ha richiesto “un tremendo sforzo dei nostri professori e del nostro staff“. Il professor Subhasis Chaudhuri, rettore di IIT Bombay, è però convinto che ne sia valsa la pena. “Speriamo quest’esperienza infonda entusiasmo ai nostri laureati e dottorandi e a tutti gli ingegneri nel Paese, affinché pensino in grande e in maniera innovativa“.

L’impressione da fuori può anche sembrare quella di una versione accademica di The Sims ma per gli studenti questa esperienza in realtà virtuale ha segnato un momento importante della loro vita. Un’esperienza che loro (insieme ai propri avatar) non dimenticheranno.

Le lauree non sono gli unici eventi pensati per gli avatar

L’iniziativa dell’IIT Bombay è un esempio che altre università seguiranno. Le modalità potranno cambiare: immaginiamo che qualche scuola possa anche organizzare una cerimonia di laurea drive by, in cui i dottorandi ritirano il diploma come ritirano il cibo al McDrive. Negli Stati Uniti succede già per i compleanni, quindi perché no? Queste celebrazioni strane e nuove sono dettate da un’esigenza (speriamo) temporanea. Gli eventi in realtà virtuale però non sono destinati a terminare insieme al lockdown.

Anche prima che fosse una questione di sicurezza abbiamo imparato a usare i nostri avatar virtuali per eventi che non potevamo attendere di persona. Dal concentro di MarshMello su Fortnite  all’annuncio del prossimo film di Star Wars. Anni di videogiochi e film di fantascienza ci hanno in qualche modo preparato a eventi come la cerimonia delle lauree in India. Il lockdown sta facendo da catalizzatore di un fenomeno già in moto.

Interazione umana, anche se virtuale

In questi mesi ci siamo abituati a seguire annunci di eventi (come quello di PS5, per esempio) da casa nostra in pigiama. Però mancava il contatto con le altre persone che un’esperienza virtuale potrebbe dare. Uno dei motivi per cui la cerimonia dell’IIT Bombay ha funzionato così bene è stata la possibilità di interagire con professori e studenti. Parlarsi e stringersi la mano, pur restando distanti.

Questo non significa che il futuro è quello di Ready Player One, dove l’unica vita che conta è quella del nostro avatar. Il contatto umano libera endorfine e sprigiona sentimenti che il mondo virtuale non può regalare. Ma non è così assurdo pensare che una parte della nostra vita sociale sia vissuta attraverso degli avatar.

realtà virtuale ready player one
Cerimonia di consegna dei diplomi dentro Ready Player One

La maggior parte dei videogiochi permette di personalizzare il proprio personaggio perché siamo abituati a metterci nei panni virtuali di qualcun altro. Il passo successivo rispetto alla cerimonia di Mumbai è avere un avatar che possiamo acconciare e vestire perché ci assomigli in tutto. Che poi riceva per noi il diploma di laurea, anche se stiamo facendo un dottorato dall’altra parte dell’Atlantico. Guardi il concerto del nostro cantante preferito senza bisogno di code chilometriche e ore di viaggio. Partecipi a conferenze con colleghi da tutto al mondo, avendo la possibilità di stringere una mano virtuale.

Forse stiamo correndo un po’ troppo. Ma il rettore ci ha detto di “pensare in grande e in maniera innovativa”, quindi lo facciamo. Qualcuno potrebbe spaventarsi per il rischio di perdere la nostra umanità. Ma è la stessa cosa che si diceva all’arrivo degli smartphone, di internet, della corrente elettrica, della ruota. Siamo animali che sanno usare degli strumenti, la tecnologia è parte fondante di quello che ci rende uomini. La realtà virtuale può rendere possibile alcuni eventi e alimentare certe relazioni che sarebbero impensabili senza un avatar digitale.

L’università indiana potrebbe averci dato un assaggio del futuro. La realtà virtuale potrebbe divenire un pezzo importante della nostra vita sociale. Dopotutto, con tutto quello che spendiamo per vestire il nostro avatar nei videogiochi, comprargli anche un vestito di laurea non può essere un grande trauma.

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Stefano Regazzi

Il battere sulla tastiera è la mia musica preferita. Nel senso che adoro scrivere, non perché ho una playlist su Spotify intitolata "Rumori da laptop": amo la tecnologia, ma non fino a quel punto! Lettore accanito, nerd da prima che andasse di moda.