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Recensione: Call of Cthulhu, l’orrore si fa videogioco

Ecco il titolo ispirato al Ciclo di Cthulhu

Sono stati sviluppati molti prodotti ispirati ai racconti di Lovecraft. Il Ciclo di Cthulhu possiede – e con ogni probabilità possiederà sempre – un innegabile fascino, il che porta chiaramente alla produzione di giochi da tavolo, videogiochi, opere collaterali ispirati ad esso.
L’ultimo arrivato in questo senso è Call of Cthulhu, sviluppato da Cyanide e disponibile per PlayStation 4, Xbox e PC.

Le premesse dietro Call of Cthulhu sono molto semplici, e sicuramente gli appassionati dello scrittore non stenteranno a riconoscerne le ispirazioni.
Il giocatore si trova nell’Inghilterra dei primi del ‘900 e veste i panni di Pierce, un investigatore privato. Pierce riceve la visita di un uomo che, disperato, gli chiede di fare luce sul caso della morte della figlia. Quest’ultimo è ufficialmente avvenuto a causa di una fatalità, ma l’uomo sostiene con fermezza di essere convinto vi sia dell’altro dietro.

L’investigatore accetta e si reca sull’isola di Dark Water, per poter raccogliere indizi e interrogare gli abitanti del luogo. Si rende immediatamente conto che la cosa non sarà semplice. Gli autoctoni difatti si mostrano immediatamente estremamente diffidenti nei confronti di Pierce, oltre che particolarmente superstiziosi.
Pierce non si lascia intimidire, e inizia le sue indagini. In breve tempo però si renderà conto di essere finito all’interno di un incubo di proporzioni inimmaginabili.

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Il gameplay

Dunque.
Per quanto riguarda un gioco di questo tipo, l’atmosfera è fondamentale. E dobbiamo dire che Cyanide ha centrato in pieno l’obiettivo.
Il titolo è pieno di quelle atmosfere Lovecraftiane che gli appassionati tanto amano e che sanno riconoscere a colpo d’occhio. L’ambientazione è – chiaramente – parecchio cupa, e immediatamente ci si rende conto di essere finiti all’interno di un qualcosa che andrà peggiorando di momento in momento. Dark Water Island è espressamente ispirata alla cittadina di Aldebaran, ambientazione del racconto La Cerimonia; lo stesso vale per molte situazioni che vi si verificheranno. Non vi facciamo spoiler.

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Il comparto sonoro contribuisce egregiamente nel creare ansia e angoscia, così come gli scenari.
Il sistema di gioco è basato su sette abilità, o statistiche, che il giocatore può scegliere come, quanto e quando incrementare: Eloquenza, Forza, Investigazione, Medicina, Occultismo, Psicologia e Fiuto.
Tale sistema consente di avere un’esperienza particolarmente libera e personalizzata. A seconda delle abilità che avrete incrementato, infatti, potrete sfruttare un diverso approccio alle sfide, agli indovinelli e ai dialoghi che vi verranno proposti, scegliendo quello che maggiormente si adatta alle stesse… o, perché no, fallendo miseramente perché privi delle statistiche giuste.
Inoltre, ogni avvenimento cui il protagonista sarà esposto contribuirà nell’intaccare la sua salute mentale. Sarà il giocatore a dover fronteggiare il tutto in modo da ricevere meno danni possibile.

Qualche difetto

Tuttavia il gioco non è perfetto; il difetto più consistente è il comparto grafico. Fuori dalle cutscenes, infatti, le animazioni sono piuttosto legnose, e nei dialoghi dei vari personaggi il labiale non è sincronizzato. Inoltre, i dialoghi dei vari NPC vanno subito in loop.
Si tratta di difetti trascurabili? Beh… considerando gli standard cui siamo abituati, non molto.

Valutazioni finali…

In conclusione tuttavia Call of Cthulhu è un titolo decisamente godibile, adatto soprattutto ai fan di uno dei grandi maestri dell’horror e che sa fornire parecchie ore di ansietta e immersione.

Ph’nglui mglw’nafh Cthulhu R’lyeh wgah’nagl fhtagn.

Call of Cthulhu

  • Ottima atmosfera
  • Comparto sonoro ben riuscito
  • Pesca a piene mani dalla mitologia di Lovecraft
  • Graficamente non eccelso
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Francesca Menta

Nella vita legge fumetti, guarda cartoni e fa altre cose noiose e banali che non vale la pena menzionare. Allenatrice di Pokémon dal 1999. A quanto pare adesso recensisce anche videogiochi, coronando il sogno di una vita: poter gridare con fare oltraggiato "Lo sto facendo per LAVORO" ogni qualvolta viene trovata di fronte ad una console.
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