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Recensione Close To The Sun – Quando si superano i limiti della scienza

Una giornalista alla ricerca di sua sorella, una nave, un mistero da svelare

Una nave in mezzo al mare con a bordo centinaia di scienziati guidati da Nikola Tesla, liberi di dare sfogo alla loro sete di conoscenza e svolgere i più visionari esperimenti. Cosa potrebbe andare mai storto? Tutto ovviamente! Questa è la premessa di Close to the Sun, l’horror adventure del team italiano Storm in a Teacup di cui voglio parlarvi in questa recensione.

La rivincita di Tesla

Siamo intorno alla fine dell’Ottocento, in un mondo diverso da come lo conosciamo: l’ucronia di Close to the Sun, infatti, parte dal presupposto che il grande inventore Nikola Tesla sia riuscito a esprimere al massimo il suo potenziale, portando un’era d’innovazione scientifica grazie alle sue creazioni e diventando l’uomo più ricco del pianeta.

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Uno dei suoi progetti più grandi è la Helios, un’enorme nave che ospita scienziati provenienti da tutto il mondo. Viaggiando in acque internazionali, lontani dalla terra ferma e dal controllo dei governi, possono dedicarsi completamente alla ricerca senza arrecare danno alla popolazione, supportati da Tesla e dalla sua azienda Wardenclyffe. Il personaggio da noi interpretato è Rose Archer, una giovane giornalista che riceve una lettera da sua sorella Ada, una fisica quantistica, in cui le chiede di raggiungerla a bordo dell’Helios. Appena arrivati, noteremo subito che qualcosa non va: disordine ovunque, nessuno in vista e sulla porta d’ingresso la scritta scarlatta “Quarantena“. Da qui inizia la nostra esplorazione della nave, guidati da Ada con cui comunicheremo tramite un piccolo auricolare. Ben presto ci renderemo conto che qualcosa di mostruoso sta uccidendo tutti gli abitanti dell’Helios e, senza armi a nostra disposizione, l’unica nostra salvezza sarà la fuga.

Scelgo l’impossibile. Scelgo… Helios! [semi cit.]

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Parliamo subito dell’elefante nella stanza: Close to the Sun è un clone di BioShock? Nì. L’idea è balenata in mente a tutti fin dalle prime informazioni rilasciate sul gioco, ma, come sottolineato dagli sviluppatori stessi, i due titoli sono molto distanti. Per quanto siano presenti alcuni elementi in comune nella trama e nello stile (fantascienza, art decò, luogo lontano utopico pensato per grandi menti ma poi andato in rovina, un leader carismatico), Close to the Sun si allontana nettamente dalla creatura di Irrational Games per quanto riguarda il gameplay. Ci troviamo di fronte, infatti, ad un’avventura grafica in prima persona, basata esclusivamente sulla storia, sull’esplorazione e sulla risoluzione di alcuni enigmi ambientali.

Non si hanno armi né tanto meno poteri a disposizione e l’unico modo per difenderci nei (pochi) momenti di pericolo sarà fuggire. Partendo da questo presupposto, si capisce perché Storm in a Teacup abbia indicato come principali fonti d’ispirazione titoli quali Outlast, SOMA e Firewatch. Personalmente, ho notato anche un riferimento a Everybody’s Gone to the Rapture nella figure dorate evanescenti provenienti dal passato che ci accompagneranno per tutta la partita.

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Parola d’ordine: scappa

Vista la tipologia di gioco, va da sé che il sistema di controllo è davvero basilare, Oltre a muoverci e guardarci intorno, possiamo fare davvero poco: possiamo saltare e superare gli ostacoli, interagire con alcuni oggetti (evidenziati tramite un simbolo in sovrimpressione), correre e ingrandire la visuale. È presente anche un inventario, ma praticamente non lo userete mai, in quanto quello che raccoglierete vi verrà automaticamente messo a disposizione quando dovrà essere utilizzato, ad esempio, per risolvere un enigma. Personalmente ho affrontato tutta l’avventura con mouse e tastiera, ma vista la semplicità dei comandi potete tranquillamente utilizzare il controller.

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Lo svolgimento è molto lineare, non saranno presenti bivi o scelte, e dovreste riuscire a completare il gioco in circa 6 ore, poco di più se vi dedicherete alla raccolta dei collezionabili nascosti nelle stanze. La difficoltà generale del titolo è bassa, infatti i rompicapi sono davvero semplicissimi (insomma, non ci troviamo di fronte a un Myst o The Witness) e gli inseguimenti anche. Per affrontare questi ultimi, basterà essere abbastanza rapidi nel capire la strada da intraprendere e interagire con l’ambiente con le giuste tempistiche. Nel caso in cui sbagliaste (a volte anche a causa del sistema di controllo non sempre reattivo), Rose morirà, ma non sarà un grande problema visto che i checkpoint vi riporteranno all’inizio della scena. Avrei preferito, invece, qualche salvataggio automatico in più durante l’esplorazione, in quanto a volte ho dovuto ripercorrere sezioni già affrontate dopo aver interrotto la sessione.

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Come detto all’inizio, Close to the Sun è un horror e devo dire che effettivamente è riuscito a creare non poca tensione in me, soprattutto nella prima metà del gioco. La combinazione di stanze poco illuminate, comparto audio curato e jumpscare ben piazzati, oltre a una primordiale paura dell’ignoto, mi ha fatto saltare sulla sedia non poche volte. Devo ammettere, però, che, una volta abituatami al ritmo e capite le meccaniche, questa tensione è andata scemando, soprattutto nelle sezioni di fuga, diventate quasi dei quick time event. Una volta svelata la minaccia presente sulla nave, inoltre, questa perde il suo potere orrorifico, anche a causa di un design non particolarmente ispirato.

Art Decò e sangue

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A dare vita all’Helios è un Unreal Engine 4 in grande spolvero: le ambientazioni in stile Art Decò sono davvero splendide e ricche di oggetti e ho passato molto tempo a esplorare le stanze per coglierne ogni minimo dettaglio. Resi benissimo anche gli elementi gore, come i corpi dilaniati dei poveri scienziati, che potrebbero mettere alla prova gli stomaci più sensibili. Davvero sapiente è poi l’utilizzo delle luci, che contribuiscono notevolmente a creare l’atmosfera con il loro posizionamento strategico.

Promosso il comparto audio, sia per quanto riguarda gli effetti sonori sia per le musiche, entrambi ben studiati e che accompagnano egregiamente le situazioni che affronteremo. Il gioco è corredato anche da doppiaggio in italiano: niente da dire sull’interpretazione dei doppiatori, ma ho trovato l’audio dei dialoghi un po’ gracchiante e a volte troppo alto, tanto da dover giocare continuamente con il volume.

Ho riscontrato, infine, un frame rate un po’ ballerino: ho notato una perdita di FPS in vari momenti del gioco, con cali da 75 (valore massimo da me impostato per sfruttare il Free Sync del mio monitor, ndr) a 49 FPS, raggiungendo addirittura i 22 per qualche istante. È stata, comunque, una problematica marginale e passeggera, che non è andata a minare l’esperienza generale. Altro elemento tecnico che non mi ha convinta appieno è stata la resa dei personaggi non giocanti, le cui animazioni in particolare mi sono sembrate legnose e innaturali.

Una conclusione inconcludente

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Close to the Sun mi aveva incuriosita fin da subito, un po’ per i richiami “rapturiani” (inutile negarlo), un po’ per la storia che mi sembrava alquanto interessante. Sicuramente gli appassionati di scienza e di Tesla in particolare rimarranno soddisfatti nel vedere tutti gli easter egg e i riferimenti alla vita e alle creazioni del brillante scienziato serbo, con tanto di museo a lui dedicato all’inizio del gioco.

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Guarda un po’ chi c’era sull’Helios!

La storia, per quanto non originalissima e in alcuni frangenti un po’ scontata, mi aveva davvero appassionata ed ero curiosa di giungere alla scena che avrebbe sbrogliato la matassa (abbastanza intricata, visto che uno dei temi è il viaggio nel tempo). Il problema, purtroppo, sta proprio qui: il finale sembrava sempre più vicino, eppure molte delle mie domande sullo svolgimento degli eventi non avevano ancora ricevuto risposta. Qualche altro passo ed ecco che sono partiti i titoli di coda, lasciandomi purtroppo con tanti dubbi e il desiderio di sapere di più sul fato di Rose, Ada e Tesla. Spero che una seconda partita più analitica e lenta possa farmi cogliere qualche elemento chiarificatore sfuggito al mio sguardo, ma l’impressione che ho avuto è che a un certo punto si sia premuto l’acceleratore sulla storia, andando a perdere qualcosa per strada.

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Per terminare questa recensione di Close to the Sun, posso dire che il tempo trascorso a bordo dell’Helios è stato sostanzialmente piacevole. Suggerisco il soggiorno principalmente ai fan di Tesla e dei titoli story driven, mentre chi cerca una sfida nel gameplay potrebbe rimanere deluso. Il gioco è disponibile in esclusiva su Epic Games Store al prezzo di 29,99 euro.

Close to the Sun

  • Ambientazioni favolose
  • Cura per i dettagli
  • Storia intrigante
  • Buon livello di tensione
  • Finale non convince
  • Fasi d'azione troppo semplici
  • Frame rate traballante
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Silvia Maddalena

Appassionata di videogiochi, cinema e serie TV, passo il mio tempo tra Temeria, la Zona Contaminata, Rapture e tanti altri bei luoghi lontani armata di mouse e tastiera.
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