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Rimpicciolire la materia: il nuovo metodo del MIT

Una nuova tecnica con possibili applicazioni in robotica e ottica

Molti progressi tecnologici si basano sulla miniaturizzazione. Basti pensare alla differenza tra uno dei primi computer ed uno smartphone moderno, con il primo grande quanto una stanza e con solo una frazione della potenza di calcolo del secondo. Fino ad ora, però, si è sempre rivelato abbastanza complicato costruire parti meccaniche o strutture nell’ordine dei nanometri. Una nuova tecnica per rimpicciolire la materia, sviluppata dal MIT, potrebbe aprire una nuova strada alla costruzione di nanostrutture, con ricadute in campi come l’ottica e la robotica.

Rimpicciolire la materia con un pannolino?

Le tecniche fino ad ora a nostra disposizione per costruire nanostrutture sono molto lente, e basate sull’impilare uno per uno degli strati sottilissimi, oppure sono limitate a particolari materiali. Questa nuova tecnica, invece, sarebbe utilizzabile con una grande varietà di materiali e forme, aprendo moltissimo le possibili applicazioni.

Alla base di questo nuovo metodo c’è una impalcatura di acrilico, dello stesso materiale assorbente trovato all’interno dei pannolini, trattata con un metodo che rende possibile imploderla quando esposta ad un acido. All’interno di questa struttura sono quindi poste le molecole del materiale voluto, che al momento del restringimento saranno compresse nella forma desiderata.

MIT nanostruttura

La tecnica è in grado di ridurre di 1000 volte il volume dell’oggetto costruito, ma presenta ancora dei limiti in termini di risoluzione: per ora i ricercatori possono creare oggetti grandi circa 1 millimetro cubico con una risoluzione dei dettagli di 50 nanometri. Per oggetti più grandi, però, per esempio da 1 centimetro cubico, la risoluzione è limitata a 500 nanometri.

I ricercatori contano di migliorare ulteriormente questa tecnica, e di applicarla nei campi più disparati: in ottica, per creare lenti altrimenti irrealizzabili, e in robotica, per creare robot a partire da componenti nanometrici. Questo metodo è inoltre alla portata della maggior parte dei laboratori di ricerca, richiedendo strumentazione e materiali relativamente comuni. Questo fattore sarà fondamentale per la sua diffusione ed il suo miglioramento, e possiamo aspettarci di vederlo impiegato presto in nuovi studi e ricerche.

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Via
Engadget
Source
MIT News

Giovanni Natalini

Ingegnere Elettronico prestato a tempo indeterminato alla comunicazione. Mi entusiasmo facilmente e mi interessa un po' di tutto: scienza, tecnologia, ma anche fumetti, podcast, meme, Youtube e videogiochi.

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