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Dietrofront delle scuole di New York: ChatGPT non sarà vietata

È una marcia indietro significativa

C’era una volta, qualche decennio fa, uno strumento terrorizzante, che proiettava immagini da uno schermo.

Chissà quali effetti nocivi avrebbe avuto sulla popolazione inerte, si sono chiesti in molti. Oggi, più o meno in tutte le case ci sono uno o più televisori. E se ciò non accade, è perché ormai guardiamo i programmi attraverso i nostri (svariati) device.

Funziona sempre così: al di là dei luddisti più intransigenti, ogni nuovo approdo tecnologico destinato a un utilizzo diffuso viene, almeno in un primo tempo, guardato con sospetto.

È capitato anche a ChatGPT. Che, come abbiamo scritto in un articolo dello scorso gennaio, ha scatenato le fantasie più estreme. C’è chi ha passato notti insonni a saggiarne le qualità, e chi lo ha nominato corruttore di anime.

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Il ban delle scuole di New York a ChatGPT

E così, ecco i primi interventi censori contro l’allora ultima creazione di OpenAI.

Hanno iniziato proprio le scuole di New York a bandire ChatGPT, “a causa delle preoccupazioni per gli impatti negativi sull’apprendimento degli studenti e le preoccupazioni relative alla sicurezza e all’accuratezza dei contenuti”.

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Sulla scorta di questa frettolosa decisione, presa lo scorso gennaio, si sono mossi nella stessa direzione alcuni istituti di Los Angeles, e poi Paesi come Francia, Australia e India.

Fino ad arrivare al caso dell’Italia, dove però lo stop a ChatGPT imposto dal nostro Garante ha avuto come causa la raccolta illegale dei dati personali degli utenti.

Il dietrofront

A distanza di quattro mesi dal ban di ChatGPT dalle scuole di New York, c’è stato un apprezzabile ripensamento.

Lo ha comunicato David C. Banks, direttore delle scuole pubbliche cittadine.

Lo ha fatto redigendo un articolo pubblicato nella giornata di giovedì 18 maggio su Chalkbeat. Dove ha ammesso che l’accoglienza di ChatGPT è stata viziata da un preconcetto. “La paura e il rischio istintivi hanno trascurato il potenziale dell’IA generativa per supportare studenti e insegnanti.”

E ha poi ragionevolmente ammesso che “nella realtà in cui i nostri studenti stanno vivendo e nel mondo in cui lavoreranno, la comprensione dell’IA generativa è fondamentale.”

Ecco il punto: se un fenomeno ha già attecchito ed è destinato a radicarsi sempre di più, ogni battaglia per cercare di arrestarlo è una battaglia di retroguardia.

Occorre semmai coglierne gli aspetti positivi e individuarne (e arginarli con delle precise norme) i potenziali aspetti dannosi.

Conoscere, non vietare

Dopo un momento iniziale in cui il chatbot conversazionale ha colto di sorpresa, ecco ora che gli istituti di New York nei confronti di ChatGPT stanno assumendo l’atteggiamento più lungimirante.

“Il nostro team ha avviato discussioni con i leader del settore tecnologico sul potenziale delle loro piattaforme e sulle possibilità future per scuole, educatori e studenti.

Soprattutto, abbiamo consultato i nostri esperti più fidati: educatori cittadini, molti dei quali avevano già iniziato a insegnare sul futuro e l’etica dell’IA, grazie all’iniziativa Computer Science for All nelle nostre scuole, utilizzando l’IA generativa per migliorare il loro insegnamento.”

Dalla cautela all’entusiasmo

Con grande lucidità, Banks parla di una cautela iniziale, che però adesso si è trasformata “in un’esplorazione e un attento esame del potenziale e dei rischi di questa nuova tecnologia.”

Il senso generale di questa inversione di rotta è la consapevolezza che l’IA sarà sempre più presente nella vita delle persone. Che quindi, fin da giovani, è bene che imparino a conoscerla, gestirla e non subirla passivamente.

Ecco dunque che negli istituti newyorkesi l’intelligenza artificiale sarà sempre più implementata, e tutti gli attori coinvolti saranno alfabetizzati al suo corretto utilizzo.

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Ma c’è chi continua a dire no

È dunque apprezzabilissimo (come in fondo lo è sempre un’autocritica) il mutamento di prospettiva delle scuole di New York nei confronti di ChatGPT.

Tuttavia, pochi giorni prima del meritorio articolo di David C. Banks, sul medesimo argomento si era espresso Jim Steyer, CEO di Common Sense Media, un’organizzazione no profit di ricerca e difesa dei bambini.

Intervistato dalla CNN, Steyer ha dichiarato che “ChatGPT e l’intelligenza artificiale stanno correndo sui binari come un treno merci. Sarà un grosso problema nella vita dei nostri figli”.

Anche se in un passaggio ulteriore, la critica aprioristica sembra – per fortuna – lasciare spazio a una prospettiva più equilibrata: “Dovremo assicurarci che queste nuove importanti piattaforme di intelligenza artificiale come ChatGPT vengano utilizzate con delle regole chiare da parte delle scuole”.

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Autore

  • Claudio Bagnasco

    Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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