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Skullcandy Push recensione: il fratello maggiore rimasto indietro

Abbiamo provato gli earbuds di fascia alta attualmente presenti nella linea di Skullcandy

Skullcandy, famoso brand americano di cuffie dallo stile streetwear, è ormai da quasi un anno entrata nel mercato delle earbuds truly wireless, grazie all’introduzione delle Skullcandy Push. Da allora l’azienda ha espanso la sua linea di pods, prima con le Indy e poi con le Sesh, entrambi modelli molto più economici ma sulla carta non troppo diversi dalle ben più costose Push. C’è quindi un motivo per cui qualcuno dovrebbe scegliere quest’ultimo modello? Quali sono le caratteristiche, se esistono, che rendono questo prodotto più interessante per un consumatore? Per rispondere a queste domande, le abbiamo messe alla prova:

Skullcandy Push recensione: problemi di connettività

colori Skullcandy Push

La prima cosa che salta all’occhio di queste cuffie, come in generale di tutti i prodotti Skullcandy, è l’aspetto estetico. Il modello che abbiamo provato è di un bel ciano scuro, quasi un verde scarabeo, definito dall’azienda come Psycho Tropical Teal. Sono però anche disponibili, come colori, anche grigio (GRAY DAY), grigio scuro (DARK GRAY) blu (INDIGO) e rosso scuro (DEEP RED). A prescindere, complici anche la forma ovale e il piccolo teschio nero, logo dell’azienda, non passerete di certo inosservati con queste cuffie.

Skullcandy Push in mano

Tirandole fuori dalla custodia, di colore abbinato, le cuffie si accenderanno automaticamente, provando a collegarsi con l’ultimo dispositivo associato. Proprio per quanto riguarda il collegamento Bluetooth, sia con il nostro computer/telefono che tra i due pods, ci troviamo davanti ad un punto debole di questo prodotto: all’estrazione degli auricolari, dalla custodia, l’accoppiamento automatico tra le due metà, in alcune occasioni, non va buon fine, lasciandoci con un solo auricolare attivo (il sinistro, il master) fino a che non riusciamo a riattivare quello destro (lo slave). E anche una volta effettuato il collegamento, soprattutto in ambienti molto ‘affollati’ di dispositivi elettronici con Bluetooth attivo (tipo una sala stampa), può capitare che il collegamento sia intermittente o che cada del tutto.

Anche la connessione con il dispositivo, basato su Bluetooth 4.2 invece che sul più moderno 5.0, non è  sempre esattamente ottimale: per quanto sia infatti stabile e funzionante a diversi metri e/o un paio di stanze di distanza, a volte presenta dei ritardi evidenti durante la riproduzione di un video. Nulla di drammatico, ma può comunque essere fastidioso avere audio e immagini leggermente fuori sincrono.

Ma sono comode?
Skullcandy Push orecchio

Una volta tirate fuori dalla custodia e collegate, le cuffie vanno poi anche indossate: questo ci porta ad una questione vitale quando si parla di buds, ovvero il fit. Il modo con cui le cuffie si infilano nell’orecchio è infatti fondamentale sia per la propria comodità ma soprattutto per una questione di stabilità. Grazie sia al gel FitFin di cui è composto l’archetto interno sia alla possibilità di scegliere tra gommini di varie dimensioni, le Skullcandy Push rimangono ben salde anche quando ci stiamo muovendo.

Skullcandy Push archetto

Detto questo, però, sia perché il fit è buono ma non top sia perché questo dispositivo è definito ‘resistente all’acqua’ senza però nessuna certificazione IP a convalidarlo, non pensiamo sia il caso di considerarle come cuffie adatte ad un utilizzo sportivo.

Come suggerisce il nome Push, per interagire su questa cuffia si hanno a disposizione due pulsanti, uno per auricolare. Con essi potremo controllare a tutto tondo il volume, la riproduzione, le chiamate e addirittura l’assistente vocale del nostro telefono. I bottoni sono grandi, facili da trovare e responsivi al tatto, forse anche un po’ troppo: spesso, anche solo aggiustandomi la cuffia, mi sono ritrovato a interagire per sbaglio con le cuffie fermando la riproduzione o chiudendo una chiamata.

L’esperienza acustica

Arriviamo ora alla parte probabilmente più importante di un paio di cuffie, ovvero l’audio, dove le Push sono riuscite veramente a sorprendermi. Il fit di cui parlavamo sopra garantisce un ottimo isolamento acustico, anche se ovviamente non a livello di una cuffia over-ear. Per quanto riguarda la qualità della riproduzione, il suono esce in maniera estremamente chiara e immersiva. Nonostante le dimensioni, anche i bassi sono più che soddisfacenti.

Anche le chiamate sono di buona qualità, grazie ai microfoni su entrambi gli auricolari in grado di catturare la voce in maniera chiara e limpida. Mancano però funzionalità avanzate di riduzione del rumore ambientale come sulle Samsung Galaxy Buds.

Skullcandy Push carica

L’autonomia dichiarata è di 12 ore, suddivisa in 6 ore nella batteria delle cuffie e in 6 ore in quella della custodia. Per quanto si tratti, all’atto pratico, di una cifra abbastanza ottimistica, si avvicina comunque molto al valore reale, reso ancora meno rilevante dalla possibilità di caricare la custodia in maniera autonoma anche mentre si utilizzano le cuffie

Skullncady Push recensione: un prezzo fin troppo importante

Tirando un attimo le somme per quanto riguarda le caratteristiche, le Skullcandy Push sono sicuramente un prodotto abbastanza completo, con tutte le feature base che potremmo aspettarci da un paio di buds moderne. Il loro prezzo di listino, almeno in Europa, è però veramente alto: parliamo infatti di 129.99€, molto più, rimanendo nell’offerta di Skullcandy, delle Sesh (59.99€) e delle Indy (79.99€), le quali offrono, sulla carta, caratteristiche molto simili in termini di fit e estetica, con anche alcuni miglioramenti: le Sesh infatti hanno i controlli touch invece che fisici, che gli permettono di avere una vera certificazione IP55 contro polvere e sudore, mentre le Indy a questi upgrade aggiungono anche 16 ore di autonomia.

Non avendo potuto fare un confronto vero e proprio tra questi tre modelli, non è detto che la qualità musicale sia invece equivalente. Essendo però le Sesh e le Indy più recenti delle Push, è probabile che Skullcandy abbia utilizzato l’esperienza acquisita in quest’ultime per offrire la stessa esperienza  audio ad un minor prezzo.

Dispiace dirlo, ma se vi piace la filosofia estetica delle Skullcandy Push e vi fidate della nostra opinione per quanto riguarda la qualità musicale, possiamo darvi solo un consiglio: piuttosto che le Push, considerate le Sesh o le Indy (o entrambe, visto che insieme vengono solo 10 euro in più delle prime).

Skullcandy Push

  • Buon isolamento e qualità audio
  • Leggere
  • Possiedono tutte le funzionalità base
  • A volte presentano problemi legati alla connettività
  • Mancano feature avanzate come la cancellazione del rumore e l'eliminazione del rumore di fondo nelle chiamate
  • Troppo costose

 

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Giovanni Natalini

Chi mi conosce mi definisce come una persona 'entusiasta' e 'appassionata': scienza, tecnologia, ma anche fumetti, podcast, meme, Youtube e videogiochi. A tempo perso, sto finendo una laurea magistrale in Ingegneria Elettronica.
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