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Social e libertà di espressione fake news

Social network e libertà di espressione al tempo di Trump
Dopo gli account di Donald Trump, sono stati chiusi quelli di 70.000 seguaci di QAnon. Il punto su social, libertà e censura


Due notizie simili in pochissimi giorni ci inducono a un ragionamento sul rapporto fra i social network e la libertà di espressione.

La prima: in seguito all’assalto a Capitol Hill, Facebook, Instagram e Twitter bloccano a tempo indeterminato gli account collegati a Donald Trump. L’ormai ex Presidente USA è stato accusato di avere in qualche modo prima provocato e poi non condannato con sufficiente fermezza gli assalitori del Congresso.

Ancor più recente è la news che riguarda il solo Twitter: i suoi vertici hanno infatti deciso di eliminare oltre 70.000 account collegati al movimento complottista QAnon, politicamente vicino a Trump.

È, almeno per ora, l’ultimo tassello di una serie di provvedimenti adottati da svariati social, per tutelarsi dalle fake news e da un uso indiscriminato dei loro spazi. Subito dopo i fatti di Capitol Hill sono intervenuti anche YouTube e Twitch, sospendendo gli account dai quali venivano diffuse informazioni false su quanto accaduto o, ancor peggio, dichiarazioni di sostegno agli assalitori.

Torna quindi attualissimo il dibattito sui limiti della libertà di espressione, che con i social network è ancora più scottante, perché riguarda sia i personaggi pubblici che la cosiddetta gente.

Social e libertà di espressione Capitol Hill

Social network e libertà di espressione: gli attori coinvolti

Ci sembra indispensabile, per una pur breve riflessione sul binomio social-fake news, individuare gli attori a diverso titolo coinvolti. Ce ne vengono in mente almeno quattro: i potenti, le persone comuni (che distingueremo in commentatori e lettori) e i gestori dei social.

I potenti

I potenti non sono solo i politici, ma chiunque abbia appunto un ruolo di potere. Chiunque in grado, insomma, di spostare le scelte di un grosso numero di persone con le proprie dichiarazioni. Oggi anche un influencer dal curriculum leggero come una piuma può essere considerato tale.

Il sospetto è che ormai, anche dietro il più apparentemente ingenuo tweet, ci sia un calcolo ben preciso dei costi e dei benefici. Lo hanno ben descritto svariate trasmissioni televisive italiane, aprendo anche a poco limpidi scenari che vedono in campo società fittizie, account fasulli e giochi al limite della legalità se non oltre.

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I commentatori

È del 2015 la battuta (in realtà travisata) di Umberto Eco, secondo cui oggi i social non garantiscono solo la libertà di espressione di persone colte ed educate, ma anche quella di una legione di imbecilli.

È il rovescio della medaglia di questi mezzi sociali nati, apparentemente, sotto la bandiera dell’uguaglianza: si perde la differenza tra l’esperto e il cialtrone, chiunque abbia un account si sente in potere, se non in dovere, di intervenire in qualunque dibattito. Con la prima e pericolosa conseguenza che il livello medio delle discussioni precipita rapidamente e rovinosamente in un agone dove vige l’insulto reciproco.

Social network censura

I lettori

Ma c’è un altro e ancor più grave rischio insito nel rapporto tra social e libertà di espressione. Chi non ha sufficiente capacità di verificare le fonti, distinguendo una notizia attendibile da una sparata, crede. Crede allo stesso modo al docente universitario che su un determinato argomento vanta una bibliografia quarantennale, e all’odiatore seriale che interviene proponendo teorie parascientifiche raccontategli da sua zia.

I gestori dei social

In tutto questo ci sono anche, se non soprattutto, i gestori dei vari social network. Zuckerberg & c., anche loro potentissimi, possono decidere della vita e della morte (virtuale) di chiunque, famoso o meno che sia. Lo abbiamo proprio visto recentemente con Trump e con i seguaci di QAnon. Anche ogni loro censura è, ovviamente, un gesto politico: bannare o meno un account apparirà ad alcuni una scelta irreprensibile, mentre agli avversari sembrerà troppo morbida o troppo severa.

E apre a un interrogativo tutt’altro che banale: al di là dei reati perseguibili per legge, cosa è lecito e cosa è illecito sui social?

Social network, libertà di espressione, educazione e altro

Insomma. Tutti gli attori di questo enorme gioco si muovono su un terreno molle e infido, dai confini (legali e morali) incerti. Ogni frase postata, ogni commento che riceve, ogni sua eventuale rimozione eccetera, non possono per loro stessa natura essere considerati giusti o sbagliati.

L’augurio è che ci siano personaggi pubblici talmente dignitosi da non abusare mai dei propri mezzi di comunicazione, commentatori così misurati da saper intervenire solo con assennatezza, lettori così scafati da saper distinguere sempre il vero dal falso. E amministratori delegati dei social con i superpoteri, in grado cioè di sospendere tutti gli account davvero pericolosi e graziare tutti i poveri ragazzini a cui scappa una parolaccia su Facebook o altrove.

Ma il sospetto è che, vista la diffusione di questo gioco per adulti eccitati, sia troppo tardi.


Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti, prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale https://claudiobagnasco.com