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50 anni fa usciva Un tranquillo weekend di paura e le gite in canoa non furono mai più le stesse

Candidato a tre premi Oscar, nel 1972 il cult movie di John Boorman poneva le basi per un nuovo tipo di horror

A inizio anni Settanta le sale devono fare i conti con una cosa, bella grossa e mai così imponente sul grande schermo: la violenza. Le regole del codice Hays al riguardo sono ormai smantellate e solo nel 1971 escono Arancia Meccanica, Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo! e Il braccio violento della legge. La violenza ora è centrale, rappresentata in modo completamente nuovo e soprattutto è il vero protagonista, fattore scatenante e oggetto di studio. È insomma ciò intorno a cui i film stessi vogliono suggerire una riflessione.

Del 1971 è anche Cane di paglia di Sam Peckinpah, che tra scene di stupro molto esplicite e l’esplosione della violenza primitiva nell’uomo civilizzato è abbastanza vicino tematicamente ad un film che sarebbe uscito solo un anno dopo, nel 1972, tant’è che Peckinpah era stato inizialmente chiamato a dirigere.

Parliamo di Un tranquillo weekend di paura di John Boorman, che proprio oggi compie 50 anni.

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Quando i titoli italiani per film stranieri spaccano

50 anni dunque che i puristi storcono il naso quando non chiamiamo questo film col suo vero nome, cioè Deliverance, che significa “liberazione”. Titolo che fa in qualche modo da contrappunto ironico alla vicenda di questi quattro amici che si lasciano alle spalle la città per una gita nei boschi, discendendo in canoa un fiume in una zona che presto verrà inondata d’acqua per la costruzione di una diga. Ironico come titolo, poiché tale “liberazione” dalla routine quotidiana avrà un costo molto alto sulla vita dei nostri quattro canoisti della domenica.

Nonostante tutto, la distribuzione italiana (che quello stesso anno ha trasformato l’insipido Jeremiah Johnson nel potentissimo Corvo rosso non avrai il mio scalpo!) ha indovinato per questo film un titolo geniale, un piccolo capolavoro del paradosso, con quel “di paura” che arriva come un colpo di scena a qualcosa che sembrava finito, sembrava solo “Un tranquillo weekend”. E invece.

Che poi è esattamente quel che accade davanti ai nostri occhi.

L’inferno all’improvviso

In Un tranquillo weekend di paura quando la violenza esplode lo fa in un modo talmente inaspettato che i nostri amici non ci possono credere, non sanno come comportarsi ma soprattutto non sanno come difendersi. Celeberrima la scena dello stupro nel bosco a danno di uno di loro da parte di due montanari (parodiata, tra i tanti, anche da Aldo, Giovanni e Giacomo in Così è la vita), ancora oggi di una potenza grottesca allucinante, con quel «Squeal like a pig!» che lo stupratore grida alla vittima e quest’ultima che, totalmente sottomessa, obbedisce.

Da lì in poi il film si trasforma, la gita in canoa diventa un incubo, la natura da spazio aperto di evasione spirituale diventa trappola angusta da cui scappare per sopravvivere. E per farlo, come in Cane di paglia, occorre far emergere una brutalità primitiva, sospendere leggi e convenzioni e poi nascondere tutto, come un grande rimosso collettivo che speriamo ci tormenti solo nei nostri sogni.

Un tranquillo weekend di paura

Un tranquillo weekend di paura tra natura e civiltà

Quello dello scontro tra natura e civiltà è un argomento caro a Boorman, ne aveva già parlato con Duello nel Pacifico e ne avrebbe riparlato con La foresta di smeraldo. Qui nell’adattare per il grande schermo il romanzo Dove porta il fiume di James Dickey (che del film ha scritto la sceneggiatura e in esso si ritaglia il piccolo ruolo di sceriffo della contea) mette in scena il crollo del patto tra uomo e natura: in fondo è l’uomo civilizzato che sta costruendo la diga, imponendo la propria volontà sulla natura e costringendo gli abitanti della zona a spostarsi, quindi l’aggressione da parte dei due villici ai protagonisti può essere interpretata come una vendetta.

Ma è solo una delle tante riflessioni che Un tranquillo weekend di paura suggerisce.

L’inizio di un nuovo tipo di horror

Nel ribaltare il mito del “buon selvaggio”, della natura come “paradiso perduto” in cui rigenerarsi e lavare i peccati della civiltà, il film ha anticipato concetti e inquietudini che avremmo visto solo qualche anno più tardi in Non aprite quella porta e Le colline hanno gli occhi, con il loro degrado rurale ai confini della civiltà, un profondo sud emarginato, tenuto lontano, fatto di freak dementi, selvaggi e brutali nati da rapporti incestuosi. Nella sequenza iniziale infatti il duello musicale tra banjo e chitarra fa in qualche modo da monito: è il ragazzo col banjo della zona che vince, il nostro amico chitarrista civilizzato “si perde”, non riesce a stargli dietro.

Un tranquillo weekend di paura 1972 John Boorman 005

Ecco perché è troppo facile, ancora oggi, catalogare Un tranquillo weekend di paura solo come un survival movie: oltre ad essere un thriller, un dramma e (secondo Wikipedia) un’avventura, è indubbiamente un horror, anzi, è base fondamentale per comprendere tanto di quell’horror che sarebbe arrivato in seguito. E perché no, anche di quello uscito al tempo dato che il 1972 è anche l’anno de L’ultima casa a sinistra e Frenzy.

Il cast perfetto di Un tranquillo weekend di paura

Due parole, infine, sul cast occorre farle. Boorman inizialmente voleva Marlon Brando, Lee Marvin e Jack Nicholson, e vennero presi in considerazione anche una manciata di altri nomi giganteschi, ma alla fine, per ragioni di budget, per i quattro amici vennero scelti Jon Voight, Burt Reynolds, Ned Beatty e Ronny Cox.

Voight e Reynolds erano i nomi più grossi, infatti troneggiano sulle locandine, mentre Beatty e Cox erano al loro debutto. Un cast perfetto. Proprio perché nessuno di loro brillava di una fama esagerata, in ogni singolo momento questo racconto ha il respiro di un incubo che potrebbe capitare a chiunque, una disavventura terribile che qualsiasi americano potrebbe ritrovarsi a vivere. Perché molti americani somigliavano (e tuttora somigliano) ad almeno uno dei quattro protagonisti.

Il capo della banda spavaldo e sbruffone, il semplicione a cui piace la vita comoda, la bussola morale del gruppo e infine il padre di famiglia amorevole che mai e poi mai confesserà ai suoi cari che in determinate circostanze anche nel 1972 l’uomo può diventare lupo per l’altro uomo.

Un tranquillo weekend di paura
Un tranquillo weekend di paura
  • Un tranquillo weekend di paura
  • Burt Reynolds (Attore)
  • John Boorman (Direttore)

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