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L’arte e il mistero di Van Gogh raccontati attraverso il cinema
Nell'anniversario della sua morte, analizziamo in che modo il cinema è riuscito a raccontarci i misteri della sua arte


Il 29 luglio 1890 moriva Vincent Van Gogh, uno dei più famosi artisti di sempre. Realizzò quasi novecento dipinti e più di mille disegni, schizzi mai portati a termine e appunti destinati all’imitazione di disegni artistici di provenienza giapponese.

Come ogni genio che si rispetti, ad un certo punto della sua vita la pazzia si è in qualche modo appropriata di lui. Questo ha contribuito a rendere Van Gogh una figura di spessore nel campo artistico e ci ha permesso di ammirare i meravigliosi dipinti del pittore olandese. In che modo però il cinema ci ha raccontato i misteri che si celano dietro la sua arte?

Van Gogh, una luce che si spegne

L’artista olandese iniziò ad avvicinarsi al disegno quando era bambino, nonostante suo padre non approvasse questa sua passione. Vincent continuò a disegnare fino a che non decise di diventare un vero pittore. Nonostante ciò, iniziò a dipingere in tarda età, verso i ventisette anni.

Molti dei suoi dipinti più famosi ed apprezzati sono stati realizzati nei suoi ultimi anni di vita. I suoi dipinti rappresentavano maggiormente autoritratti, paesaggi, nature morte di fiori e rappresentazioni di campi di grano e girasoli.

Nel corso degli anni sono stati realizzati numerosi film e documentari riguardanti la vita dell’artista ma tre in particolare sono riusciti a trasmettere in modo fedele e realistico la vera essenza di pittore olandese. Stiamo parlando di:

  • Yume, film giapponese del 1990 realizzato da Akira Kurosawa;
  • Painted with Words, docufilm della BBC del 2010 realizzato da Andrew Hutton;
  • Sulla soglia dell’Eternità, film del 2018 realizzato da Julian Schnabel.

La prima pellicola non si concentra del tutto sull’artista ma vi sono numerosi riferimenti ad esso. Yume, più comunemente noto come Dreams, è un film giapponese composto da otto episodi che si basa sui concetti del realismo magico e di alcuni sogni del regista stesso.

La pellicola ci racconta in modo molto particolare la vita di Kurosawa, il regista, e i vari episodi rappresentano fasi della sua vita. Il nucleo principale del film, protagonista in ciascun episodio, è la presenza di un io narrante e la diretta citazione ed evocazione di Vincent Van Gogh.

Inoltre sono anche presenti richiami alla letteratura manga, Hokusai e alle varie tradizioni popolari nipponiche.

Poco tempo per parlare, più tempo per dipingere

L’artista, interpretato da Martin Scorsese, è presente fisicamente solo nel quinto episodio intitolato “Corvi”. Qui vediamo il protagonista ammirare in un museo alcuni celebri quadri del pittore e, come per magia, si ritrova dentro uno di essi.

Il protagonista decide quindi di cercare Vincent, il quale è stato appena dimesso dal manicomio. Dopo aver percorso strade e paesaggi ispirati fedelmente ai suoi dipinti, il giovane trova l’artista mentre cerca nervosamente di disegnare un paesaggio.

Vediamo l’uomo sporco di pittura, con un viso cupo e con la fasciatura che gli copre l’orecchio sinistro reciso. Vincent cerca di dipingere un paesaggio che, all’apparenza, non sembra poi così affascinante. Per lui, però, supera ogni immaginazione.

L’artista scambia qualche parola con il protagonista prima di tornare al suo dipinto. “Se ti prendi il tempo di guardare attentamente, tutta la natura ha la sua bellezza personale. E quando una bellezza naturale è lì, davanti a me, perdo la testa.”

Il pittore è di fretta e cerca in ogni modo di andare via, non può perdere tempo a parlare: deve disegnare. Il protagonista ricomincia quindi a cercarlo per i campi finché non lo vede scomparire sul sentiero che conduce all’interno di un campo di grano.

Uno stormo di corvi vola via, in preda alla paura, poi si sente il fischio di locomotiva e il protagonista si trova nuovamente davanti ai quadri.

Ciò che ho amato alla follia riguardo questa pellicola è l’atmosfera che si crea fin dall’inizio e il modo in cui l’artista sia onnipresente in ciascun episodio, sebbene venga mostrato in carne ed ossa – ed orecchio mancante – solo in uno. Sono bastati pochi minuti al regista per rappresentare la sua arte, con il protagonista che corre attraverso i suoi dipinti e l’incontro con il pittore.

Lo vediamo in preda al nervosismo, sta osservando un paesaggio spoglio e che agli occhi di tutti risulta niente di speciale. I suoi, invece, vedono oltre. Riescono a trovare lo spirito di ciò che osservano e Van Gogh lo dipinge, lo rappresenta in tutte le sue sfumature.

I suoi occhi vedono oltre quelli di una persona normale e noi, grazie a questa sua visione innovativa, possiamo ammirare ciò che questi paesaggi celavano dietro un niente di speciale. Il protagonista poi ci porta alla scoperta di alcuni dei suoi quadri più famosi per terminare con il Campo di Grano con volo di Corvi, con l’artista che scompare nel campo di grano.

Willem Dafoe e Benedict Cumberbatch, interpretazioni all’avanguardia

Benedict-Cumberbatch-Van-Gogh-Tech-PrincessIl primo tra i due ad aver interpretato e dato vita all’artista, è Benedict Cumberbatch con il docufilm targato BBC nel 2010. Cumberbatch, nel corso della sua carriera, si è rivelato un attore completo.

Dopo aver dato tutto sé stesso nell’interpretare Stephen Hawking nella pellicola Hawking del 2004 e il famigerato Sherlock Holmes nella serie Sherlock del 2010, l’attore si è ritagliato un piccolo spazio per dare vita ad un’artista particolare.

Il documentario è una fedele rappresentazione delle lettere che Vincent e suo fratello Theo si sono scambiati per diciotto anni, a partire dal 1872. Si tratta di circa 900 lettere che vengono trasformate sotto forma di dialoghi all’interno della pellicola.

Nelle lettere, Vincent racconta al fratello i suoi viaggi, la sua passione per l’arte e il modo in cui essa si sta evolvendo lentamente. All’interno di esse però troviamo anche vari periodi di instabilità mentale dell’artista, caratterizzati da momenti di depressione forte.

Cumberbatch è sempre riuscito ad interpretare in maniera sensazionale personaggi tormentati, caratterizzati da una personalità differente e a volte anche cupa. Vincent Van Gogh sembra essere il personaggio perfetto per lui. L’attore riesce, con le sue doti recitative, a penetrare nell’animo del pittore e ce lo fa conoscere.

Ci mostra un uomo raffinato, con una cultura viva ma tremendamente tormentato dalla vita. La sua arte si sviluppa in modo graduale insieme alle lettere inviate al fratello: i primi episodi di instabilità mentale però lo rendono irritabile, insicuro e triste.

L’arte rimane lì, accanto a lui, è come se fossero in simbiosi. Ciò che l’artista sente, lo rappresenta nei suoi dipinti ed è lì, vivo, sulle tele. Un semplice autoritratto, può dirci molte cose riguardo la stabilità mentale dell’artista. Il problema però risiede negli occhi: tutti guardano ma pochi osservano.

Benedict Cumberbatch riesce a riportare in vita l’artista, il suo lato creativo e visionario unito alla sua mente tormentata. Si cala alla perfezione nel personaggio, rappresentando al meglio i momenti più bui del pittore, quelli precedenti alla misteriosa morte.

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Un altro grande attore ci ha permesso di conoscere un lato di Vincent Van Gogh, ovvero Willem Dafoe. L’attore ha recitato nella pellicola Sulla soglia dell’Eternità, diretta nel 2018 da Julian Schnabel. Il pittore, dopo un’esperienza a Parigi, la patria degli Impressionisti, decide di recarsi in un paesino di campagna: Arles.

Qui può dipingere i suoi amati paesaggi. Gli abitanti però lo maltrattano, credono che sia un pazzo e questo scatena l’animo irrequieto dell’artista. Durante i suoi vari ricoveri in ospedale, il fratello Theo è l’unico in grado di comprenderlo a fondo e crede nelle sue capacità.

Per questo motivo si offre di vendere i suoi dipinti a Parigi. Purtroppo però le sue opere non vengono apprezzate e Vincent continua a vivere ad Arles, tra povertà e miseria. Dopo una tormentata amicizia con Gauguin, il pittore ha un’altra crisi e si taglia un orecchio.

Il Van Gogh di Dafoe è diverso da quello di Cumberbatch. Nonostante entrambi mettano in luce la sua capacità di vedere oltre, Dafoe riesce a rappresentare un lato più pacato e calmo dell’artista. Nonostante il rifiuto della società parigina e degli abitati di Arles, Dafoe ci mostra un pittore tranquillo, immerso nella sua arte e non così pazzo.

Anche se vi sono momenti di instabilità, messi in scena egregiamente dall’attore, Willem Dafoe risulta essere un Van Gogh più felice quasi, che si trova nel suo piccolo mondo in cui solo il fratello può entrare. Quello di Benedict Cumberbatch è più tormentato, solo, in preda alla pazzia.

Questi due attori e la pellicola di Kurosawa, ci hanno permesso di conoscere alcuni lati del famoso artista olandese, il suo modo di osservare semplici oggetti e di comprende, più a fondo, come abbia perso la testa. Questo particolare non sarà mai completamente chiaro, ma sappiamo che Vincent Van Gogh era un artista e che il genio richiede, spesso, la pazzia.


Veronica Ronnie Lorenzini

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Videogiochi, serie tv ad ogni ora del giorno, film e una tazza di thé caldo: ripetere, se necessario.
                   










 
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