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Virkill

Virkill, il tessuto con nanoparticelle di rame che uccidono il Covid-19
Alessandro Pedretti, presidente del CdA di Italtex, ci racconta la genesi di Virkill, un tessuto made in Italy che contrasta batteri e virus


Sul mercato è stato lanciato un tessuto made in Italy che contrasta batteri e virus, realizzato dalla Italtex, storica azienda tessile di Cabiate, guidata da Alessandro Pedretti. Questo tessuto, Virkill, sfrutta nanoparticelle di rame, fuse nel filo attraverso un processo industriale, che uccidono il Covid-19. L’elemento che lo rende rivoluzionario è nascosto al suo interno, invisibile all’occhio umano, ma che ha la capacità di uccidere il Sars-CoV-2: il rame agisce chimicamente inattivando il virus. Virkill, le cui capacità sono state testate dall’University College di Londra, ha riscontrato un indice Mv (attività antivirale) pari a 3.25, che corrisponde ad un’inattivazione del virus Sars-CoV-2 superiore al 99,9% già al primo controllo). Il rame è un ottimo alleato contro il Coronavirus e nella lotta alla pandemia; l’azienda tessile è riuscita ad inserirlo nei propri prodotti grazie alla collaborazione con l’azienda Ambrofibre, per la ricerca sui materiali.

Alessandro Pedretti, presidente del CdA di Italtex S.p.A., ci ha raccontato la scommessa sulle proprietà del rame, la genesi di Virkill e il lavoro di introduzione del prodotto all’interno dell’industria alberghiera e del mondo sanitario. Virkill, spiega l’imprenditore, “è un tessuto tecnico realizzato con un filato particolare che contiene al suo interno delle nano particelle di rame. Essendo all’interno del filo, in fase di estrusione, queste particelle conferiscono al tessuto delle caratteristiche durature; in questo caso la performance non deperisce con il lavaggio. La principale performance con la quale è stata presentato il tessuto è quella antivirale che permette, nel contatto del virus con le particelle di rame, la disattivazione del virus”.

Virkill, il tessuto con nanoparticelle di rame

Virkill

“Le capacità virucida del tessuto contro il covid-19”, precisa Alessandro Pedretti, “sono testate e certificate (secondo la norma ISO 18184:2019) specificatamente nei confronti del Covid-19 (virus Sars-CoV-2) con ottimi risultati, all’interno del laboratorio a Londra che ci ha eseguito il test, tutto secondo le norme internazionali. Nell’immediato sono state verificate queste ottime performance di attenuazione ed eliminazione del virus che interessano tutti nel panorama dei tessuti e destinati agli impieghi più vari. L’idea è quella di proporre il tessuto nei vari segmenti, andando a dettagliare le sue caratteristiche a seconda delle esigenze. Ad esempio in ambiente medicale è importante che sia antibatterico: il rame ha una lunga letteratura come elemento antibatterico naturale. Che sia virucida è la vera novità”.

Inoltre, prosegue l’imprenditore, “stiamo testando la possibilità del suo utilizzo a contatto con la pelle. Nell’immediato i segmenti che si sono rivelati più interessanti sono gli horeca (hotel, ristorazione) che pensano di introdurre il tessuto come elemento per realizzare lenzuola, tovaglie, divise per i camerieri, chef o personale di servizio per l’albergo, dove i tessuti sono spesso veicoli di trasmissione del virus. L’altro utilizzo naturale è nel medicale, sui camici per medici di base, per personale all’interno delle cliniche, per dentisti. Gli utilizzi sono svariati e si vanno a identificare in quelle che sono le necessità e le caratteristiche. Per ora non siamo interessati a produrre mascherine perché è un business saturo”.

“Il tessuto disattiva il virus”, specifica Alessandro Pedretti, “ma non è un meccanismo di sterilizzazione; è un dispositivo di protezione, quindi è un dispositivo che protegge se stesso. Sicuramente può essere utilizzabile come una custodia per cellulare: lo smartphone, se rimane dentro il tessuto, ed è poggiato su un tavolo al ristorante o al bar, resta al sicuro, non c’è contaminazione dall’esterno verso l’interno”.

Alessandro Pedretti, presidente del CdA di Italtex

Virkill

“Con questa logica”, prosegue Pedretti, “si pensava ad un utilizzo come porta abiti realizzati in questo tessuto, o poggia testa per i treni o per gli aerei, anche fodere per i caschi. Nell’ottica di un viaggio, mettere un abito dentro un porta abiti, realizzato con il virus killer, e andare in aereo, in treno, è una scelta sicura. Virkill, anche rispetto ai dispositivi monouso, ha dei vantaggi: lavando e riutilizzando il capo non si deve far fronte alla necessità di buttarlo via. L’aspetto ambientale è fondamentale. Riempire il pianeta di dispositivi monouso come mascherine, camici, è da evitare”.

“La nostra non è una logica speculativa”, afferma l’imprenditore, “la nostra idea è di realizzare un prodotto che oggi può interessare perché è antivirale, e che da domani potrà interessare perché antibatterico o perché combatte gli acari. Stiamo progettando tutte le caratteristiche che identificano il prodotto, mettendo in pista un progetto che deve durare e che è destinato ad andare oltre l’emergenza del momento, e che deve individuare tutti gli utilizzi”.

“Abbiamo considerato di fare questo tipo di tessuti”, afferma Pedretti, “sia perché c’è stata l’occasione di parlarne e di confrontarci di queste tematiche con il nostro fornitore e partner per lo sviluppo dei materiali. Questo progetto è nato proprio come un figlio della crisi; Virkill è nato tutto durante il lockdown. Abbiamo avuto tempo di progettare il materiale e pensare a come lavorarlo per poter enfatizzare al massimo le sue caratteristiche”.

 Il tessuto rivoluzionario che disattiva il virus

Virkill

“Italtex si trova in un momento di discontinuità dal punto di vista del mercato: abbiamo sempre lavorato principalmente nel campo dei tessuti della moda. La continuità è legata al fatto che siamo attenti a tutto ciò che è nuovo, tutto ciò che è diverso, tutto ciò che non esisteva; dal punto di vista dell’innovazione è una cosa coerente con quello che abbiamo sempre fatto. Il progetto mi ha convinto perché le caratteristiche di questo filo sono caratteristiche intrinseche e che valeva la pena di affrontare”.

“La reazione del mercato”, afferma l’imprenditore, “è stata notevole, inaspettata, al di sopra delle aspettative. Abbiamo avuto un bel riscontro e un bel numero di richieste di collaborazioni da svariati campi. La partenza è positiva. La nostra intenzione è fare le cose in maniera molto seria. Stiamo valutando tutte le esigenze delle categorie degli utilizzatori; abbiamo tante idee in mente, sia per proseguire su questa linea che per ampliare lo spettro delle utilizzazioni di questo tessuto. Siamo ottimizzatori per natura quindi ci piace fare le cose come si deve; nel nostro campo se si lavora male si è spacciati. Desideriamo approfondire e ottimizzare ogni utilizzo in maniera professionale. Per noi questa esperienza ci apre mercati totalmente nuovi e potenzialmente molto ampi, quindi è una bella opportunità. Vediamo dove ci porterà”.


Lucia Tedesco

Giornalista. Collaboro con diverse testate digitali, occupandomi di società, cultura digitale e cinema. Ho fondato un portale cinematografico, Lost in Cinema.
                   










 
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