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Ary and the secret of seasons

La recensione di Ary and the Secret of Seasons. Il potere delle stagioni
L'indie che racconta le gesta di una nuova eroina


Ary and the Secret of Seasons recensione

In un momento storico in cui la Cina e il mondo dell’intrattenimento formano un connubio piuttosto caldo e discusso, non possiamo astenerci dal parlare della recente uscita su PC e console di un titolo indie piuttosto interessante, edito da Modus Games e sviluppato da eXiin e Fishing Cactus. Per quanto si tratti di un prodotto dall’importanza chiaramente ridimensionata rispetto a importanti titoli di multinazionali, come il chiacchierato live action Disney dedicato a Mulan, anche Ary and the Secret Of Seasons racconta le vicende di un popolo dalla cultura e tradizioni simil-orientali. Ha saputo regalarci diverse ore di svago incollati allo schermo. Nonostante alcune imperfezioni tecniche di cui non facciamo mistero, vi raccontiamo nella nostra recensione com’è andato il viaggio su Nintendo Switch nelle terre dai tratti simili a quelli del Sol Levante, in compagnia di personaggi gradevoli.

Ary and the Secret of Seasons Recensione – Tra guardiani e poteri…stagionali

Abbiamo avuto per le mani un nuovo gioco d’avventura che segue le vicende di una giovane ragazza di nome Aryelle, meglio nota come Ary, in viaggio attraverso il grande mondo di Valdi. Dopo aver assunto il ruolo di Guardiano dell’Inverno, Aryelle acquisisce la capacità di manipolare le stagioni, imparando a controllarle a suo piacimento e ad usarle per sconfiggere i nemici, superare gli ostacoli e risolvere complessi enigmi nella sua avventura attraverso Valdi, la sua terra.

Molto tempo fa, questa regione era minacciata da un mago malvagio e solo dopo una grande lotta, fu sconfitto dal Leggendario Guerriero e sigillato all’interno della Volta, imprigionato per l’eternità. Per assicurare la prigionia del mago, quattro grandi saggi giurarono di tenere d’occhio e proteggere la Volta, costituendo i Guardiani delle Stagioni originali, un’organizzazione segreta ora intrisa di storia e leggenda.

Dopo che una forza misteriosa ha gettato nel caos le stagioni di Valdi, Ary decide di assistere i Guardiani delle Stagioni e si mette alla ricerca della fonte del caos. Usando il suo ingegno e il suo coraggio, la ragazzina dovrà superare nemici mostruosi, trame segrete e tradizioni soffocanti per salvare la sua terra e riportare l’equilibrio nel mondo.

Concentriamoci allora proprio sul mondo di gioco, diviso in quattro quadranti, dove ognuno dei quali è perennemente dominato da una delle quattro stagioni. Ogni suddivisione territoriale, se così possiamo chiamarla, presenta un Guardiano e un apprendista che vegliano sul loro dominio. Non a caso, Ary è la figlia del Guardiano d’inverno, mentre il fratello maggiore, Flynn, fa l’apprendista. O meglio, faceva. A causa però dell’imposizione di regole culturali rigide e arbitrarie, la giovane non può mettersi alla ricerca di un destino più grande per se stessa. Ma nessuna regola riesce a fermare uno spirito indomito.

La Mulan di Valdi

Il gioco inizia sulla scia di una tragedia che vede il fratello di Ary, Flynn, dato ormai per morto, lasciando il padre nel totale silenzio e nel dolore inconsolabile. Una volta che le stagioni si sono misteriosamente interrotte, spetta ad Ary cercare di trovare un modo per sistemare il tutto e sostituire il padre in questa missione. Dunque, questo piccolo, grande gioco non perde tempo per farci entrare nel vivo dell’azione. E’ solo questione di pochi istanti prima che Ary si tagli i capelli, rubi i vestiti di suo fratello e si metta in marcia per salvare il mondo.

Non vi ricorda nulla? Nemmeno una giovane guerriera leggendaria cinese di nome Mulan? I cambiamenti radicali dell’eroina, a partire dalla sua apparenza fisica che viene stravolta per dare segnali ben precisi ai fini della narrazione, potrebbero non essere visti di buon occhio. La domanda che sorge probabilmente spontanea sarebbe un dubbio inerente proprio all’aspetto estetico della protagonista. E’ davvero necessario modificarlo e prendere le sembianze maschili per partire in missione? E’ la lunghezza della propria chioma a stabilire la cifra di un eroe e del suo coraggio?

Non sappiamo se sia questione di capelli lunghi o di “spuntatine”, ma sappiamo con certezza che ci vuole un certo coraggio nel dedicarsi a questo gioco sullo schermo di una Switch. A nostro parere infatti, è sicuramente il caso di collegare la console allo schermo per cercare di visualizzare al meglio il piccolo mondo strizzato all’interno della portatile “nintendara”, ma questa soluzione non risolverà di certo le costanti imperfezioni e bug con cui ci dobbiamo scontrare.

Narrazioni semplici e finali in discesa

La storia principale rientra nell’arco di sette-nove ore, mentre le miriadi di missioni secondarie sono poco più che facilmente ignorabili per trovare un diversivo. Per la maggior parte, la missione principale è completamente lineare, e ricca di scrittura spiritosa e di cutscene ben animate.

I toni del racconto proposto da Ary and the Secret of Seasons appaiono sicuramente leggeri e scanzonati, tra eroi “genuini” e non troppo ambiziosi e personaggi simpatici e senza troppe pretese. Un elemento apprezzabile, che offre qualche spunto piuttosto piacevole a una narrazione che, in linea di massima, non offre parecchie occasioni di profondità e originalità.

La trama infatti rimane alquanto lineare per quella manciata di ore che abbiamo dedicato a completamento del titolo, che si chiude infatti con una conclusione frettolosa e rapidamente in discesa. Una scelta poco piacevole e che denuncia forse una scarsa cura al dettaglio nel lavoro del team.

Abilità magiche e oggetti indispensabili

Da un punto di vista del gameplay invece, notiamo una progressiva crescita e ampliamento delle nostre abilità. Inizialmente possediamo soltanto il cristallo d’inverno, per poi ottenere a seguire anche le altre pietre, acquisendo man mano il pieno controllo delle stagioni. A seconda del clima che desideriamo ricreare e richiamare, sarà possibile trasformare interi specchi d’acqua in lastre di ghiaccio. Oppure faremo spuntare fiori e germogli, oltre a radici per potervisi arrampicare.

Inoltre, non mancano ulteriori accessori e oggetti che ritroviamo durante il cammino. Ad esempio, uno speciale paio di stivali ci consente di eseguire un doppio balzo, sempre utile per raggiungere zone maggiormente elevate. O ancora, una collana magica ci permette di nuotare sott’acqua senza alcun problema. Tutti gli strumenti a nostra disposizione devono essere messi alla prova e utilizzati al meglio per completare i vari dungeon, uno dopo l’altro. Tra questi, abbiamo osservato fantastici panorami come quello offerti dai templi delle stagioni, che dovremo esplorare per intero.

Questi ultimi offrono una selezione di puzzle ambientali abbastanza varia, come la possibilità di posizionare cubi su speciali sostegni, regolare il livello dell’acqua tramite appositi meccanismi o, ancora, evocare l’inverno per far apparire strutture di ghiaccio saranno tutti passi essenziali per poter procedere nella nostra missione.

Combattimenti statici e “raggelanti”

Se questi tratti ci sono piaciuti abbastanza, molto meno gradevole è risultato il combat system, strutturato in modo abbastanza elementare e rigido. Gli scontri che dobbiamo affrontare nel gioco presentano uno schema fin troppo semplice e quasi banale, prevedendo un solo attacco, parate ed evoluzioni come piroette e capriole. I movimenti disponibili sono dunque molto essenziali e non ci hanno particolarmente stupito. Anche le dinamiche di combattimento non sono sicuramente stimolanti per via di un livello di difficoltà davvero esiguo.

L’altro lato della medaglia prevede però una certa differenziazione nei nemici da affrontare, non di certo troppo ampia anche questa. Come anticipato, se gli avversari non rappresentano una minaccia concreta, solo nei combattimenti contro i boss possiamo effettivamente mettere in campo in maniera più seria le nostre abilità. Si tratta però di sparuti casi, non illudiamoci.

Se la colonna sonora ci è parsa davvero gradevole, non ci regala una performance allo stello livello il comparto tecnico. Qui le cutscene si alternano in maniera brusca ai momenti di gameplay. Non di meno, anche la resa generale del motore di gioco non è sicuramente delle migliori. Saltano all’occhio parecchi bug e glitch, figli (anche) di un frame rate visibilmente instabile. Il mondo di gioco si carica poco per volta, con fenomeni di pop-up sicuramente vistosi. Insomma, se siamo alla ricerca della perfezione tecnica, o quantomeno di un buon livello di esperienza di gioco, il titolo in questione è chiaramente lontano da tutto questo.

In conclusione

Nel complesso, possiamo dire che Ary and the Secret of Seasons è più volto all’esplorazione e al completamento delle missioni che ci vengono propinate, più che un vero gioco d’azione e di combattimento. Nonostante la gestazione del team belga abbia contato ben quattro anni per portare alla luce il proprio lavoro, ci sentiamo di dire che la missione sia stata compiuta solo a metà.

Per chi invece si accontenta di un gioco piacevole, poco longevo, e sa guardare oltre i difetti mirando alla narrazione, rimane pur sempre un titolo godibile. E’ in grado di colpire quel target di giocatori che riesce ad apprezzare le difficoltà che possiamo incontrare in un indie, ma che lo rendono più genuino e talvolta naif proprio per questi motivi.

Ary and The Secret of Seasons

Pro Pros Icon
  • Storia piacevole...
  • Varietà di nemici e abilità...
  • Comparto sonoro godibile...
Contro Cons Icon
  • ..ma poco longeva
  • ...a scapito di un combat system rigido e scarno
  • ..ma comparto tecnico con parecchie difficoltà

Francesca Sirtori

Indielover, scrivo da anni della passione di una vita. A dispetto di tutti. Non fatevi ingannare dal faccino. Datemi un argomento e ne scriverò, come da un pezzo di plastilina si ottiene una creazione sempre perfezionabile. Sed non satiata.
                   










 
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