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Auto cloni, quando l’ispirazione diventa plagio | Auto for Dummies

Quante volte siamo stati ripresi dopo essere stati beccati a copiare? “Prendere ispirazione” da altri è sempre stata una delle tentazioni più forti per l’essere umano, sia da piccolo che da grande, a scuola e non solo. Ed essendo le Case automobilistiche fondate e formate da persone, non potevano non esserci casi di “occhio lungo” nel mondo dell’auto: le auto cloni. Automobili che riprendono, in parte o completamente, l’estetica di modelli di successo, spesso poi risultando poco più che copie mal riuscite. Ma cosa sono le auto cloni? Scopriamolo insieme qui ad Auto for Dummies, la rubrica che racconta i meandri più nascosti del mondo dell’auto. Ah, vi vedo! Non si copia!

Cosa rischia una Casa che produce un’auto clone?

Partiamo subito con le conseguenze: metti mai che tra di voi ci sia un dirigente di una Casa automobilistica che vada persuaso a non copiare… Ci sono tanti tipi di “clonazione” possibili: la copia autorizzata, la meno “sconvenevole” e che non crea alcun problema dal punto di vista legale; i semi-cloni, ovvero auto che riprendono componenti di design da auto di successo ma che cercano di “mascherarle” con parti originali; infine le più gravi, ovvero le auto cloni non autorizzate.

Sia i semi-cloni che le copie non autorizzate di prodotti industriali di altri. Si tratta quindi di plagio, violazione della proprietà intellettuale e spionaggio industriale, reati in praticamente tutti i Paesi del mondo, e si rischia davvero grosso andando a copiare le automobili di altri costruttori. Ma allora come fanno ad esistere? Le copie di questo tipo di solito sono realizzate senza “rubare” progetti o disegni, ma semplicemente ricopiando il design delle auto di successo. Per una condanna, bisogna avere le prove del plagio che deve essere approvato dal tribunale, con termini più o meno severi. Per questo, in diversi Paesi “ce la si può cavare”, perchè le leggi sul plagio sono meno severe. Dove, ad esempio? In Cina, dove le regole sul plagio sono quasi inesistenti, ma anche in Italia, Paese molto permissivo sotto questo aspetto.

Auto cloni Great Wall voleex

Il rischio principale è quello di far arrabbiare la Casa proprietaria del modello che si va a copiare. A volte, la Casa che detiene la proprietà intellettuale “lascia correre” e non intenta azioni verso il “copione”. Un esempio è quello della Great Wall Voleex C20R, utilitaria della Casa cinese prodotta anche in Bulgaria tra il 2010 e il 2014, e venduta anche in Italia. Questa piccola utilitaria, dotata di protezioni da SUV, aveva infatti preso libera ispirazione dalla Toyota Yaris, soprattutto nel posteriore. Le linee della coda della Voleex erano pressochè identiche a quelle della seconda serie di Yaris. E Toyota cosa ha detto? Niente di che: non intentò una causa contro Great Wall, e la Voleex potè essere venduta liberamente.

auto cloni tribunale

Ma non è sempre così, anzi. Spesso le Case intentano una causa contro le Case che “copiano” i propri modelli, portandole in tribunale per delle importantissime sanzioni. Quali? La pena più comune è quella che prevede il pagamento di una penale milionaria con l’accusa di plagio e di violazione della proprietà industriale ed intellettuale. In più, spesso le Case “vittime” di questo fenomeno cercano di fermare la produzione dell’auto, oppure per lo meno il divieto di importazione nei mercati più redditizi, come l’Europa o gli Stati Uniti. Chi viene beccato sul fatto, quindi, è sicuro di perdere tantissimi soldi, in un modo o nell’altro.

L’auto clone autorizzata: un CKD, ma “fatto in casa”

Andiamo a vedere quindi i tipi di auto clone. Le “copie” sono di tre tipi: le copie autorizzate, i semi-cloni e i cloni non autorizzati. Andiamo ad analizzare il primo tipo, quello “innocuo”: le auto clone autorizzate. Ma cosa significa “clone autorizzato”? Con questo termine, si intende un modello che riprende, totalmente o parzialmente, l’aspetto estetico dell’auto di partenza, ma con il benestare della Casa originale.

Auto cloni lancia lybra

Non sono tantissime le operazioni di questo tipo: spesso infatti è molto più semplice acquistare la licenza per produrre l’auto dalla Casa stessa (come abbiamo visto nelle puntate precedenti) piuttosto che copiare solo l’estetica e doversi arrangiare per la meccanica. A volte però è successo: è il caso della Zotye, Casa automobilistica cinese che ha copiato per anni modelli europei, soprattutto tedeschi e italiani.

auto cloni Zotye multiplan

In realtà, la nascita delle auto cloni “legali” è del tutto lecita. Prendiamo ad esempio proprio la Zotye che abbiamo citato poc’anzi. Questa Casa cinese, nei primi anni 2000, acquistò da FIAT gli stampi e i macchinari per produrre in loco due modelli dell’epoca, insieme alla loro meccanica spedita in Cina sotto forma di kit, come abbiamo visto nella scorsa puntata sul CKD. Quali erano i due modelli? La Lancia Lybra, che sfortunatamente non venne mai prodotta da Zotye, e la mitica FIAT Multipla, più precisamente la seconda serie. Zotye quindi dal 2007 ha cominciato a produrre e a vendere su licenza FIAT la Multipla in Cina, chiamandola Zotye Multiplan (no, non è uno scherzo). Dopo qualche anno, però, Zotye smise di produrre la Multipla e di acquistare i kit dall’Italia.

Auto cloni Zotye multilpa

Era pronta infatti una nuova auto, con motori, interni e meccanica prodotti da Zotye: la M300, che infatti era… sostanzialmente identica alla Multipla. A conti fatti, quindi, se la Multiplan era un’auto prodotta su licenza, Zotye ha riciclato i macchinari FIAT per produrre la sua M300, rendendola a tutti gli effetti una copia della Multipla. Vista la provenienza “lecita” di quei materiali e la produzione esclusivamente sul suolo cinese (quindi non direttamente su mercati importanti per FIAT), però, FIAT non ha mai fatto causa a Zotye, che ha continuato a migliorare le vite degli automobilisti cinesi con la sua M300. Pensate che Zotye produsse anche circa 200 M300 EV, con motore elettrico e batterie sotto al pianale. Più avanti persino della stessa FIAT? Dubitiamo un po’ di qualità e autonomia, a dire la verità…

Ma perchè le Case cinesi copiano?

Ed ecco che la pace finisce e cominciano le controversie. Questo modo di produrre un design di altre Case è l’unico accettato, e l’unico che non porta in tribunale le due aziende interessate. Da qui, invece, iniziano i problemi. Ma prima di continuare, è bene rispondere ad una domanda che sicuramente tutti voi vi starete facendo: ma perchè le Case cinesi copiano? Non sono capaci a fare auto da soli?

Auto cloni cina

Intanto, come vedremo la settimana prossima non sono solo i cinesi a copiare. In ogni caso, però, la risposta è piuttosto articolata, ma si può riassumere semplicemente così: in Cina, le regole sul plagio sono molto, molto, molto meno severe e stringenti. Facciamo prima un passo indietro: il mercato dell’auto cinese è a dir poco giovane, con una nascita delle prime Case “indipendenti” datate fine anni ’90.

Pensate che nel 1985 la Cina, un Paese con oltre 1 miliardo di persone, ha prodotto solo 5.200 auto. Pochissime. E le auto provenienti dall’estero sottostavano ad un dazio del 260%, rendendole inaccessibili alla maggior parte dei cinesi. La popolazione infatti si muoveva con i mezzi pubblici o, al massimo in bici, come d’abitudine nei paesi a stampo Comunista del Novecento. Solo alla fine degli anni ’80 e all’inizio degli anni ’90 arrivarono le grandi Case mondiali come AMC, Volkswagen, Peugeot e Citroen a produrre in Cina dei loro prodotti.

auto cloni vw santana

In tutto questo, quindi, le Case cinesi come Guangzhou, Dongfeng e simili si specializzarono in prodotti su licenza, come la Volkswagen Santana, per anni l’auto più popolare in Cina, o altri modelli “occidentali”. Le Case indipendenti, invece, ora lontane dalla “mano” del Governo centrale, non avevano grande esperienza nella progettazione da zero di veicoli: per questo diventò sempre più diffusa l’abitudine di “copiare” auto occidentali, già sviluppate e di successo.

A volte, poi, per evitare che la copia sia davvero spudorata, le Case “colpevoli” mettono mano al disegno, modificandolo di loro spontanea volontà o unendo disegni da auto differenti, creando anche dei veri e propri disastri estetici.

Le auto semi-clone: qualche differenza, che però non basta

Partiamo infatti dalle auto semi-clone, che spesso sono passate alla ribalta per essere leggermente (o pesantemente) differenti dalle auto originali, ma indiscutibilmente “ispirate” a queste. Come fa intendere la parola, le auto semi-clone non sono delle copie spiccicate delle automobili d’origine: da queste prendono i tratti più distintivi come il disegno dei fari, il taglio del frontale, l’andamento del tetto e della carrozzeria, per poi essere “appicciate” ad altre componenti decisamente differenti.

Auto cloni Shuanghuan CEO frontale

Spesso, poi, sia le automobili semi-cloni che cloni sono molto, molto diverse sia a livello tecnico che a livello interno, con motori vecchi e spesso poco potenti e abitacoli tristi e poco interessanti. In ogni caso però, come sempre, tantissime persone comprano l’automobile soprattutto con gli occhi, non focalizzandosi sulla meccanica o sugli interni, per quanto questi possano essere tristi e scarsi, regalando alle auto copiate un grande (ma immeritato) successo.

Auto cloni Shuanghuan CEO posteriore

Uno dei più celebri esempi di auto semi-clone fu persino venduta in Italia, e si tratta della Shuanghuan CEO, distribuita in Italia da Martin Motors. Questo grosso fuoristrada sfoggiava una linea massiccia e anche piuttosto interessante, che però dopo il primo sguardo iniziale svelava i suoi segreti. Il frontale era infatti ripreso dalla KIA Sorento nei fari e nella mascherina, e dal Toyota Land Cruiser nell’inclinazione del parabrezza e nella forma del cofano. Lateralmente, invece, la linea dei finestrini era di chiara ispirazione BMW X3 E83, la prima serie, ma la parte più clamorosa era il posteriore.

Auto cloni Shuanghuan CEO laterale post

Da questo lato era inequivocabilmente quasi identica ad una BMW X5 prima serie, la E53. I fari sono pressoché gli stessi, così come il portellone sdoppiato e il lunotto, seppur con una fattura che la identifica subito come una brutta copia. Nonostante fosse simile a X5 solo dietro, BMW portò in tribunale Shuanghuan per la somiglianza con X5 in Germania e in Italia. Al tribunale di Monaco di Baviera, BMW vinse la causa: il giudice ordinò a Shuanghuan di pagare una multa salatissima, di cessare la vendita su suolo tedesco e di distruggere tutte le CEO già vendute e arrivate in Germania. In Italia, invece, BMW perse la causa, perchè l’auto è “notabilmente differente”. E questo fece sì che ci furono altre copie cinesi proposte in Italia.

auto cloni martin motors bubble

Qualche esempio? La Martin Motors Bubble, sempre prodotta da Shuanghuan e identica alla prima serie di Smart, eccetto per la presenza di una assurda e posticcia ruota di scorta posteriore. Oppure la “nostra” DR5, prodotta dalla DR: si tratta di una versione “italiana” della Chery Tiggo, che però era già stata oggetto di critiche per la incredibile somiglianza con la Toyota RAV-4 seconda serie. Questo portò DR a non poter vendere in tutta Europa la sua DR5, lasciandola “per fortuna” alla sola Italia.

L’auto clone non autorizzata: una copia carbone dell’originale (ma la qualità…)

E così arriviamo alle copie davvero spudorate, alle vere e proprie auto cloni. La definizione è semplice: automobili che da fuori sono identiche o quasi alle auto di partenza senza averne la licenza o l’autorizzazione. La differenza però spesso si vede. Dettagli estetici, mascherine, fari di dubbia qualità, ma soprattutto interni decisamente non allo stesso livello, e meccaniche per nulla raffinate.

Auto cloni landwind X7

Le auto cloni possono essere simpatiche e persino molto fedeli, ma la qualità rispetto alle automobili originali sarà sempre decisamente differente. In ogni caso, però, le occasioni di “clonazione” sono state parecchie negli anni, e ancora oggi vengono prodotte automobili clone davvero incredibili, con un livello di accuratezza allo stesso tempo affascinante e sconcertante. Per la lista delle nostre 5 auto clone più sconcertanti di sempre dovrete aspettare la settimana prossima, ma oggi vogliamo darvi un piccolo assaggio con quella che più di tutte ha fatto parlare di sé negli ultimi 5 anni, la LandWind X7.

auto cloni landwind x7 posteriore

LandWind è una Casa cinese piuttosto sconosciuta in Occidente (e che al momento in cui scriviamo non ha neanche più il proprio sito attivo), specializzata in SUV e Pick-Up. Il costruttore cinese, però, voleva dare nuova linfa ai propri prodotti, e pensò bene di realizzare un crossover compatto dalle linee moderne, sportive e accattivanti. Si, so cosa state per dire: quella è una Range Rover Evoque. Ed infatti, la prima serie di LandWind X7 era, incredibilmente, una copia esatta della prima generazione di Evoque. Stessi fari, stessi paraurti, stessa coda, persino il logo LandWind era posizionato nello stesso modo del badge Range Rover sul cofano.

auto cloni landwind x7 mascherina

Questo era troppo anche per la Cina: il Governo cinese accolse il ricorso di Land Rover, che da qualche anno stava vendendo bene in Cina, e in attesa di giudizio LandWind modificò la mascherina, la coda e diversi dettagli della X7, pensando di essere al riparo da sanzioni. Secondo la Corte cinese, però, anche così la somiglianza era davvero eccessiva. Per questo, nel 2019, un tribunale cinese dichiarò che LandWind aveva copiato 5 dettagli unici di Evoque, e ne ordinò immediatamente la cessazione della produzione della X7, dopo 3 anni di lotte burocratiche.

Landwind X7 infatti stava avendo un grande successo in Cina, grazie al suo prezzo praticamente dimezzato rispetto a Evoque e all’estetica pressoché identica. Land Rover allora ha insistito, e due anni fa ha avuto la sua vittoria, e un risarcimento milionario da Landwind.

Quali sono le 5 auto cloni più sconcertanti di sempre?

Con la incredibile storia della Landwind X7 finisce per ora il nostro viaggio tra le auto cloni. Automobili ispirate, o meglio copiate da Case di successo, che alcuni costruttori desiderosi di guadagnare un posto al sole in fretta hanno deciso di riprodurre, spesso con pessimi risultati. Volete scoprire quali sono secondo noi le 5 auto cloni più sconcertanti di sempre? Venite la settimana prossima su techprincess per scoprirle: troverete come ogni venerdì la nuova puntata di Auto for Dummies, pronta che vi aspetta. Pronti a stupirvi? Noi ci vediamo tra una settimana, per la prossima puntata! Ciaoo!

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  • Prodotto in Germania.
  • Disponibile in 4 colori.

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Giulio Verdiraimo

Ho 22 anni, studio Ingegneria e sono malato di auto. Di ogni tipo, forma, dimensione. Basta che abbia quattro ruote e riesce ad emozionarmi, meglio se analogiche! Al contempo, amo molto la tecnologia, la musica rock e i viaggi, soprattutto culinari!

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