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Huawei ha dichiarato, nella giornata di ieri, la volontà di non voler più tornare ai servizi Google anche in caso di ritiro del ban. Tuttavia, sono state rilasciate nuove dichiarazioni da parte dell’azienda che smentiscono questa ipotesi. Bufala o realtà? Facciamo chiarezza.

Huawei e il ban di Google: le ultime dichiarazioni dall’azienda cinese 

Huawei è da molto tempo coinvolta nel mezzo della guerra commerciale tra gli Stati Uniti e la Cina. Frutto di questo conflitto sono stati i vari ban che l’USA ha riversato contro le aziende cinesi che usufruivano dei prodotti e dei servizi del paese americano. Huawei, di conseguenza, si è improvvisamente trovata priva dei servizi Google nei propri prodotti.

Gli Stati Uniti bannano Huawei ma l'azienda ha un sistema operativo alternativo ad Android

Come ormai sabbiamo molto bene, il sistema operativo usato fino ad adesso da Huawei è Android, una costola molto potente di Google. Privando l’azienda orientale dei suoi servizi e l’accesso ai futuri aggiornamenti, l’USA ha causato una risposta in Huawei. Inizialmente, nel tentativo di comprendere meglio il futuro di questo ban, l’azienda cinese aveva avviato la programmazione di un sistema operativo proprietario. Tuttavia, a pochi giorni dal ban, voci ufficiose già parlavano di un ipotetico ritiro da parte dell’America di queste restrizioni commerciali.

Nonostante ciò, dopo molti mesi, Huawei è ancora isolata dalle Google App, tanto che è stata costretta a rilasciare in Europa il proprio Huawei Mate 30 Pro  senza i servizi del robottino verde.

Inoltre, il sistema operativo proprietario sviluppato da Huawei sta richiedendo sempre più tempo, e il mercato di smartphone ne sta risentendo. Nei giorni scorsi, però,  si è sentito parlare di un confronto tra le due potenze mondiali per poter risolvere questo conflitto economico e, quindi, rimuovere il ban.  Una voce interna nella società, nella giornata di ieri, ha sconvolto tutti con una dichiarazione nel quotidiano austriaco Der Standard. Il country manager austriaco di Huawei, Fred Wangfei, affermava che l’azienda era pronta a liberarsi della dipendenza dalla politica americana per evitare un futuro blocco dei servizi. Ecco perché la volontà di creare un terzo sistema operativo per smartphone da sostituire ad Android.

Questa dichiarazione ha lasciato intendere la volontà dell’azienda di non tornare, anche dopo la rimozione del ban, con Google.

Bufala o realtà: le dichiarazioni ufficiali di Huawei

Il nuovo sistema operativo, sviluppato da Huawei, sarà il più simile ad Android anche per aiutare gli sviluppatori di applicazioni evitando un lavoro aggiuntivo. Ecco perché è attualmente difficile ricreare correttamente le funzionalità dei servizi di Google Play, che offre le API utili per ricevere notifiche push e i servizi di localizzazione. Huawei ha dichiarato che, grazie a un team di 4000 sviluppatori, ha già replicato ben 24 API su 60.

La società, quindi, sarebbe anche in procinto di “dare il benvenuto” alle applicazioni statunitensi Facebook e WhatsApp nel suo App Gallery, il Play Store di Huawei. Tuttavia, dato che le due aziende non sono autorizzate a commerciare con Huawei, il produttore di telefonia, vuole fondare una società di procura in Europa con cui far mediare le aziende.

Il futuro del ban di Huawei è ancora incerto ma la dichiarazione sopracitata, sulla volontà di non tornare più da Google, ha lasciato molte persone insospettite. A seguito di quest notizia, l’azienda cinese ha poi fornito una nuova dichiarazione, dove affronta il tema del ban in una email inviata a The Verge.

La nostra prima scelta è verso l’ecosistema aperto di Android, inclusi i GMS (Google Mobile Services), visto che ci hanno aiutato a diventare i numeri due al mondo per il volume di smartphone spediti. Credo che sia Google che Huawei sperino che le licenze vengano concesse, ma occorre chiederlo a Google (n.d.r. se anche Google condivide questa speranza).

Le conseguenze causate dall’essere entrati nella entity list ci hanno portato a sviluppare gli HMS (Huawei Mobile Services) e ad invitare gli sviluppatori a seguirci. Questa nostra proposta ha raccolto molti consensi positivi in Europa. Ci teniamo anche a ribadire di essere stati uno dei principali collaboratori per lo sviluppo del sistema operativo open source Android nel corso degli ultimi 5 anni.

Come possiamo leggere dalla nuova dichiarazione, Huawei ha corretto le affermazioni fatte da Wangfei identificandole più come una visione personale del dipendente, che una scelta condivisa dalla società.

Ecco quindi che la notizia sulla volontà di Huawei di abbandonare definitivamente i servizi Google sembra essere infondata, tuttavia l’azienda è ancora a lavoro ad un nuovo OS per contrastare altri ban del futuro.


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Michele Caliani

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Innamorato del mondo e affascinato dalle cose impossibili. Convivo con il mio smartphone e la rete. Nella mia vita suono il pianoforte e nel tempo libero grattugio il violoncello.