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Cambiamento climatico: il Canada ci dà un’anteprima del nostro futuro

Se ci fosse ancora qualche scettico a proposito del cambiamento climatico, ciò che sta accadendo negli ultimi giorni in Canada è la prova inconfutabile dello sconvolgimento in corso dei fragili equilibri del nostro pianeta. Come riporta AGI, nella città di Lyttom, circa 200 km a nord di Vancouver, per il terzo giorno consecutivo è stato battuto il record di temperatura giornaliero, attestandosi costantemente sopra i 30 gradi, quando la media della zona in questo periodo si attesta sui 21 gradi.

Nella giornata di ieri in particolare, il termometro ha raggiunto una quota decisamente spaventosa: alle 16:20, la temperatura rilevata era di ben 49,5 gradi Celsius, pari a circa 121 gradi Fahreneit. Un’ingestibile ondata di calore, che negli ultimi giorni ha direttamente causato il decesso di oltre 230 persone nella zona di Vancouver, ben più di quelli provocati dal COVID-19. Cifre tragiche, che sono purtroppo destinate ad aumentare.

Cambiamento climatico: il Canada ci dà un’anteprima del nostro futuro

Cambiamento climatico

La grande ondata di caldo ha coinvolto anche parte degli Stati Uniti del Nord, provocando disagi anche ai cittadini statunitensi. Come potete vedere dal tweet sottostante, nella città di Portland il caldo è così forte che riesce a sciogliere i cavi che permettono il funzionamento delle linee del tram, portando a un’inevitabile interruzione del servizio. Sempre a Portland, sono stati allestiti in fretta e furia dei centri di accoglienza provvisti di aria condizionata, in modo da offrire fresco e ristoro a chiunque ne abbia bisogno. Nella città dell’Oregon, il termometro ha già raggiunto e superato i 42 gradi.


Spostandoci a Seattle, la situazione è altrettanto difficile. Per il terzo giorno consecutivo, la temperatura ha raggiunto i 100 gradi Fahrenheit (pari a poco meno di 38 gradi Celsius), una quota toccata soltanto per tre volte nei precedenti 126 anni. La situazione di emergenza ha spinto Amazon a convertire parte del proprio quartier generale a zona di refrigerio, capace di garantire ristoro a circa 1000 persone. Nella città di Spokane, stato di Washington, la richiesta di energia elettrica per i condizionatori è talmente elevata da portare a continui blackout della rete, con conseguenti ricadute sui servizi di prima necessità.

Ciò che sta accadendo in Nord America è solo una piccola anticipazione di quella che nei prossimi anni potrebbe diventare la disastrosa normalità in diverse aree del pianeta, a meno che l’intero genere umano non riveda drasticamente le proprie abitudini per dirigersi in maniera coesa e compatta verso un modo di vivere maggiormente sostenibile. Il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha espresso la propria preoccupazione in merito, con queste lapidarie parole:

Poiché il cambiamento climatico induce sempre più frequentemente eventi meteorologici estremi, dobbiamo fare investimenti per costruire una rete più resiliente.

Non poteva poi mancare un sarcastico cenno ai propri avversari politici e in particolare al precedente inquilino della Casa Bianca Donald Trump:

Non preoccupatevi, non c’è il riscaldamento globale. Esiste solo come frutto della nostra immaginazione.

Purtroppo, l’ironia e la preoccupazione non bastano più. È tempo di agire con fermezza e rapidità. A chiedercelo è il nostro stesso pianeta, a cui è legata anche la nostra sopravvivenza.

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