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Cuba in rivolta: migliaia in piazza contro il regime

Crisi economica e mancanza di libertà i motivi alla base delle grandi manifestazioni di piazza di queste ore

Cuba in rivolta.

Nelle scorse ore le persone si sono riversate in piazza contro il regime comunista. Ed è la più grande manifestazione contro la dittatura da sessant’anni a questa parte.

I principali motivi che hanno scatenato questa imponente ondata di protesta sono la protratta crisi economica, la conseguente crisi del turismo, la mancanza di libertà e i numerosi problemi generati dalla pandemia da Coronavirus.

E lo stesso regime contro cui si è scatenata la rivolta a Cuba sta reagendo con metodi repressivi.

Scopriamo dove è nata la protesta, come si sta sviluppando, cosa chiedono i manifestanti. E qual è la situazione attuale dell’isola caraibica, ultimo feudo del comunismo.

Cuba in rivolta: le origini delle proteste

Quella delle scorse ore a Cuba è una rivolta che per dimensioni non ha eguali negli ultimi decenni.

Il primo fulcro della protesta è una manifestazione nella cittadina di San Antonio de los Baños, quaranta chilometri a sud-ovest dell’Avana.

L’amplificazione dell’evento è una perfetta dimostrazione dell’enorme potere dei social. Che, pur limitati e censurati sull’isola, hanno permesso in brevissimo tempo di far diffondere la protesta in oltre venti città dell’isola.

Anche l’appello per radunarsi e dar vita alla prima manifestazione, iniziata alle 11.30 di domenica 11 luglio a San Antonio de los Baños, è stato lanciato via social, e subito accolto da migliaia di cittadini cubani.

Cantando inni come Patria y Vida, i manifestanti hanno chiesto la fine del regime comunista che vige a Cuba dal 1959, anno della presa di potere da parte di Fidel Castro.

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La reazione del regime

Il presidente Miguel Díaz-Canel ha fatto appello “a tutti i rivoluzionari e comunisti” di Cuba a scendere in piazza. Nello stesso discorso, il successore di Raul Castro ha accusato il nemico storico, gli Stati Uniti, di aver fomentato lo scontro. Alcuni testimoni parlano di poliziotti in assetto di guerra, uso di lacrimogeni per disperdere i manifestanti, numerosi feriti. Centinaia di persone sarebbero state fermate e numerosissime arrestate.

Svariati i video che immortalano i manifestanti prendere d’assalto negozi e supermercati, o lanciare sassi contro le vetture delle forze dell’ordine. Si tratta in fondo dei due motivi che hanno scatenato la rivolta a Cuba: la crisi economica e l’esasperazione contro il regime.

I motivi della rivolta a Cuba

I manifestanti accusano il regime comunista, in vigore dal 63 anni, di aver causato la più grave crisi economica degli ultimi tempi. Crisi che il governo attribuisce unicamente all’embargo imposto dagli Stati Uniti.

Ai problemi economici si aggiungono quelli legati alla pandemia da Coronavirus. I contagi sull’isola crescono: nella giornata di domenica 11 luglio si sono registrati 47 decessi e 6.923 nuovi contagi. Francisco Durán, direttore nazionale di Epidemiologia del ministero della Salute, ha parlato di “cifre allarmanti che aumentano ogni giorno”.

I vaccini scarseggiano, nonostante Cuba si sia adoperata per produrre autonomamente diversi sieri. E la pandemia ha fatto crollare l’economia di oltre il 10%.

Se le restrizioni sui viaggi causate dal Covid hanno inferto un duro colpo al turismo, uno dei comparti più redditizi per Cuba, i continui blackout hanno messo in ginocchio la produttività. A ciò si aggiunge un pessimo raccolto, in quest’ultimo anno, della canna da zucchero.

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Le implicazioni politiche

Per riandare alle ultime proteste di una certa entità da parte dei cittadini cubani bisogna tornare sino al 1994, ma allora le manifestazioni erano rimaste circoscritte alla capitale.

In queste ore c’è stata addirittura una marcia di protesta a Miami, in Florida, come gesto di solidarietà nei confronti della rivolta di Cuba.

E proprio gli Stati Uniti sono stati accusati dal presidente cubano di essere il motore delle recenti rivolte. Miguel Díaz-Canel ha infatti detto: “non ammetteremo che nessun controrivoluzionario, nessun mercenario, nessuno venduto al governo degli Stati Uniti, venduto all’impero, ricevendo denaro dalle agenzie, lasciandosi trasportare da tutte le strategie di sovversione ideologica crei destabilizzazione nel nostro Paese”.

Puntuale è arrivata la nota del presidente Usa Joe Biden: “Stiamo con il popolo cubano e la loro chiara richiesta di libertà e conforto dalla tragica morsa della pandemia e dai decenni di repressione e sofferenza economica imposti dal regime autoritario di Cuba”.

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L’intervento della Russia

Lo scacchiere diplomatico si è presto complicato. La rivolta di Cuba non è stata solo uno spunto per rinfocolare l’antica tensione tra l’isola caraibica e gli States, ma anche il motivo di un nuovo attrito tra Washington e Mosca.

In una dichiarazione della portavoce del ministero degli Esteri russo si legge che sono “inaccettabili le interferenze esterne negli affari interni di uno Stato sovrano e qualsiasi altra azione distruttiva che possa favorire la destabilizzazione della situazione” a Cuba alla luce delle recentissime proteste.

Siamo convinti che le autorità di Cuba stiano adottando tutte le misure necessarie per ripristinare l’ordine pubblico nell’interesse dei cittadini”.

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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