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Il caldo minaccia la sicurezza dei lavoratori di Amazon

Le temperature elevate degli stabilimenti Amazon minacciano la sicurezza dei lavoratori

Nel corso degli ultimi mesi abbiamo parlato molto della sicurezza dei dipendenti di Amazon all’interno dei magazzini. Ma dopo il Covid-19, ora sembra essere il caldo a minacciare le condizioni di salute dei lavoratori del colosso americano. In alcune regioni del Nord America, infatti, l’aria condizionata non è considerata obbligatoria e questo finisce con il creare pessime condizioni di lavoro. Di recente il Seattle Times ha riferito che i lavoratori dello stabilimento di Kent, nello stato di Washington, hanno lavorato sopportando una temperatura di quasi 90 gradi.

Uno dei dipendenti ha riferito che i ventilatori da pavimento della struttura erano fuori uso, e nessuno aveva pensato a trovare una soluzione per affrontare al meglio l’ondata di caldo. A quanto pare, però, quella di Kent sembra essere stata la sola struttura a non avere un impianto di climatizzazione idoneo. Cerchiamo allora di capire qual è la situazione che vivono davvero i lavoratori di Amazon.

Dipendenti Amazon minacciati dal caldo nello stabilimento di Kent

Il Covid-19 è stato senza dubbio uno dei pericoli più complessi da affrontare per i dipendenti di Amazon. Ora, però, anche il caldo estivo sembra minare la sicurezza dei lavoratori in alcuni stabilimenti. “In un’ondata di caldo senza precedenti come questa, siamo lieti di aver installato il controllo del clima nei nostri centri di distribuzione molti anni fa. Disponiamo di sistemi che misurano costantemente la temperatura nell’edificio e il team di sicurezza monitora la temperatura su ogni piano individualmente. Ci stiamo anche assicurando che tutti abbiano un facile accesso all’acqua e possano prendersi del tempo libero se lo desiderano, anche se stiamo scoprendo che molte persone preferiscono stare nei nostri edifici a causa dell’aria condizionata“. Così ha riferito la portavoce Maria Boschetti.

Amazon sciopero lavoratore

Ma nonostante le dichiarazioni di Amazon, sembrerebbe che alcuni stabilimenti non abbiano avuto modifiche al sistema di condizionamento. Le conseguenze, come potete immaginare, sono state disastrose. Tra l’altro, non si tratta neppure della prima volta che i dipendenti si trovano ad affrontare una situazione del genere. Nel 2019, a Chicago, i lavoratori hanno combattuto duramente l’azienda per la mancanza di aria condizionata in intense giornate di caldo. La risposta di uno dei lavoratori è stata che “l’unico passo che la direzione di Amazon ha intrapreso per combattere l’esaurimento da calore è quello di darci dei ghiaccioli“. A Marzo di quest’anno, nella struttura di Bessemer (Alabama) i dirigenti si sono rifiutati di accendere l’aria condizionata. E il caldo opprimente sembrerebbe aver provocato un malore mortale ad una delle dipendenti.

Il problema del caldo sembra attanagliare i dipendenti di Amazon da oramai un bel po’ di tempo. D’altronde, c’è da considerare che i macchinari utilizzati negli stabilimenti non aiutano certo a migliorare la temperatura interna. Ma il caldo non è solo un problema da affrontare durante il lavoro. A lungo andare, questo può creare insufficienza d’organo e danni neurologici. E anzi, lo stress da calore può amplificare condizioni patologiche preesistenti come l’asma e le malattie cardiache. “Il calore interno è un rischio serio e crescente per i magazzinieri. I datori di lavoro come Amazon devono prendere sul serio il loro obbligo di proteggere i lavoratori dal caldo riducendo il tempo e l’intensità del lavoro al caldo“. Così ha commentato la ricercatrice Cora Roelofs, autrice di uno studio del 2018 sull’aumento delle malattie legate al caldo sul posto di lavoro.

In futuro, quindi, diventerà sempre più importanti considerare la temperatura degli ambienti di lavoro. Soprattutto tenendo conto delle conseguenze del cambiamento climatico sul nostro ambiente. Ma cosa farà Amazon per risolvere questo problema?

Chiara Crescenzi

Editor compulsiva, amante delle serie tv e del cibo spazzatura. Condivido la mia vita con un Bulldog Inglese, fonte di ispirazione delle cose che scrivo.

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