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La recensione di Dolmen: un po’ Dark Soul, un po’ Dead Space e un po’ Alien

Grandi potenzialità, ma anche un po’ di strada ancora da percorrere

Fare un gioco non è semplice, sia dal punto di vista del design che dal punto di vista dello sviluppo. La brasiliana Massive Work Studio si butta a capofitto nella industry con la sua prima produzione impegnata partita con un Kickstarter. Andiamo a vedere come come se la sono cavata con Dolmen in questa recensione.

La recensione di Dolmen

Dolmen, dopo un lungo periodo di incubazione, arriva proponendosi come un RPG d’azione in stile horror con un’ambientazione sci-fi.

Prodotto da Massive Work Studio, un piccolo studio indipendente brasiliano, Dolmen, si ispira chiaramente a quelli che sono i classici del suo genere. Nelle meccaniche e nel combattimento riconosciamo molto Dark Soul, mentre le ambientazioni traggono chiara ispirazione da Dead Space. La storia, infine, ricorda un po’ Alien (più il film che il gioco) ma con elementi di azione più intensi.

Nonostante peschi dichiaratamente a piene mani da titoli esistenti, Dolmen inserisce una serie di elementi propri per dare un valore aggiunto al risultato. Questo valore aggiunto a volte riesce a fare al differenza e a volte un po’ meno. Per quello che abbiamo potuto provare, il risultato finale potrebbe giovare di una lucidatura finale in più ma, nel complesso, è in grado di fornire una esperienza di gioco interessante.

La storia

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La storia che il gioco ci offre segue, tutto sommato, un format piuttosto classico. Su un lontano pianeta dal nome di Revion Prime c’è una stazione mineraria per l’estrazione di un raro e prezioso cristallo: il Dolmen. I cristalli di Dolmen hanno la capacità di aprire dei varchi tra dimensioni parallele. Durante le operazioni di estrazione c’è stato un incidente e, a quanto pare, si sono aperti dei varchi dimensionali attraverso i quali sono arrivati molti mostri alieni. Mostri alieni che, ovviamente, hanno prontamente provveduto a sterminare i minatori e a prendere il controllo della stazione.

Noi vestiamo i panni di una specie di mercenario inviato dalle industrie Zoan, i proprietari della miniera, per liberare la miniera dagli alieni e recuperare quanti più cristalli possibile.

Durante lo svolgersi degli eventi percorreremo la miniera trovandoci ad affrontare una serie di nemici per arrivare allo scontro con un boss. Uccidere il boss ci permetterà di accedere alla sezione successiva della mappa. Inoltre, uccidere i nemici ed esplorare la stazione ci permetterà di raccogliere materiali, per migliorare l’equipaggiamento, e Naniti, per aumentare di livello.

Le meccaniche di gioco

Ispirandosi a dei grandi classici, come Dark Soul e Dead Space, Dolmen ci offre delle variazioni su una serie di meccaniche già note e ben consolidate. Pertanto, il loro funzionamento è anche abbastanza garantito.

Durante l’esplorazione della stazione mineraria incontreremo una serie si punti di segnalazione. Questi ci permetteranno di entrare in comunicazione con la base operativa in orbita e ci forniranno progressivamente elementi aggiuntivi alla storia. Da un punto di vista più pratico, andranno a demarcare la nostra progressione nei vari livelli, potremo usarli come punti di teletrasporto da e verso la base operativa e ci permetteranno di ricaricare la nostra energia.

La meccanica della morte ricorda molto quella di Dark Soul. Nel momento in cui soccombiamo veniamo riportati all’ultimo punto di segnalazione incontrato con tutte le caratteristiche rigenerate a parte l’inventario. La zona in cui eravamo viene reimpostata da zero, per cui tutti i mostri saranno di nuovo li ad aspettarci. Per poter recuperare il nostro inventario dobbiamo riuscire ad arrivare vivi nel punto dove siamo stato sconfitti la volta precedente. Se non ci riusciamo, l’inventario sarà perso definitivamente. Questo, include anche i cristalli di Dolmen e i Naniti raccolti.

Le statistiche del personaggio

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Andando da un segnalatore all’altro, oltre che a uccidere i nemici, possiamo dedicarci a esplorare la mappa. Entrambe le cose, come già detto, ci permettono di raccogliere Naniti e altri materiali.

I Naniti, descritti come microrobot, servono per il miglioramento delle statistiche del giocatore. Quando se ne solo collezionati abbastanza è possibile tornare alla base operativa e convertirli in un avanzamento di livello. Aumentare di livello ci darà anche dei punti aggiuntivi da distribuire sulle nostre abilità.

I materiali, invece, ci permetteranno di creare nuovo equipaggiamento. Nel sistema di creazione sulla base, infatti, compariranno nuovi oggetti fabbricabili mano a mano che raccoglieremo i relativi materiali. Alcuni materiali possono essere collezionati solo uccidendo i boss, ed è per questo che, prima di ogni boss, si trova un punto di segnalazione speciale con il quale è possibile riportarlo in vita. Al di la dell’aspetto un po’ masochista, ci siamo onestamente chiesti se la rigenerazione del boss sia il sintomo di un bilanciamento ancora da raffinare o un modo per estendere la rigiocabilità.

Le caratteristiche dell’equipaggiamento in uso determinano il nostro livello tecnologico. Il livello tecnologico del personaggio si articola su tre specializzazioni: la tecnologia umana, quella aliena (Revian) e quella dei minatori. Ognuna di queste tecnologie fornisce dei bonus diversi in base al suo livello; quella umana aumenta l’attacco, quella Revian alza le statistiche e quella dei minatori migliora la difesa.

Il fulcro principale dell’azione di gioco rimane però il combattimento che, diversamente da altri giochi, può essere a distanza oltre che ravvicinato; ma per questo, vista la sua complessità, vale la pena di andare nel dettaglio.

Il sistema di combattimento

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Il combattimento è indubbiamente l’aspetto più complesso da gestire del gioco. Durante il combattimento, infatti, dobbiamo tenere conto di due risorse: stamina ed energia.

La stamina si ricarica nel tempo ma viene consumata da qualunque azione noi facciamo; non solo gli attacchi ma anche parate e schivate. Se siamo troppo aggressivi rischiamo davvero di trovarci inermi di fronte al nemico.

L’energia, invece, viene consumata in forma permanente quando usiamo delle abilità speciali, come quella di curarsi. L’unico modo di recuperare energia è usare una batteria. Questa operazione, però, ci terrà fermi (ed esposti) per due secondi per ricaricare metà dell’energia massima. Inoltre, abbiamo a disposizione solo un numero limitato di batterie che si ricaricheranno automaticamente interagendo con un segnalatore (un po’ come le fiaschette Estus ai falò di Dark Soul). A questa regola fanno eccezione le armi a distanza, che consumano energia solo temporaneamente. Dopo aver sparato, infatti, l’energia si rigenererà da sola nel tempo.

Il combattimento implica inoltre un buon livello di strategia. Ci conviene infatti fare ricerca sulle varie tecnologie e selezionare l’equipaggiamento più efficace prima di contrastare ogni singolo boss. Ovvero, puntare a diventare imbattibili solo su un aspetto specifico potrebbe non essere la strategia migliore.

L’approccio innovativo per il multiplayer online

Una cosa che ci è piaciuta in maniera particolare di Dolmen, dorante questa recensione, è l’approccio innovativo alla gestione del multiplayer online.

Il multiplayer online è collaborativo ma non si estende a tutto il gioco. Ovvero, durante l’attraversamento dei livelli saremo sempre soli ma potremo chiamare giocatori in aiuto per affrontare i vari boss. Nel punto di segnalazione che precede ogni boss, oltre che rigenerarlo, è possibile usare tre cristalli di dolmen per aprire un portale inter-dimensionale. Da quel portarle potremo far arrivare un altro giocatore a nostro supporto.

Abbiamo trovato particolarmente interessante questo modo di accedere alla modalità di gioco online perché non è più solo una modalità di gioco da selezionare. Dolmen lega l’accesso al multiplayer a una gestione accurata delle risorse e alla strategia. Il giocare in coppia diventa una scelta specifica legata alla valutazione del boss e alla disponibilità di cristalli, che non potranno essere usati al boss successivo.

Le sbavature sui bordi

Uno dei problemi che, a nostro parere, impedisce a Dolmen di farsi apprezzare bene è una certa mancanza di cura per i dettagli. Questo, almeno nella versione che abbiamo provato noi su PlayStation.

I movimenti del personaggio non sono precisi e fluidi come ci si aspetterebbe da un gioco che richiama Dark Soul, in cui effettuare correttamente un’evasione può fare la differenza tra vittoria e sconfitta. Nei combattimenti ravvicinati, se come prima cosa non si ancora esplicitamente il bersaglio, è molto facile trovarsi il nemico alle spalle dopo un attacco.

Le ambientazioni sono interessanti, potremmo definirle infernali (infatti, a tratti, ci hanno ricordato anche di Dante’s Inferno), ma non le abbiamo trovate di accompagnamento per la storia. Non evolvono insieme al personaggio o ai nemici che incontriamo ma si accontentano spesso di essere puramente coreografici. A volte pare quasi che siano stati fatti una serie di ottimi asset che il level designer ha incollato insieme per ottenere il percorso desiderato, ma solo dal punto di vista geometrico.

L’interfaccia utente, in particolare, è l’aspetto che ci ha lasciati più perplessi. Ci sono scritte illeggibili perché sovrapposte a una luce di sfondo. Il sistema dei colori e certe scelte a livello grafico rendono spesso difficile capire quale sia l’elemento attualmente selezionato nei menu. C’è anche un selettore chiamato livello di dettaglio durante la creazione del personaggio che, apparentemente e almeno su PlayStation, non ci è sembrato fare nulla.

La recensione di Dolmen in sintesi

Dolmen è un titolo ambizioso di una piccola casa indipendente che si ispira a dei classici del genere RPG horror. Gli elementi per una produzione di successo ci sono tutti, anche se nella versione del gioco che ci è stata data da provare mancano, obiettivamente, un po’ di integrazione e una pulizia finale dei dattagli, soprattutto per l’interfaccia. Queste mancanze fanno si che, nonostante Dolmen inserisce alcuni elementi unici, come nella meccanica del multiplayer, il gioco non riesce a svettare nell’ambito di un genere che comincia a essere un po’ affollato.

Se siete appassionati dei giochi di azione a tema horror è sicuramente un titolo da tenere sul vostro radar. Purtroppo, allo stato attuale ci riesce un po’ difficile raccomandarlo a prezzo pieno anche a chi si avvicina per la prima volta a questo genere.

Tuttavia, non vedendo problemi sostanziali nelle meccaniche di gioco, molto potrebbe essere risolto con la patch già annunciata per il giorno dopo l’uscita. In tal caso, torneremo ad aggiornarvi.

PRO

  • Elementi innovativi su meccaniche consolidate
  • Ambientazione innovativa
  • Meccanica multiplayer

CONTRO

  • Alcune rifiniture ancora da fare
  • In alcuni punti manca di identità
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Dario Maggiorini

Un boomer con la passione dei videogiochi fin dai tempi di rogue e nethack. Alla fine sono riuscito a farne un lavoro sospeso tra Techprincess e l'accademia. Ho speso gran parte della mia vita a giocare, il resto l'ho sprecato.

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