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È stata la mano di Dio: storia vera del film di Paolo Sorrentino

È stata la mano di Dio sarà in sala dal 24 novembre e su Netflix dal 15 dicembre.

«Penso che la principale differenza tra questo film e gli altri che ho fatto stia nel rapporto tra verità e bugie. Se gli altri miei film si alimentano di falsità nella speranza di individuare un barlume di verità, questo parte da sentimenti reali che sono poi stati adattati alla forma cinematografica». È lo stesso Paolo Sorrentino a introdurre nel modo più preciso e appassionato possibile il suo ultimo film, nelle sale italiane dal 24 novembre e su Netflix a partire dal 15 dicembre. Un’opera struggente e delicata, basata sulla storia vera dello stesso regista e sceneggiatore di È stata la mano di Dio. Storia vera che alimenta un racconto perennemente sospeso fra commedia e dramma, fra intimismo e slanci artistici, fra realismo e illusione.

A proposito di È stata la mano di Dio, Paolo Sorrentino ha affermato: «Non è detto che tutto quello che vediamo nel film sia realmente successo. Alcuni eventi sono accaduti, altri no. Ma è del tutto autentico nel riflettere quello che ho veramente provato in quel periodo del passato». Basandoci sulle dichiarazioni del regista, abbiamo cercato di individuare i passaggi del film più fedeli alla vera storia di Sorrentino, in modo da apprezzare ancora di più questo vero e proprio capolavoro del nostro cinema, che non a caso rappresenterà l’Italia ai prossimi Oscar. Nel corso della nostra analisi, dovremo necessariamente fare alcuni spoiler. Non proseguite quindi oltre se non avete ancora visto È stata la mano di Dio e non volete imbattervi in sgradite rivelazioni sui principali risvolti della trama.

È stata la mano di Dio: storia vera o finzione?

È stata la mano di Dio storia vera
Foto di Gianni Fiorito

È stata la mano di Dio ruota intorno a due eventi fondamentali per la vita di Paolo Sorrentino: l’arrivo al Napoli di Diego Armando Maradona, accolto dal regista e da tutta la città come una sorta di divinità scesa in terra, e la tragica morte di entrambi i genitori, avvenuta quando il futuro premio Oscar aveva solamente 16 anni. Due avvenimenti strettamente correlati fra loro dal momento che, come rivelato dal regista in un’intervista concessa al Corriere della Sera nel 2016, Sorrentino scampò alla morte proprio grazie alla sua passione per il Napoli e per Maradona. Consapevole dei sentimenti del figlio, suo padre gli permise di seguire il Napoli in trasferta e di non dirigersi insieme ai genitori nella casetta di famiglia a Roccaraso. Purtroppo, una fuga di monossido di carbonio da una stufa uccise nel sonno il padre e la madre di Sorrentino.

La scena più straziante di È stata la mano di Dio rievoca proprio questa tragedia, con il fondamentale contributo di Toni Servillo e Teresa Saponangelo (che interpretano i genitori) e del giovane Filippo Scotti, che impersona invece l’alter ego dello stesso regista, Fabietto Schisa. Il titolo del film è un esplicito parallelismo fra uno dei più celebri gol di Maradona, cioè “la mano di Dio” grazie a cui l’Argentina sconfisse l’Inghilterra durante i mondiali di calcio del 1986, e ciò che è realmente accaduto al regista, salvato dal suo stesso idolo, come puntualizza lo zio Alfredo durante il funerale dei genitori a un distrutto Fabietto.

È stata la mano di Dio: storia vera e cinema

Foto di Gianni Fiorito

La sopracitata intervista di Paolo Sorrentino anticipa anche un elemento ricorrente di È stata la mano di Dio, cioè la volontà di Fabietto di vedere in VHS il capolavoro di Sergio Leone C’era una volta in America. Desiderio che nel corso del film viene più volte rinviato per diversi imprevisti. Sorrentino ricorda il suo salotto pieno di VHS di Sergio Leone, e non a caso indica in C’era una volta in America uno dei suoi cinque film preferiti, che si affianca a ben 4 opere (La dolce vita, Otto e mezzo, Roma, Amarcord) del suo esplicito punto di riferimento Federico Fellini. Una sessione di provini del regista romagnolo è un altro momento bizzarro di È stata la mano di Dio. Storia vera anche questa, dal momento che Fellini era solito cercare facce da cinema a Napoli, come riportato da Marcello Mastroianni nella sua autobiografia.

Nelle note di regia di È stata la mano di Dio, Paolo Sorrentino sviscera così il suo rapporto con C’era una volta in America:

Ho scoperto C’era una volta in America quando avevo circa 20 anni, più avanti di Fabietto nel film. Per me, è un film che è un sogno ed è un film che mi ha fatto sognare di diventare regista, come è stato per molti altri. Mi è piaciuta anche l’idea della videocassetta sul televisore, perché mi ricorda l’epoca in cui il modo più diffuso per vedere i film era noleggiare le cassette VHS — e in Italia tutti vivevano nel terrore di non restituire per tempo il titolo preso in prestito.

Paolo Sorrentino e Antonio Capuano

Foto di Gianni Fiorito

Durante le battute finali di È stata la mano di Dio, affiora prepotentemente il desiderio di cinema di Fabietto, in fuga da una realtà deludente e dolorosa. Il protagonista incontra il regista Antonio Capuano, con cui ha un sentito e spigoloso dialogo sull’arte. Anche questo è uno spunto legato alla reale esperienza di Sorrentino, per il quale Capuano è stato un vero e proprio mentore. Questo il pensiero a riguardo di Sorrentino:

Nel film il dialogo con Capuano è una combinazione delle molte conversazioni che abbiamo avuto, non soltanto lavorando insieme, ma anche nel corso della nostra lunga amicizia. Riassume con precisione il tipo di essere umano che è Capuano — un individuo che amo e odio al tempo stesso, perché ha questo suo modo di provocarmi a disvelare me stesso, a essere completamente nudo sul piano emotivo e a rivelare quello che realmente sono. È bello e raro incontrare una persona come lui, ma implica anche un grosso sforzo per qualcuno come me.

Per Fabietto, la cui vitalità ha subito una violenta battuta d’arresto, l’incontro con Capuano è una scossa. Capuano è una persona che non è mai rassicurante, non ama le chiacchiere insulse né i convenevoli. Per me, e per Fabietto, si rivela decisivo nell’alimentare il coraggio, non soltanto di fare il cinema, ma di farlo con valore.

È stata la mano di Dio: storia vera di donne

È stata la mano di Dio
Foto di Gianni Fiorito

Come gli altri film di Sorrentino, anche È stata la mano di Dio contiene tanti memorabili personaggi femminili. Quello già strambo è certamente la sorella di Fabietto, che vediamo quasi sempre chiusa in bagno. Sorrentino motiva così la sua scelta:

Nei miei ricordi d’infanzia, mia sorella trascorreva letteralmente delle ore chiusa a chiave in bagno. La mia impressione era che si stesse sempre facendo bella per uscire, che si stesse sempre preparando. Solo anni dopo, quando eravamo ormai adulti, ho appreso che nutriva un profondo e segreto amore per me e per mio fratello che non era in grado di rivelare a quell’epoca. È per questo motivo che ho creato questo personaggio
misterioso, la voce dietro alla porta che ammette la sua sofferenza solo quando tutti se ne vanno.

A interpretare l’adorata zia di Fabietto, nonché suo desiderio sessuale, è una straordinaria Luisa Ranieri, che dà volto e corpo a uno dei personaggi più sfaccettati di È stata la mano di Dio. Storia vera a metà, come rivela la stessa attrice:

Secondo me quello che Fabietto vede in lei è il suo anticonformismo, oltre a provare un sentimento di attrazione. Lei
lo fa sorridere e lo sorprende. D’altro canto, Patrizia è attratta da Fabietto perché sente che lui può comprendere chi lei è veramente. Il loro è un rapporto che si fonda su cose lasciate inespresse. Patrizia desidera davvero avere dei figli e penso che sia anche il desiderio di maternità a spingerla verso Fabietto. Ma ovviamente è stata esagerata e portata a un estremo cinematografico.

Inevitabile infine un cenno di Paolo Sorrentino alla Baronessa Focale, con cui Fabietto vive la sua prima volta:

È un episodio inventato, ma al tempo stesso reale per le emozioni che provavo in
quel periodo della mia vita. Io ho avuto un’iniziazione sessuale più convenzionale, ma questa scena è, come lo sono altre nel film, una rielaborazione di cose che sono successe a me o a persone che conosco. Mi piaceva molto l’idea che questa donna anziana rendesse questo un atto di pura generosità. Per lei è una manifestazione di vero amore, nel senso che concepisce l’idea di poter aiutare questo ragazzo che soffre, di poterlo forse liberare di un piccolo problema tra i numerosi altri che lo affliggono in quel momento.

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