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L’evoluzione di Resident Evil
Come è cambiata, nel corso degli anni, una delle saghe survival horror più famose di sempre?


Nel 1996 uscì il primo capitolo di Resident Evil, un videogioco che segnò l’inizio di una delle saghe survival horror più famose di sempre. Nel corso degli anni sono usciti nuovi capitoli, con annesse espansioni e sottocapitoli aggiuntivi ma in che modo questa saga è mutata?

Andiamo ad analizzare la nascita e lo sviluppo del franchise targato Capcom, che ha conquistato il mondo.

Vogliamo sottolinearvi che in questo articolo prenderemo in considerazione i primi sette capitoli numerati ed analizzeremo, a grandi linee, ciò che sappiamo fino ad ora riguardo l’ottavo.

L’evoluzione di Resident Evil: la prima trilogia

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Era il lontano 1996 quando venne pubblicato un titolo che avrebbe cambiato il panorama videoludico dell’epoca. Resident Evil fece il suo debutto su PlayStation per poi approdare, successivamente, per il Sega Saturn e PC.

Capcom fu la prima ad etichettare questo genere di videogiochi survival horror, riferendosi proprio al titolo appena uscito nonostante il termine fu coniato già nel 1992.

Il primo capitolo è ambientato nel 1998 e l’inizio è accompagnato da un video introduttivo che ci mostra i membri S.T.A.R.S. della squadra Alpha: Chris Redfield, Jill Valentine, Albert Wesker, Barry Burton, Joseph Frost e Brad Vickers.

La squadra, con il proprio elicottero, atterra nei pressi di una villa tra le montagne Arklay di Raccoon City per recuperare la squadra Bravo, misteriosamente scomparsa dopo essere stata spedita nella villa per investigare su alcuni strani omicidi.

La squadra però, dopo un improvviso attacco al di fuori della casa, deve nascondersi in una misteriosa villa. Scopriranno che questa semplice villa è in realtà il centro di ricerca della Umbrella Corporation, che svolge esperimenti illegali su armi biologiche da impiegare in guerra.

Questi test hanno portato alla creazione di nuove specie mutanti e di virus capaci di modificare la struttura cellulare degli esseri viventi. Ovviamente questi virus hanno un enorme fattore di contagio ed è meglio non farsi mordere o graffiare, altrimenti saranno guai.

La rivoluzione fatta gioco

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Il primo capitolo rappresentò una vera e propria rivoluzione. Innanzitutto fu uno dei primi titoli del tempo ad utilizzare la modalità in terza persona con ambientazioni bidimensionali e rispetto a molti altri, ad esempio Castelvania, la grafica migliorò nettamente.

I personaggi non erano più un ammasso di pixel incomprensibili ma erano più dettagliati e ben realizzati. Certo, guardarlo con gli occhi di adesso potrebbe non avere senso perché la grafica di cui disponiamo in questi ultimi anni è ai limiti della realtà. A quel tempo però, Resident Evil rappresentava l’innovazione.

La sua innovazione però non riguarda solamente la grafica o la modalità in terza persona, ma il fatto che sia riuscito  fare suo il termine survival horror. L’atmosfera che si respira fin da subito è aspra, tetra e non sappiamo a cosa andremo in contro. Nei panni di Chris o Jill, esploriamo questa immensa villa.

L’ambiente da esplorare è chiuso e grande, una specie di labirinto colmo di enigmi. Questa è una delle principali caratteristiche del titolo: i rompicapo. Alcuni sono più semplici, forse per permettere al giocatore di familiarizzare con il gioco ma in seguito si faranno sempre più difficili.

Una delle principali difficoltà, al tempo, era la lingua. Non so se fosse così per tutti ma ricordo mio fratello giocare a Resident Evil in inglese. Audio, sottotitoli, tutto in inglese. E nonostante non sapesse una parola di quella lingua, era comunque ipnotizzato dal titolo di Capcom.

Passava ore a giocare e a spremersi le meningi per capire dove andare o cosa fare. La magnificenza del videogioco si vede anche qui: non importa la lingua, il gioco è così bello ed interessante che devo assolutamente finirlo, anche se capisco la metà di quello che leggo.

Il virus-T e le creature di Resident Evil

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Un altro degli elementi principali della saga è questo virus-T, ovvero un virus che altera la struttura cellulare delle persone fino a trasformarle in esseri non viventi, in zombie. All’epoca eravamo abituati ad una grafica più scadente rispetto a quella di oggi ma, non sapendo ciò che ci avrebbe riservato il futuro, ci sembrava la migliore di sempre.

E in questo modo, zombie e creature geneticamente modificate erano terrificanti. Il verso degli zombie, per qualche mese, lo sognavo anche di notte. Per non parlare del serpente gigante o, peggio ancora, la tarantola Black Tiger – sì amici, odio terribilmente i ragni che potrei urlare alla sola vista.

Quindi questo primo capitolo è innovativo perché incarna l’essenza del survival horror e lo fa offrendo al pubblico una trama dettagliata ed interessante, condita da enigmi di ogni genere, un’atmosfera cupa e nemici poco piacevoli.

Questa innovazione però gli è costata cara. In moltissime versioni i filmati vennero mostrati in bianco e nero per coprire il sangue o addirittura cancellate e censurate.

RES 2 e le nuove aggiunte

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Due anni dopo, arriva il momento di accogliere a braccia aperte Resident Evil 2. Il titolo cambia ambientazione, personaggi ma mantiene la stessa atmosfera e gli stessi nemici con l’aggiunta di creature più “avanzate”.

Il secondo capitolo si svolge qualche mese dopo gli avvenimenti del primo. Ci troviamo a Raccoon City, ormai distrutta dagli eventi del capitolo precedente e abitata da mostri mutanti e zombi in cerca di carne umana per sopravvivere.

Anche in questo capitolo abbiamo la possibilità di vestire i panni di due personaggi: Claire Redfield, sorella di Chris e Leon Scott Kennedy. In questo contesto le loro avventure si intrecciano e ci mostrano le vicende da due punti di vista differenti.

Claire è in città per ritrovare suo fratello, mentre Leon è un neo poliziotto assegnato alla stazione di polizia R.P.D e si appresta a svolgere il suo primo – e sfortunato – giorno di lavoro.

I percorsi dei nostri protagonisti, a loro volta, si incrociano con altri personaggi: Claire deve proteggere Sherry Birkin, una ragazzina spaventata da un mostro che la sta inseguendo mentre Leon dovrà vedersela con Ada Wong, una misteriosa donna che in realtà è stata inviata in città per recuperare un campione di virus G.

Modifiche originali ed atmosfera più lugubre

Il secondo capitolo mantiene intatta l’atmosfera del primo capitolo e, allo stesso tempo, apporta delle modifiche davvero interessanti. Per prima, scegliendo il personaggio con cui iniziare, la nostra storia subisce delle modifiche dal punto di vista delle armi e di alcuni avvenimenti della trama.

Poi i luoghi da esplorare aumentano e questo introduce uno dei punti fondamentali del gameplay: l’esplorazione e il recupero di oggetti chiave utili per procedere in avanti con la storia. Ancora di più rispetto a Resident Evil, qui dobbiamo muoverci con cautela e fare attenzione perché creature mostruose ci attendono ad ogni angolo – o soffitto, fate voi.

Anche qui non mancano gli enigmi tanto apprezzati dal pubblico e che ci costringono a muoverci per più luoghi. La nostra avventura poi si fa più complicata poiché a nostra disposizione avremo un inventario molto limitato quindi dobbiamo fare attenzione a cosa portare con noi e cosa, invece, lasciare dietro.

La modalità di salvataggio rende il tutto ancora più eccitante poiché senza ink ribbon (inchiostro) non possiamo salvare sulla macchina da scrivere. Questi inchiostri però occupano spazio nell’inventario.

Divertente, vero? Ah sì, non dimentichiamoci poi degli oggetti per risolvere gli enigmi e delle munizioni… E anche delle piantine o spray per la vita. Sono importanti, senza di essi boom, addio.

Licker-1998-Tech-PrincessIn Resident Evil 2, oltre agli amati zombie, troviamo due nuovi nemici che hanno permesso al titolo di diventare il più acclamato e apprezzato della serie: Mister X e i licker.

L’introduzione di questi due nemici, in particolare dei licker, hanno traumatizzato il pubblico e una piccola me. Ero piccola quando mio fratello giocò al secondo capitolo e non ricordo molto bene Mister X ma state tranquilli perché i licker me li ricordo perfettamente.

Una volta chiusa la porta, si interruppe bruscamente la musica ed era possibile udire solo i passi tremanti del personaggio. Pochi secondi dopo si sentiva sgocciolare, pensavo fosse acqua ma in realtà era sangue e improvvisamente ci ritrovammo davanti questo essere di pelle davvero sconcertante.

Giuro però di essere cresciuta bene, lo spero almeno.

Ciò che fa il secondo capitolo di Resident Evil è permettere alla saga di evolversi ancora di più. Nuovi nemici, nuovi ambienti e l’elemento esplorazione uniti ad una trama che si fa ancora più intrigante, lo hanno reso un successore degno.

L’atmosfera rispetto al precedente è più intensa, più raccapricciante sotto certi aspetti. Nonostante anche questo capitolo abbia ricevuto critiche per la troppa violenza e il sangue e sia stato addirittura tolto dal mercato italiano, nulla gli ha impedito di diventare uno dei capostipiti degli anni ’90.

Corri, scappa, c’è il Nemesis 

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Solo un anno dopo, nel 1999, fa il suo debutto sul mercato videoludico il terzo capitolo della saga: Resident Evil 3 – Nemesis. Il titolo si svolge parallelamente a quello precedente, inizia un giorno prima e si conclude il successivo. La città di Raccoon City è ormai rasa al suolo e gli zombi attaccano i pochi sopravvissuti.

In questo capitolo riprendiamo i panni della nostra adorata Jill Valentine, che ci ha accompagnati nel primo. Il membro S.T.A.R.S. si ritrova in città al momento del contagio e fa il possibile per fuggire e sopravvivere. Purtroppo deve fare i conti con il Nemesis, un tipo di Tyrant creato dalla Umbrella per uccidere gli agenti della S.T.A.R.S., scomodi testimoni delle loro attività.

Questo terzo capitolo, se paragonato ai precedenti, può essere considerato diverso perché introduce delle modalità nuove. Resident Evil 3 diventa più action, i nemici aumentano e la maggior parte delle volte la soluzione migliore è quella di fuggire e risparmiare proiettili preziosi.

Per favorire questo elemento, viene aggiunta la schivata d’emergenza che ci permette di evitare con stile i nemici. Il fattore esplorazione, introdotto nel secondo capitolo, si fa sentire anche qui. Dobbiamo esplorare e trovare oggetti per risolvere i tanto amati enigmi.

Inoltre possiamo creare munizioni dalla polvere da sparo attraverso lo strumento di stoccaggio dei proiettili, o combinando diversi tipi di munizioni fra di loro. E poi, per favorire l’esplorazione e il risparmio di proiettili, possiamo sparare ai fusti di olio o alle bombe posizionate in certe aree ottenendo piccole esplosioni che possono uccidere i nemici adiacenti.

L’elemento più importante però riguarda il Nemesis. Il nemico che affrontiamo è più forte, veloce, può usare armi e la sua presenza si fa sempre più fitta. Per questo è stata introdotta la modalità Live Selection.

In poche parole, quando lo schermo inizia a lampeggiare, dobbiamo scegliere tra due possibili azioni. Il non scegliere fra le due rappresenta ovviamente una terza scelta e ognuna di esse cambia la direzione che la storia prende.

L’elemento action non è piaciuto molto al pubblico, assieme alla durata estremamente ridotta rispetto ai primi due. Nonostante le critiche, Resident Evil 3 introduce delle modifiche interessanti che permettono al giocatore di addentrarsi ancora di più all’interno della storia.

La trama continua, alcuni pezzi del puzzle vengono messi al loro posto, e l’atmosfera tanto amata e presentata in passato rimane. Il Nemesis rappresenta un vero e proprio ostacolo, un elemento di fastidio che ci fa saltare di tanto in tanto.

L’ambientazione prettamente all’aperto e la possibilità di schivare i nemici, rendono il tutto più dinamico e colmo di adrenalina. Non mancano però quei momenti chiusi, con l’acqua alla gola e il passo pesante dei nostri nemici.

Resident Evil 4 e las Plagas, bentornato Leon

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La vera e propria svolta, però, si ha con l’arrivo del quarto capitolo. I primi tre erano incentrati sugli zombie, su queste creature geneticamente modificate e non morte. Con il quarto abbandoniamo gli zombie e troviamo Los Ganados, nemici infetti da un misterioso parassita che li rende più veloci e fastidiosi rispetto agli zombie.

Con Resident Evil 4 rivediamo il nostro caro Leon Scott Kennedy – il mio personaggio preferito. Ci troviamo nel 2004 e ora Leon, ex poliziotto sopravvissuto sei anni prima all’incidente di Raccoon City, è un agente governativo. Il suo nuovo incarico è quello di indagare sul rapimento di Ashley Graham, la figlia del Presidente degli Stati Uniti.

Secondo i servizi segreti, la giovane è stata portata in Spagna nei pressi di El Pueblo, un villaggio rurale. Decidono quindi di mandare sul posto un solo agente, il nostro Leon che come sempre ha la fortuna dalla sua parte. Fossi in lui avrei fatto il cuoco o lo scrittore, meno problemi, meno mostri.

Nonostante venga classificato come un survival horror, il quarto capitolo della saga Capcom è principalmente action. Le modifiche apportate rispetto ai capitoli precedenti sono varie, ad esempio la telecamera in terza persona oppure l’aumento delle munizioni e degli oggetti curativi.

Queste modifiche hanno ridotto di gran lunga la fatica dei primi tre, incentrati sulle fasi d’esplorazione, risoluzione di enigmi e scarsa disponibilità di munizioni. I nemici qui sono di più, sono intelligenti rispetto ai normali zombie e ciascuno di loro possiede delle strategie d’attacco differenti.

Dobbiamo essere veloci, intuitivi ed attaccarli prima che loro attacchino noi.

Resident Evil 4 oltretutto conta molte più ore di gioco rispetto ai precedenti e una vasta gamma di ambientazioni da visitare. La trama è più dettagliata, in alcune parti della storia possiamo vestire i panni di Ashley e, nonostante ce ne siano molti di meno, non mancano piccoli enigmi più intuitivi e semplici rispetto i primi tre capitoli.

Inoltre in questo capitolo vediamo l’aggiunta di un personaggio, un mercante che ci accompagna nel corso della storia avventura. Il suo scopo è quello di venderci armi e darci la possibilità di ottimizzarle, potenziarle. In cambio possiamo vendergli oggetti preziosi che troviamo sul nostro cammino come gemme, collane e molto altro.

L’atmosfera horror di certo non manca

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Sebbene in quantità minori rispetto alla prima trilogia, l’elemento horror in questo capitolo non manca. Io personalmente l’ho riscontrato nel laboratorio. Il videogioco inizia in maniera molto dinamica, dobbiamo correre, sparare, schivare e l’adrenalina sale alle stelle.

Poi però, successivamente, ci troviamo all’interno di un laboratorio. L’atmosfera è più calma, forse fin troppo. Procediamo lentamente perché insomma, è Resident Evil e non sappiamo cosa troveremo nel prossimo angolo. Ad un certo punto ci troviamo davanti queste creature (raffigurate nell’immagine qui sopra).

Voi dovete sapere che tanti anni fa sono stata brutalmente traumatizzata da Gollum de Il Signore degli Anelli. Non solo l’aspetto ma la sua voce e quei suoi occhi orribili che sognavo in ogni occasione. Molto bene, trovarmi di fronte a questi Regeneradores (che troveremo in versione normale o Iron Maiden) mi ha portato alla mente brutti ricordi.

Si muovono lentamente, hanno un aspetto a dir poco raccapricciante ed emettono un verso che non saprei come spiegare. Sappiate solo che mi vengono i brividi al solo pensiero.

I nemici, lo abbiamo detto prima, sono tanti ed ognuno di loro subisce mutazioni sorprendenti. Nonostante prevalga l’elemento action che lo contraddistingue dalla prima trilogia, Resident Evil 4 mantiene l’essenza della saga di Capcom. Si tratta della vera innovazione, la svolta che ha caratterizzato questa saga.

Monotonia: Resident Evil 5

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Se per i primi quattro capitoli abbiamo parlato di innovazione, rivoluzione e svolta, con questo parliamo di monotonia e retrocessione. Stiamo parlando di Resident Evil 5. Nel quinto capitolo vestiamo nuovamente i panni di Chris Redfield che, accompagnato da Sheva Alomar, viene spedito nell’Africa subsahariana per indagare su una presunta minaccia biologica.

Anche qui troviamo i parassiti del capitolo precedente, Las Plagas che però sono stati modificati in segreto da una compagnia farmaceutica: la Tricell.

Mettiamo da parte il fatto che non provo particolare simpatia per Chris – non chiedetemi perché, sono team Leon dall’età di 5 anni. Credo che questo sia il capitolo più debole di tutta la saga. La trama è interessante in alcuni punti ma dopo un po’ diventa monotona, addirittura mi ha annoiata.

Su questo però ci passo sopra, non è così importante. Ciò che ho trovato fastidioso sono stati i nemici. L’idea di nemici affetti dal virus di Resident Evil 4 mi incuriosiva ma giocando mi sono resa conto di avere davanti a me qualcosa di troppo. Troppo veloci, troppo modificati.

In alcuni momenti ho provato fastidio e ho sentito terribilmente la mancanza dei licker che facevano saltare dalla sedia me e mio fratello. Inoltre ho trovato che fossero quasi tutti uguali. Con il quarto capitolo, il titolo diventa prettamente action ma mantiene comunque quelle sfumature horror tipiche della saga.

Con Resident Evil 5 mi sono trovata davanti uno sparatutto, più che un action survival horror. Ammetto che è stato frustrante e si sente l’assenza della saga vera e propria.

Un cambio di rotta: Resident Evil 6

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Con il sesto capitolo si torna un po’ ai tempi d’oro. Non eccessivamente, sia chiaro, ma si intravede uno spiraglio di salvezza.

L’intera storia del gioco è suddivisa in quattro campagne differenti che vedono il ritorno di personaggi conosciuti come Leon, Ada e Chris e l’aggiunta di nuove reclute. Ogni protagonista sarà accompagnato da un partner, incentivando la natura cooperativa del gioco.

Già introdotto nel capitolo precedente, la componente multiplayer si è rivelata una novità interessante. Peccato però che a me piaccia giocare in solitaria ma dettagli.

Avendo a disposizione quattro campagne differenti, la storia risulta interessante e colma di dettagli avvincenti. I nemici sono vari e numerosi, molti ricordano creature della prima trilogia ed altri mostri mutati del quarto capitolo. Diciamo l’ho trovato un ottimo compromesso.

Nonostante il ritorno di alcuni personaggi iconici della serie, un ritorno alle origini dal punto di vista dei nemici e una storia interessante, Resident Evil 6 si affianca al quinto come i punti morti della serie. Ad entrambi, sesto compreso, manca quel non so che tipico della saga di Capcom.

Personalmente non sono stata travolta dalla scia di orrore e innovazione vista nei primi quattro capitoli.

Resident Evil 7: Biohazard e il cambio di persona

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Le sorprese però arrivano quando meno ce lo aspettiamo, vero? Con l’arrivo del settimo capitolo della saga, si ha un piccolo ritorno alle origini con modifiche strane ma interessanti. Biohazard è infatti il primo capitolo dell’intero franchise ad introdurre la modalità in prima persona.

Il protagonista è Ethan, un giovane che sta andando il Louisiana dopo aver ricevuto un messaggio della moglie Mia, scomparsa da ormai tre anni. Dopo aver parcheggiato all’ingresso di un bosco, Ethan vi si addentra e intravede un cancello al cui interno sorge un’enorme casa e accanto un furgone giace abbandonato.

Leggendo un articolo di giornale all’interno del veicolo, si scopre che il mezzo appartiene a Sewer Gators, uno spettacolo televisivo in cui registi e sviluppatori vanno a investigare su ambienti considerati infestati da fantasmi e scenario di attività paranormali.

Rispetto al quinto e sesto, la trama di svolge in modo più dinamico, vi è un lato misterioso e risulta nettamente più intrigante. La prima persona rivoluziona completamente il modo di vedere e giocare Resident Evil, riportando più intensamente la componente horror che ha caratterizzato la saga.

I nemici sono l’aspetto che ho preferito di più. Non solo per come sono stati realizzati ma soprattutto perché mi hanno fatto saltare dalla sedia più e più volte.

Con questo settimo capitolo, sebbene abbia inglobato nuove modifiche, sono riuscita finalmente a respirare la stessa atmosfera dei primi capitoli. La componente action è ridotta rispetto al quarto, il quinto e il sesto e si da’ più spazio ad un’esplorazione lenta e macabra.

Cosa aspettarsi da Resident Evil Village?

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Di questo titolo ancora non sappiamo molto. Ci sono speculazioni e notizie poco affidabili, personalmente poi non voglio sapere nulla fino all’uscita ufficiale del videogioco. Quindi tutto ciò che dirò ora si basa sul trailer che ho potuto osservare più e più volte.

Partiamo dal presupposto che Capcom può fare quello che vuole di questa saga: io comprerei comunque i suoi videogiochi. Le tinte del trailer hanno richiamato molto l’atmosfera dei primi tre capitoli, aggiungendo qualche collegamento al quarto per via del villaggio e del fatto che anche Resident Evil Village è ambientato in Europa.

Ciò che mi ha lasciata un po’ così è stata la comparsa della creatura che trovate qui sopra. Il mio primo pensiero è stato: “Un lupo mannaro, davvero? Cosa succede ora, dagli zombi siamo passati a virus modificati ed arriviamo a licantropi e forse vampiri?”

Sono rimasta shockata, lo ammetto. Ho atteso qualche giorno prima di rivedere il trailer, proprio per metabolizzarlo meglio e dare un giudizio completo.

Ritengo che Capcom, anche con questo nuovo capitolo, voglia rivoluzionare quella che dal 1996 è una delle saghe più conosciute e giocate. La parola innovazione è sempre stata al primo posto nel suo piccolo diario di bordo e sono arrivata alla conclusione che va bene così.

Ancora non sappiamo molto riguardo le creature che abiteranno questo sperduto luogo in Europa. Non sappiamo se torneremo alle origini di Resident Evil 4 con Las Plagas oppure se potremo rivedere i lenti ed terrificanti zombi dei primi tre capitoli. Ciò che è certo è che Capcom è sul punto di rilasciare un altro capitolo che rivoluzionerà nuovamente la saga.

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Veronica Ronnie Lorenzini

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Videogiochi, serie tv ad ogni ora del giorno, film e una tazza di thé caldo: ripetere, se necessario.
                   










 
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