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Facebook “preferisce i profitti alla sicurezza” per un’ex-dipendente

Frances Haugen confessa di aver rivelato i documenti interni alla stampa e parla della compagnia su 60 Minutes

In un’intervista a 60 Minutes, Frances Haugen ha svelato di essere la persona che ha condiviso i documenti interni di Facebook alla stampa. L’ex-dipendente del social dice di aver agito perché allarmata da quello che aveva visto. Secondo Haugen, Facebook “preferisce i profitti alla sicurezza” e lei ha voluto rendere pubblici i documenti che lo potrebbero provare.

L’ex-dipendente di Facebook accusa la compagnia: prima i profitti, poi la sicurezza

A maggio, il fondatore della no-profit Whistleblower Aid, che dà sostegno legale alle persone che vogliono rivelare documenti illegali del proprio governo o dell’azienda per cui lavorano, ha ricevuto una telefonata. Da quella che definisce “una persona molto coraggiosa che sta prendendo un rischio personale nel fronteggiare un’azienda da mille miliardi di dollari”.

Questa persona si è rivelata al pubblico domenica, in un’intervista con 60 Minutes, il programma televisivo che ha fatto la storia del giornalismo americano. Si chiama Frances Haugen e ha spiegato che: “Ho visto un sacco di social network e a Facebook era decisamente peggio di qualsiasi cosa avessi visto. Facebook, di volta in volta, ha dimostrato che preferisce i profitti alla sicurezza“.

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Haugen ha di recente fornito informazioni al Wall Street Journal. Documenti interni che hanno svelato, fra l’altro, che Instagram avrebbe evitato di pubblicare uno studio sull’effetto di Instagram sulla psiche dei minori. Oltre a rivelazioni su un sistema di monitoraggio diverso per le persone famose rispetto agli altri. E un sistema di controllo insufficiente in molte parti del mondo. Tutte informazioni che Haugen ha condiviso anche con il Congresso degli Stati Uniti e dovrà parlarne anche con politici nel Regno Unito e in Europa.

Facebook sapeva della pericolosità della fake news

Haugen ha reiterato che sebbene l’azienda avesse “pubblicizzato il suo lavoro per combattere disinformazione e l’estremismo violento dopo l’elezione del 2020 e l’insurrezione” del 6 gennaio, era già a conoscenza di tutti questi problemi. “In realtà, Facebook sapeva che i suoi algoritmi e piattaforme promuovevano questo tipo di contenuti pericolosi e ha fallito nel fornire internamente contromisure raccomandate e di lungo effetto”.

Facebook non ha direttamente risposto alle accuse di domenica. Ma il vice presidente per gli affari globali di Facebook Nick Clegg ha inviato una nota ai dipendenti dicendo che l’intervista sarebbe stata “fuorviante“. E sulla CNN ha spiegato che Facebook riflette “il buono, il brutto e il cattivo dell’umanità” ma sta cercando di “mitigare il cattivo, ridurlo e amplificare il buono”.

Ma con le informazioni arrivate alla stampa e la politica decisa a intervenire, ci saranno altri capitoli di questa saga nelle prossime settimane. Vi terremo informati sull’evoluzione di questa storia.

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Source
The New York Times

Stefano Regazzi

Il battere sulla tastiera è la mia musica preferita. Nel senso che adoro scrivere, non perché ho una playlist su Spotify intitolata "Rumori da laptop": amo la tecnologia, ma non fino a quel punto! Lettore accanito, nerd da prima che andasse di moda.

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