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Facebook banna i ricercatori che analizzano le fake news

Un gruppo di accademici che studia la disinformazione nelle pubblicità politiche ha avuto l'account sospeso

Facebook ha bannato un gruppo di ricercatori che stava analizzando il rapporto fra la pubblicità (Ads) e le fake news sulla piattaforma. Il social network riporta che gli accademici hanno violato le regole ottenendo dati degli utenti senza permesso. Ma gli studiosi pensano che l’azienda di Zuckerberg li stia silenziando.

Facebook banna i ricercatori che analizzano le fake news nelle pubblicità

I ricercatori bannati sono parte del NYU Ad Observatory, un progetto dell’Università di New York che monitorata le pubblicità di politici e partiti su Facebook. A maggio, il gruppo ha spiegato di voler capire chi paga per questi annunci e come vengono indirizzati. L’obiettivo è quello di capire la relazione fra la diffusione delle notizie false, visto che l’azienda ha annunciato di non fare fact-checking nelle pubblicità politiche.

Per aiutare la ricerca, gli studiosi hanno utilizzato un plug-in chiamato Ad Observer. Colleziona automaticamente i dati su quali Ads politici vengono mostrati agli utenti e spiega perché sono indirizzati proprio a loro. Nel sito del plugin si legge che il sito non salva nessuna informazione che possa ricondurre alla persona come nome, Facebook ID o lista di amici. I dati raccolti sono poi resi disponibili per ricercatori e giornalisti ( sono infatti molti i quotidiani americani che hanno utilizzato questa fonte lecitamente).

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Alcune di queste informazioni sono consultabili da Ad Library, forniti direttamente da Facebook. Ma l’azienda non spiega come decide quali pubblicità mostrare agli utenti. Voi potete farlo con i Facebooks Ads che vi vengono mostrati: basta cliccare “Perché vedo quest’annuncio” per capire il motivo per cui l’azienda pensa che sia fatto per voi. Il plugin lo fa su larga scala, per poi anonimizzare i dati e usarli solo come statistica.

Laura Edelson, una dei ricercatori, ha spiegato a Bloomberg: “Facebook ci sta silenziando perché il nostro lavoro evidenzia problemi sulla piattaforma. Peggio ancora, lo fa usando la privacy degli utenti, uno dei valori che guida la nostra ricerca, come pretesto per farlo. Se questo episodio dimostra qualcosa è che Facebook non dovrebbe avere il potere di porre un veto su chi studia i suoi meccanismi“.

Facebook dice di aver bannato i ricercatori perché collezionavano dati utente. Ma in realtà si riferisce agli account pubblicitari, che pubblicano gli Ads politici con le fake news. Alcuni esperti legali criticano questa decisione, dicendo che Facebook non ha basi legali per il ban. Vi terremo aggiornati su eventuali sviluppi.

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Source
The Verge

Stefano Regazzi

Il battere sulla tastiera è la mia musica preferita. Nel senso che adoro scrivere, non perché ho una playlist su Spotify intitolata "Rumori da laptop": amo la tecnologia, ma non fino a quel punto! Lettore accanito, nerd da prima che andasse di moda.

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