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La pirateria non è morta, si è evoluta. E i rischi aumentano

La pirateria, così come la conoscevamo, non esiste più.  O quasi.
Ve li ricordate i DVD contraffatti? Quelli venduti per strada o scambiati con qualche amico di un amico che aveva ottenuto la sua copia non si sa come? È un ricordo del passato, di un’epoca diversa.
Questo però – e qui arriva la brutta notizia – non significa che la pirateria sia morta.  Semplicemente si è evoluta, assumendo forme e intenti differenti.

Videocassette e DVD: che antichità!

Torniamo indietro nel tempo di circa quindici anni.

Siete al cinema, comprate il biglietto, investite qualche soldo per una bibita e i popcorn, vi sedete sulle comode poltroncine della sala e dopo pochi minuti compare lui, lo spot dell’antipirateria.

Non ruberesti mai un’auto.
Non ruberesti mai una borsa.
Non ruberesti mai un televisore.
Non ruberesti mai un film.
Scaricare da internet film piratati è come rubare.
Rubare è contro la legge.
La pirateria è un reato.

Il messaggio era chiaro. Agli inizi degli anni 2000 infatti il download selvaggio di film era all’ordine del giorno. E non era nemmeno l’unica forma di pirateria. C’era chi cercava di copiare i DVD originali e chi, ancora prima, aveva deciso di clonare le videocassette.

Oggi il mercato è cambiato, e anche noi. E purtroppo le organizzazioni criminali – che spesso gestiscono il business della pirateria – sono al passo con l’evoluzione tecnologica dei contenuti audiovisivi.

La pirateria non è morta

Oggi avere una marea di DVD è considerato quasi uno spreco di spazio. Un discorso che in realtà possiamo fare anche per le versioni digitali dove non ci sono scaffali da riempire ma hard disk e computer con partizioni e cartelle dedicate.

Ecco perché negli ultimi anni è esploso lo streaming. Che senso ha scaricare qualcosa e archiviarlo quando posso guardarlo senza occupare GB preziosi?

Ma mentre streaming offerto dalle piattaforme ufficiali è di ottima qualità, quello offerto dai siti pirata è spesso scadente, senza contare che, per monetizzare il più possibile, queste piattaforme illegali tempestano gli utenti con pubblicità di ogni genere che spesso mettono a repentaglio la sicurezza del dispositivo e di tutti i dati che contiene.

Ciononostante, sono molti a cercare contenuti sulle piattaforme di streaming, che sia cercando punti di accesso inusuali o semplicemente con la condivisione di un abbonamento per abbattere i costi. Questo sistema però è illegale, pericoloso, e in considerazione dei rischi, non conveniente. Ecco fortunatamente dopo la pandemia, quando il consumo di film e serie tv è tornato normale e il nostro tempo libero si è nuovamente ridotto, abbiamo assistito a un calo del fenomeno e a un conseguente aumento delle sottoscrizioni legali. Parliamo – dati FAPAV alla mano – del 30% rispetto all’anno precedente.

Sia chiaro, questo non significa che la pirateria di contenuti multimediali non sia più un problema. Dopo la quarantena sono stati registrati ben 57 milioni di atti di pirateria in un bimestre.
Vi diamo un altro riferimento numerico per aiutarvi a comprendere la portata del fenomeno: oggi la pirateria audiovisiva costa al nostro Paese 1,1 miliardi di euro all’anno.

Un dato che coinvolge tutta la filiera produttiva dell’industria creativa: non solo produttori, registi e attori, ma anche tutte le maestranze e i tecnici.

Lo strano caso della IPTV

Al mondo della pirateria appartiene anche la IPTV (Internet Protocol TV). Sintetizzando molto, potremmo definirla come un sistema che consente di guardare i canali televisivi sfruttando una connessione ad Internet.
Di per sé non è illegale. Lo diventa quando viene utilizzata per guardare canali normalmente disponibili solo a pagamento e/o legati a un qualche tipo di abbonamento.

Negli ultimi due anni l’utilizzo illecito della IPTV è cresciuto parecchio, raggiungendo il suo picco proprio nel 2021, complice anche la pandemia.

La pirateria non è un crimine senza vittime

Come anticipato, tutto quello che vi abbiamo raccontato fino ad ora, lo streaming, il download, l’IPTV per la pay-TV…, è tutto illegale.
Come dice il famoso spot, la pirateria è un reato.

Il problema è che spesso si pensa di essere più furbi. Più furbi di chi mette in piedi questi servizi illegali e più furbi delle forze dell’ordine. In fondo molti sanno che è sbagliato ma, stando al report di FAPAV, il 54% delle persone pensa che essere scoperti sia poco o per nulla probabile.

Il rischio invece è piuttosto alto – e le forze dell’ordine hanno oggi meccanismi sempre più sofisticati per identificare gli utenti finali, come dimostrato da una delle ultime operazioni della Guardia di Finanza svolta nel corso degli europei di calcio, che ha visto gli utenti vedersi recapitare multe molto salate per la fruizione illegale di contenuti. La sanzione per chi viene colto a commettere questo reato va infatti dai 2.582 euro ai 25.822 euro, oltre al risarcimento previsto per la pay-TV oggetto della violazione e al carcere, dai 6 mesi ai 3 anni.

Ci sono poi altri pericoli che si annidano dietro la pirateria. Un file, scaricato credendo si tratti dell’ultimo film uscito al cinema, può contenere un virus che può rubarvi i dati o bloccarvi il computer fino al pagamento di un riscatto.
Pagare per liste illegali di canali a pagamento può fornire gli estremi della vostra carta di credito a chi c’è dall’altra parte e i vostri dati potrebbero essere riutilizzati per scopi criminosi.
In un attimo quindi potreste diventare le vittime di questo sistema e non sareste nemmeno gli unici.

La pirateria infatti non è un crimine senza conseguenze. Non stiamo parlando solo di introiti e ritorno economico ma anche di posti di lavoro. Questo fenomeno fa perdere 6.000 posti di lavoro ogni 12 mesi. SEIMILA.

Se quindi non volete optare per i servizi tradizionali per la qualità dello streaming, per l’affidabilità del servizio e per la gestione sicura e consapevole dei vostri dati, dovreste farlo per le altre persone, per quelli come voi. Perché l’industria audiovisiva non è un gigante senza nome, un colosso da abbattere. È un settore composto da una marea di lavoratori differenti che ogni giorno danno il loro meglio per portare al cinema, in TV e online tutto l’intrattenimento di cui avete bisogno.

Erika Gherardi

Amante del cinema, drogata di serie TV, geek fino al midollo e videogiocatrice nell'anima. Inspiegabilmente laureata in Scienze e tecniche psicologiche e studentessa alla magistrale di Psicologia Clinica, dello Sviluppo e Neuropsicologia.

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