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Perchè Poparazzi sta spopolando nell’App Store?

Tutto quello che sappiamo su Poparazzi, il nuovo fenomeno social del momento

Dopo Clubhouse, c’è una nuova applicazione in vetta alla classifica dell’App Store. Stiamo parlando di Poparazzi, il nuovo social che sta conquistando i giovanissimi negli Stati Uniti. Ispirata al principio del tag di Instagram, l’App permette agli utenti di avere un profilo dove soltanto gli amici possono pubblicare foto, trasformandosi così in veri e propri “paparazzi”. Non a caso, la piattaforma si è definita come l'”Anti Selfie Selfie Club“.

L’obiettivo del social, infatti, è quello ribellarsi ad un Feed fatto di foto modificate, selfie e troppa perfezione, per favorire invece la condivisione di “momenti autentici con gli amici“. Una rivoluzione bella grossa, che risponde chiaramente alle esigenze degli utenti in questo preciso storico. Stanchi di essere manipolati dai colossi della tecnologia, i giovanissimi della Gen Z sono alla ricerca di qualcosa di nuovo. E di vero, soprattutto. Poparazzi, in questo senso, potrebbe essere davvero quello di cui hanno bisogno.

Poparazzi: storia di un lancio di successo

L’idea alla base di Poparazzi è tutt’altro che originale. Anzi, c’è da ricordarsi che la funzionalità del tag degli utenti ha garantito a Facebook uno dei suoi primi effetti virali. Nulla di così innovativo, se ci pensiamo attentamente. A permettere all’App di scalare la vetta dell’App Store, infatti, è stato piuttosto il lancio di successo. La piattaforma ha creato non poco rumours ancora prima del suo lancio effettivo, utilizzando TikTok per incuriosire gli utenti. Una scelta più che azzeccata, considerando che il social cinese ha fatto crescere a dismisura i download di non poche applicazioni, come il gioco mobile High Heels o l’App ufficiale di Shein.

Ma Poparazzi ha fatto molto più che creare soltanto del rumours. Il social ha catturato l’attenzione degli utenti, indirizzandoli alla pagina dei preordini sull’App Store. In questo modo, quindi, il giorno del lancio l’applicazione poteva giù vantare un nutrito numero di giovanissimi della Gen Z disposti a provare la nuova piattaforma. Ma non è tutto. L’esperienza di accesso al social è riuscita a conquistare tantissimi utenti: durante il video introduttivo, infatti, lo smartphone comincia a vibrare sfruttando la sensazione tattile per creare appeal sul pubblico. E ci riesce alla perfezione. In poche ore, infatti, tantissimi utenti hanno condiviso contenuti che mostravano l’esperienza d’accesso a Poparazzi, e il passaparola ha fatto il resto. In poco tempo tutti volevano provare l’App il giorno del lancio.

Il dilemma della privacy

Se c’è una cosa che Poparazzi sa fare bene, oltre a condividere foto imperfette dei soggetti che la popolano, è senza dubbio accedere ai dati degli utenti. L’applicazione, infatti, registra e autentica gli iscritti attraverso il numero di telefono. E poi richiede i permessi per accedere alla fotocamera e ai contatti, oltre a quello di poter inviare notifiche attraverso l’App. Tra questi, quello che preoccupa maggiormente è l’accesso alla rubrica, che l’applicazione scarica in toto, proprio come un tempo succedeva con Clubhouse. In questo modo la piattaforma non deve creare funzionalità e regolamentazioni specifiche per la privacy degli utenti, almeno per ora. Anzi, una volta caricata la rubrica, l’App riesce addirittura a creare una sorta di grafico degli amici sulla base dei numeri registrati a sua disposizione.

Ogni volta che un utente concede un permesso, il social lo premia con una spunta verde. La cosa strana, di cui moltissimi si sono lamentati sui social, è che la spunta compare anche quando l’utente non concede il permesso. E questo spesso finisce con il confondere le persone, che alla fine concedono a Poparazzi tutti i permessi pur di utilizzare il social. D’altronde, l’App sembra praticamente inutilizzabile senza questa concessione. Tutte le relazioni tra gli utenti si basano sulla registrazione del numero di telefono e sulla condivisione della rubrica. Quando un utente si iscrive, la piattaforma abbina subito la sua rubrica al numero di telefono che ha in archivio, ed ecco che in pochi secondi i nuovi utenti seguono immediatamente quelli già iscritti. Anzi, se qualcuno dei vostri contatti si è iscritto prima di voi vi seguirà in automatico già dal vostro primo accesso.

Insomma, niente condivisione della rubrica, niente Poparazzi. Ma c’è da considerare un altro dettaglio a proposito della privacy e della sicurezza degli utenti. L’applicazione registra tutti i numeri presenti in rubrica, inclusi quelli bloccati. Questo significa che stalker o soggetti molesti hanno comunque un modo per rientrare in contatto con la persona che li ha bloccati. E siamo certi che non sia proprio a favore della privacy degli utenti. Ma non c’è molto di cui stupirsi. Anche Clubhouse, nella sua fase iniziale, ha richiesto agli utenti di condividere la rubrica. E per quanto questo abbia generato non poche lamentele, alla fine gli utenti hanno concesso tutti i permessi possibili pur di essere tra gli “eletti” che utilizzavano la piattaforma.

In fondo, l’intero funzionamento dell’App è pensato proprio sulla base delle relazioni con gli altri utenti. Il profilo di una persona, infatti, può riempirsi di foto solo che qualcuno le carica, per cui è fondamentale avere amici che lo facciano. Proprio per questo è presente un’integrazione con SnapKit, che consente agli utenti di richiedere tag alle foto condivise su Snapchat. Insomma, in un modo o nell’altro, Poparazzi riesce ad aggirare tutti i limiti della privacy, almeno fino a quando non diventerà tanto nota da dover rimettere mano alla sua policy. Proprio come accaduto a Clubhouse.

Quindi, a questo punto possiamo davvero rispondere alla domanda “Perchè l’App sta spopolando?”. Da un lato, il sistema di registrazione e condivisione della rubrica garantisce che gli utenti entrino a far parte del social. D’altronde, come abbiamo anticipato, gli amici sono un elemento fondamentale per utilizzare Poparazzi. D’altro, l’idea di una piattaforma nuova e a suo modo originale ha creato un buon seguito nella Gen Z. A questo punto, resta da vedere quanto durerà.

Chiara Crescenzi

Editor compulsiva, amante delle serie tv e del cibo spazzatura. Condivido la mia vita con un Bulldog Inglese, fonte di ispirazione delle cose che scrivo.

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