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Nel corso del tempo mi sono reso conto di non essere stato un vero fan di Apple bensì di Steve Jobs, filantropo e geniale ex-CEO della società con sede a Cupertino. A distanza di quasi 9 anni dalla sua morte riemerge il prototipo del primo iPhone, un dispositivo che ci fa capire molto bene quanto fosse importante la segretezza nell’era Jobs. Quei vecchi tempi ormai passati in cui nessuno sapeva davvero nulla, nemmeno gli ingegneri che dovevano lavorare al progetto.

“This is a day I’ve been looking forward to for two and half years” – Steve Jobs

Ricordo benissimo le parole di Steve Jobs sul palco del MacWorld di San Francisco il 29 giugno 2007, un momento storico, una rivoluzione, qualcosa che (ancora non lo sapevamo) avrebbe cambiato le nostre vite per sempre. Si, perché checché se ne dica e nonostante io ora non abbia più un iPhone, sarebbe sciocco non ammettere che quel magico dispositivo ha portato nelle tasche di tutti un display capacitivo, il multitouch, il tasto “home” e molto altro. Certo, il primo iPhone aveva i suoi limiti, come anche alcuni successori, ma è stata pur sempre una vera rivoluzione, e su questo ogni amante vero della tecnologia concorda.

Primo prototipo di iPhone: tutti i dettagli

Il primo iPhone è stato sviluppato con un livello di segretezza davvero incredibile in circa due anni e mezzo; per molti ingegneri dell’azienda, il dispositivo aveva solo due nomi in codice: “M68” e “Purple 2”. A quell’epoca Apple era concentrata nell’intenzione di sorprendere tutti con quel dispositivo, e ciò significava anche fare in modo che gli ingegneri che lavoravano ad alcune parti precise non fossero a conoscenza del design reale e/o definitivo o di alcune funzioni aggiuntive.

È per questo motivo che il primo prototipo di iPhone era molto speciale e assomigliava tantissimo alla scheda madre di un normale PC. L’azienda di Cupertino, all’epoca, sviluppo una scheda logica che conteneva, più o meno, tutte le parti e i circuiti necessari a far funzionare il futuro iPhone. Queste però erano “sparse” e “disordinate”, perché il fine era puro test, non era necessario avere un vero telefono in mano.

Proprio oggi TheVerge ha pubblicato immagini e specifiche del primo prototipo di iPhone, tutto rimasto segreto fino a questo momento. Tale primo prototipo di iPhone doveva essere passato “da ingegnere a ingegnere” affinché fosse possibile assemblare e testare pezzo per pezzo prima della forma definitiva. Tutto questo quindi passava attraverso un EVT (engineering validation test) e quindi comprendeva l’utilizzo specifico di alcune parti, come ad esempio il chip radio per le comunicazioni o il software annesso al funzionamento. Come già scritto poco sopra, gli ingegneri che mettevano mano a questa board non conoscevano la forma definitiva del dispositivo e a volte la scheda stessa veniva fornita addirittura senza nessuno schermo annesso. Apple utilizzava il colore rosso per definire i circuiti stampati dedicati ai prototipi di iPhone, per poi sfruttare blu, verde oppure altri colori per la produzione reale e quasi definitiva delle varie unità.

primo prototipo di iPhone

Primo prototipo di iPhone: le specifiche tecniche

Nel primo prototipo di iPhone non c’erano ventole di raffreddamento (storia poi rivista su altri dispositivi Apple, come il MacBook Air ad esempio), erano presenti alcuni componenti presi direttamente da vecchi PC, un connettore seriale a 30 pin per testare gli accessori (lo stesso di iPod che sarebbe poi diventato l’attacco per il caricatore di iPhone prima del Lightning) e addirittura una porta LAN per la connettività (poi fortunatamente mai aggiunta al dispositivo finale). Erano presenti due connettori mini USB sul lato utilizzati dagli ingegneri per accedere alla baseband e al processore, motivo per cui era possibile programmare un software senza nemmeno avere uno schermo.
La responsabilità principale degli ingegneri al lavoro con questa board dedicata al primo prototipo di iPhone era quella di eseguire un porting del sistema “Darwin” di Apple. Per chi non lo sapesse, Darwin è un sistema operativo vero e proprio basato su Unix che contiene un set di componenti che aiutano il funzionamento di macOS, iOS, watchOS, tvOS e audioOS. Pertanto, tali ingegneri erano altresì responsabili del kernel, dei file di sistema, dei driver del dispositivo, dell’architettura del processore e del funzionamento di altri componenti di sistema. Insomma, queste persone sono state assolutamente fondamentali per lo sviluppo vero e proprio di quello che sarebbe diventato il primo iPhone oltre che come “base” di tutti quelli futuri.
primo prototipo di iPhone
Il resto delle parti del primo prototipo di iPhone sono poi molto diverse da un normale PC: in alto è possibile notare uno slot per SIM card (per testare la baseband e le funzioni radio inerenti al telefono) e due diverse antenne: una per il Wi-Fi e una per il Bluetooth. Questi chip si ricollegano poi alla board I/O principale dedicata alle connessioni radio, che strutturalmente è rimasta poi identica nella costruzione finale. La radio board include chip di Intel, Infineon, CSR, Marvell (attenzione: ha una L in più, non è l’azienda di fumetti) e Skyworks; questo fa capire quanti produttori sono stati coinvolti inizialmente per il primo iPhone e alcuni successori finché l’azienda di Cupertino non ha iniziato a produrre i vari chip autonomamente.

Nella parte destra della radio board è possibile inoltre vedere una porta RJ11, la stessa usata per collegare i telefoni classici di casa e ufficio alla linea vera e propria. Apple ha deciso di sfruttare una porta RJ11 per permettere agli ingegneri di collegare una linea “classica” e provare le chiamate vocali prima e dopo il reale funzionamento del chip radio con SIM Card.

Come giustamente sottolinea TheVerge, riflettete su questa simpatica cosa: oggi è possibile fare telefonate addirittura da uno smartwatch (che sia Apple Watch o un altro modello), ma immaginate la meraviglia nell’effettuare una telefonata normale tramite…beh una scheda madre.

primo prototipo di iPhone

Al centro del primo prototipo di iPhone troviamo poi il vero cuore del dispositivo: il processore. Inizialmente identificato come un Samsung K4X1G153PC, Apple sfruttò un chip del produttore coreano con processore ARM da 620Mhz (ARM1176JZF) per far partire il primo sistema operativo del primo iPhone (ripetizione obbligatoria, scusate). Si tratta di un particolare metodo di costruzione del circuito integrato conosciuta come “PoP” (package on package), dove la CPU è posizionata sotto e la memoria sopra. A tutto questo si aggiunge una NAND sempre Samsung da 4GB per lo storage del sistema operativo. Tale NAND (colorata di verde) era facilmente rimovibile dagli ingegneri affinché fosse possibile per loro testare rapidamente diverse versioni di sistemi operativi semplicemente con la tecnica del “plug ‘n’ play”. Insomma, gli ingegneri Apple erano in grado di testare ogni singola parte del futuro iPhone con questa complessa ma intelligente scheda logica.

Come vi ho scritto poco sopra, passando “di mano in mano” la scheda del primo prototipo di iPhone prendeva sempre più forme diverse, dato che alcune parti venivano aggiunte proprio in funzione delle singole responsabilità dei vari ingegneri. La versione quasi definitiva della scheda del primo prototipo di iPhone aveva addirittura un display che dava quindi la possibilità di andare a configurare (o sistemare) tutti i vari aspetti dedicati alla UI/UX (user interface / user experience) e quindi vi permetteva di ottenere il classico WYSIWYG (What You See Is What You Get, ciò che vedi è ciò che ottieni – da quanto non sentivate questo acronimo? Dite la verità).
La particolarità interessante di questa variante di primo prototipo di iPhone è il fatto che il tasto home non è incluso nell’iPhone temporaneo che vedete ma è posto lateralmente, così come il tasto di accensione e quelli del volume sono sulla parte sinistra della scheda.
Attivando questa board l’unica cosa che si ottiene è il logo della mela all’accensione, quello che poi sarebbe diventato definitivo. Gli ingegneri hanno sfruttato questa versione della scheda per creare testare le variazioni di Kernel e i vari comportamenti. In questo caso era inoltre possibile collegare il cavo 30-pin al computer per far riconoscere il dispositivo ad iTunes ed effettuare alcune operazioni, come ad esempio il ripristino del software.

Come potrete notare dalle varie foto, su questa versione della scheda sono presenti diversi connettori bianchi con dei pin: i più piccoli sono dei connettori JTAG utilizzati per il debugging a basso livello. Gli ingegneri potevano testare in questo modo i vari segnali e il voltaggio, permettendo quindi agli sviluppatori di provare le variazioni in termini di software e assicurarsi così che non ci fossero impatti negativi lato hardware. Grazie a questa particolare costruzione, quindi senza un dispositivo finito, il vantaggio era proprio la possibilità di cambiare al volo qualche componente in caso di problemi.

primo prototipo di iPhone

Qualora la board “passata” da ingegnere a ingegnere fosse sprovvista del display, con questa versione del primo prototipo di iPhone era anche possibile collegare un monitor esterno tramite connettori RCA (attenzione: connettori RCA, pensateci bene, mica VGA, DVI o HDMI). Non mancava poi la possibilità di testare la connettività di casse o cuffie esterne grazie alla porta stereo line out posta a lato. In questo caso c’era addirittura la fotocamera principale di iPhone collegata alla board, così come un grande spazio lasciato vuoto per provare la batteria. Senza batteria la scheda funzionava lo stesso grazie ad un classico connettore DC per l’alimentazione. E per il sensore di prossimità? C’era anche in questo caso uno spazio denominato “prox flex” per tutti i test necessari.

primo prototipo di iPhone

Insomma, tutto questo vi fa capire quanto lavoro ci fu dietro al primo melafonino grazie a questo primo prototipo di iPhone sviluppato su una board estesa che permetteva diversi tipi di test ai vari ingegneri. Tali board diventarono via via più definitive e vicine al design del primo iPhone durante il 2006 e verso l’inizio del 2007, giusto in tempo per il lancio di giugno.

Apple ha poi dismesso l’utilizzo di queste board così grandi e forse a tratti dispersive a partire dall’iPhone 4, dove veniva utilizzata una scheda di dimensioni sensibilmente ridotte, fino ad arrivare a case giganti definiti “security shields” dove era possibile vedere a malapena il display del dispositivo per poter mantenere la segretezza del progetto. Questo ha (quasi) sempre permesso agli ingegneri di mantenere segreto il design del futuro modello di iPhone.

È interessante riflettere su questo primo prototipo di iPhone perché ci fa capire quanto lavoro c’è dietro ad un dispositivo tascabile e quante persone ci mettono le mani prima del design definitivo e l’uscita pubblica / mondiale. Personalmente trovo che la condivisione di tali “segreti aziendali” a distanza di tanti anni sia un buon vantaggio per scoprire qualcosa che tanto non avrebbe più motivo di esistere, perché le tecnologie evolvono e i processi di creazione cambiano di conseguenza, pertanto, ciò che Apple o altri produttori fanno oggi per creare un dispositivo è nettamente diverso rispetto al passato (com’è giusto che sia).

Porterò per sempre nel cuore la Apple di Steve Jobs, quella che mi faceva emozionare, quella che mi faceva desiderare ogni singolo dispositivo, quella che funzionava, quella limpida e chiara, quella che non faceva uscire migliaia di dispositivi in un giorno, quella che, purtroppo, se n’è andata quel dannato 5 ottobre del 2011.


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Ricky Delli Paoli

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Parlo italiano e inglese di giorno, russo di notte. Molti mi definiscono "creativo", io rispondo che sbagliano perché sono un creatino. Fotografo, riprendo (sia come "video" sia se sbagliate qualcosa), faccio Time Lapse, metto miei filmati su YouTube e racconto cose alla gente.