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Recensione Erica: un thriller interattivo con cui non “giocare”

E' meglio non scherzare con questo nuovo thriller dal carattere cinematografico interattivo, cresce la tensione di minuto in minuto

Devo ammetterlo. Da appassionato di un certo genere videoludico, dai “libri game” di Lone Wolf negli anni ‘90, ai primi cd interattivi a scelta multipla, fino ad arrivare a Life is Strange o Bandersnatch, affrontare Erica non è stato semplice. Se da un colosso come Netflix, noto per i suoi esperimenti con un imprinting da serie TV, ti aspetti Bandersnatch (e chissà cos’altro!), accendere la mia fidata Playstation 4 e giocare con un film è stata, ed è tutt’ ora, un’esperienza inizialmente debilitante.

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Partiamo dal principio: una panoramica su Erica

Erica si mostra come titolo videoludico nel 2017 per poi sparire dalla scena. Alla Gamescom di quest’anno si ripresenta con un trailer in grande stile e l’annuncio della disponibilità del titolo da subito. Erica è un thriller interattivo realizzato da attori veri che danno forma ad una sequenza di filmati attraverso le scelte del giocatore. L’interazione nei filmati può essere eseguita con il pad della PS4 oppure con il proprio smartphone, scaricando prima l’app dedicata a controller di Plasystation.

La protagonista è interpretata da Holly Earl, mentre il thriller è firmato da Jack Attridge e Pavle Mihajilovic. Nota di merito proprio all’attrice protagonista:  gran parte dell’atmosfera e della personificazione del giocatore con il protagonista è dovuta proprio alla sua recitazione.

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Erica: la trama

L’incipit della storia è un ricordo di Erica da piccola, con il padre che sta eseguendo una sorta di rito. Da un breve dialogo, si capisce che la madre è morta, ma dopo pochi attimi assistiamo al brutale assassinio del padre sotto i nostri occhi. In tutto ciò l’intero flashback è costellato di strani e sinistri simboli e di un volto misterioso seminascosto.

Erica si sveglia di sobbalzo da questo incubo: ci si presenta davanti una ragazza adolescente, che ha evidentemente un doloroso ricordo della sua infanzia costellata da momenti tragici. La ragazza sempre più sola e chiusa in se stessa trova conforto nella musica, e nello sfogare i suoi pensieri disegnando su un quaderno le ombre dei ricordi passati. Ad interrompere questa litanica routine è l’arrivo di un pacco di fronte alla porta dell’appartamento. Questo avvenimento comincerà a scatenare una serie di eventi che porteranno il sergente Blake, della polizia locale, a condurla a Delphi House.

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La struttura si rivela essere un istituto fondato da Peter Mason, il padre di Erica e dal suo amico Lucien Flowers. Il mittente del pacco potrebbe essere collegato all’omicidio del primo, motivo per cui la ragazza avrebbe bisogno di protezione. L’impatto con questo mondo, al di fuori della sua stanza, inizia a mettere la protagonista in contatto con diversi personaggi e a far riaffiorare ricordi e nuovi tasselli del misterioso puzzle. Da qui si dipana a poco a poco la trama di scelte che prenderemo nei panni di Erica, componendo autonomamente il quadro degli eventi fino a farci strada verso uno dei possibili finali.

Grafica e comparto sonoro

Per quanto sia difficile trasporre questo genere in una vera e propria analisi, di fatto il titolo si presenta come un videogame, quindi addentriamoci in una disamine più approfondita. Il genere dei film interattivi, o delle esperienze cinematografiche immersive, a voi la scelta di una definizione univoca, ha un suo perché laddove il comparto fotografico, la pellicola, la qualità del girato e della parte interpretativa sia ineccepibile. Basta una minima distrazione in un dettaglio da un punto di vista scenico, recitativo o di scrittura, che tutto l’impianto decade. Proprio su questo infatti si basa unicamente questo settore.

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In realtà in questo caso siamo di fronte ad un prodotto davvero encomiabile. La fotografia e la qualità visiva è ottima, rende perfettamente giustizia in ogni situazione alla parte recitativa degli attori. Spesso e volentieri i colori e le texture utilizzate ricordano alcune tecniche di Kubrik: il regista impiegava una colonna sonora allegra o classica, a contrasto di scene cruente o violente. In questo caso i colori pastello ovattati con chiare tonalità spesso si contrappongono ad una situazione di vivido terrore. Ottimo anche l’impiego della regia e delle inquadrature. 

Bandersnatch era senza ombra di dubbio un esperimento, piacevolmente riuscito, di film interattivo, permeava la produzione made by Netflix orientata alla serie TV. Qui invece siamo di fronte ad un prodotto differente, e lo si percepisce dopo un’ora buona di gioco, quando le sensazioni e il feeling che provengono dall’atmosfera risultano essere più complete, più piene e soddisfacenti. Un po’ come paragonare uno spuntino da fast food ad un pasto completo di buona cucina.

Meccaniche di gioco

L’interazione del giocatore si differenzia tre aree principali: frangenti “punta e clicca”, scelte su azioni da compiere (anche nella gestione dei dialoghi), e situazioni in cui è necessario agire sulla telecamera per la messa a fuoco di dettagli. La tecnica “punta e clicca” ci si presente nel momento in cui possiamo scegliere l’elemento scenico verso cui dirigersi. Spesso per questa funzione vengono utilizzate inquadrature a “campo medio”.

Le scelte sulle azioni da compiere e sulla gestione dei dialoghi invece impiegano inquadrature in primo piano o a mezzo busto, rendendo semplice concentrarsi su ciò che si sta facendo piuttosto che sull’interno scenario. Alcune delle decisioni hanno un tempo ben preciso che viene definito dal colore vivido del testo che si sbiadirà piano piano, altre scelte invece richiedono maggior sangue freddo perché il tempo a disposizione sarà molto poco. Questo si sposa perfettamente con il ritmo frenetico di sequenze di gioco concitato.

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Infine, l’esamina dei dettagli viene resa esaustiva e soddisfacente, utilizzando inquadrature con profondità di campo macro. Per questa ultima meccanica, oltre che un sapiente utilizzo della telecamera, ci viene in soccorso lo sfregare il touchpad per portare a termine l’azione richiesta. Una semplice soluzione che rende più immersivo il gameplay senza interrompere il ritmo e le tempistiche di gioco. In merito a quest’ultima meccanica c’è da sottolineare una nota positiva e interessante allo stesso tempo. Alcune delle macro realizzate sugli oggetti sono talmente ben congegnate da risultare girate in un simil stop motion, una vera chicca.

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Ad ogni avvio del videogame, un disclaimer suggerisce l’utilizzo dello smartphone per controllare le azioni di gioco, in effetti la precisione data dal dispositivo si rileva maggiore e restituisce un feedback migliore rispetto al touchpad del controller, tuttavia con un minimo di abitudine l’esperienza classica non delude e il titolo risulta godibile in toto.

Gameplay e impressioni

Si ma, giocarlo com’è? …Particolare!

La durata del titolo si attesta intorno alle 2 ore, sebbene comunque sia rigiocabile, specialmente per eviscerare tutti i dettagli e gli aspetti possibili, oltre che diversi scenari finali. Un tempo moderato ed equilibrato, ad un ritmo in crescendo molto gradevole.

L’ immersività all’interno di questo tipo di videogame non sempre risulta semplice da realizzare. Nei primi 15 minuti di gioco circa, il ritmo è lento, fin troppo. I creatori hanno ritenuto opportuno procedere con cautela per poi far salire la tensione e costruire un intreccio denso e ben congegnato. Sinceramente avrei preferito un impatto più incalzante poiché l’incipit è piuttosto scoraggiante. L’attesa e la costanza però ripagano sempre di più quando si entra nel vivo della storia. Ogni aspetto è realizzato con dovizia di particolari per ottenere il massimo da una catena che funziona e risulta solida. Un piccolo appunto sarebbe da fare sull’ interpretazione di un paio di attori, tra cui il sergente Blake a tratti risultano fuori contesto stemperando il ritmo del thriller.

Erica è un ottimo spunto per una serata in compagnia!

Un aspetto da sottolineare è il senso di oppressione e tensione che aumenta sempre di più, al pari del coinvolgimento e dell’intensificazione dell’azione in game. Nonostante l’inizio sia davvero lento, si rimpiange quella sensazione di calma. Questo lo rende davvero un thriller ben riuscito.

Purtroppo i primi 10 minuti potrebbero dividere il pubblico e fare desistere i meno lungimiranti.

Erica

  • Regia eccezionale
  • Comparto sonoro eccellente
  • Fotografia di qualità
  • Thriller avvicente
  • Ottimizzazione del controller da migliorare
  • Ritmica iniziale lenta
  • Principalmente indicato per gli amanti del genere
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Alessandro Santucci

Videogiocatore nato, perito informatico, lettore, nerd, imprenditore digitale.. Mi piace definirmi "Apprendista": un apprendista multidisciplinare, essere apprendisti è uno stile di vita, non si smette mai di imparare.
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