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Ricaricare a casa un’auto elettrica: ecco tutte le cose da sapere

Auto elettriche, la ricarica a casa non ha più segreti: le cose da sapere

Ogni volta che parliamo di auto elettriche su techprincess vi ricordiamo come sia ancora fondamentale avere una presa di ricarica nella nostra abitazione, di qualsiasi tipo, potenza e forma. In attesa di una diffusa ed efficiente infrastruttura, per le auto elettriche la ricarica a casa è un’arma fondamentale per mantenere le batterie in efficienza, avere l’auto esempre carica e risparmiare. Ma cosa bisogna sapere sulla ricarica casalinga? Oggi vediamo tutte le informazioni imperdibili, tra cavi, prese, normative, costi e piccoli accorgimenti da prendere. Pronti? Ricarichiamo!

Perchè la ricarica a casa fa bene alle auto elettriche: la carica lenta preserva le batterie. E il portafoglio

Abbiamo detto nell’introduzione che la ricarica fatta a casa delle auto elettriche è un’ottima soluzione per portafoglio, salute della batteria e tempo. Questo è un punto cardine dell’intero discorso, quindi merita che ci perdiamo qualche parola sopra. Come sappiamo bene ormai, le auto elettriche possono essere ricaricate in diversi modi: a casa, con una presa domestica, una industriale o una wallbox; fuori casa, in una colonnina a corrente alternata, a corrente diretta e alle cosiddette colonnine Fast e SuperFast. Come per i telefoni e i dispositivi elettronici in generale, però, le ricariche veloci sarebbero da utilizzare solo quando si ha fretta.

Una ricarica Fast infatti stressa parecchio il pacco batterie, così come arrivare fino al 100% o scendere sotto il 20% in fase di scarica. Caricare l’auto a casa, con una wallbox preposta o con il classico cavo con presa Schuko, permette di ricaricare l’auto lentamente, preservandone lo stato della batteria. In più, nonostante la ricarica casalinga sia parecchio lenta, sfrutta i classici “momenti morti” nella vita di un’auto, ovvero il rimessaggio durante la notte. Non è poi necessario caricare sempre l’auto al massimo. Se si fanno pochi km al giorno, circa 20 o 30 per esempio, si può effettuare un “rabbocco” nel weekend o una sera a settimana, pronti per viaggiare per diverse decine di km. Ricaricando solo di quello che serve, poi, si aiuta la batteria a reggere il passare del tempo, senza decadere nella sua efficienza.

Ricaricando di notte poi, con le temperature più miti, si minimizza anche il rischio di surriscaldamenti, e la batteria si ricaricherà con calma facendovi perdere pochissimo tempo, anzi. Oggi, infine, non andremo nel dettaglio sui costi della bolletta, uno degli argomenti più caldi di questi giorni e molto variabile a seconda della città, del tipo di contratto e dell’abitazione in cui abitate/rimettete l’auto di sera. Sappiate comunque che, in linea di massima, la ricarica a casa nel 2020 costava circa tra i 15 e i 30 centesimi di euro ogni kWh. Per intenderci, per caricare un’elettrica media da 40 kWh basteranno tra i 6 e i 12 euro, rendendo la ricarica a casa di auto elettriche la più economica in circolazione.

Di che cavi ho bisogno per ricaricare a casa la mia EV? Dalla presa casalinga a quella industriale

Arriviamo allora al nostro “vademecum” per la ricarica di auto elettriche a casa, partendo dalla cosa più basilare: i cavi. Quando ci si affaccia per la prima volta al mondo dell’auto elettrica, infatti, la ricarica è il momento più temuto. Il motivo? L’ansia da autonomia gioca brutti scherzi, mentre uno dei timori più grandi e più sciocchi è quello riguardante i cavi da utilizzare.

Se non si installa una wallbox, di cui parleremo in seguito, ci sono due modi principali per caricare la propria EV: la presa domestica e quella industriale. Partiamo dalla meno diffusa, quella industriale. Se non l’avete presente, si tratta delle prese blu che danno potenza a macchinari, mezzi e sistemi per il lavoro e, appunto, la produzione industriale. Ci sono diversi parcheggi comuni, box o rimesse che sono dotate di questo tipo di attacco, che permette una ricarica leggermente più potente, e quindi veloce. Di solito, però, non sono presenti nella dotazione di serie di vetture a batteria gli adattatori per la presa industriale blu. Se volete utilizzarla, dovrete provvedere da soli.

Per la scarsa diffusione di questo tipo di connettori, infatti, gran parte delle Case produttrici di auto elettriche ed ibride plug-in inseriscono nella dotazione di serie il classico cavo con attacco di Tipo2 (o Mennekes) dalla parte dell’auto, e nel verso del “muro” una classica presa tedesca, la Schuko. Si tratta infatti di uno standard diffuso in qualsiasi ogni box, parcheggio, rimessa, silos e simili. Eroga poca potenza, arrivando al massimo a 230V, ma permette una ricarica facilissima e immediata. Basta inserire il cavo alla presa Schuko, collegare l’altra estremità all’auto e via, il gioco è fatto. Questo tipo di cavo è anche bene portarselo sempre dietro, per situazioni di emergenza. Grazie all’attacco domestico, infatti, si può “sfruttare” anche una qualsiasi presa di case o bar per una ricarica di emergenza.

Devo per forza far adeguare o potenziare l’impianto del box/parcheggio? E servono delle autorizzazioni particolari?

Una delle domande più frequenti (e sacrosante) riguardanti la ricarica di auto elettriche a casa è la paura di dover adeguare e rivedere l’impianto elettrico già presente in casa o nel box per essere in regola, e il dubbio della presenza di autorizzazioni particolari. Bene, qui troverete tutte le risposte. A livello giuridico, la ricarica di veicoli elettrici in locali privati, ad uso privato od esclusivo di condomini o dipendenti è un’attività libera, priva di regolamentazioni di sorta. Potrete quindi caricare liberamente la vostra auto senza dover chiedere autorizzazioni, nulla osta o simili.

Diverso è invece il discorso riguardante l’impianto elettrico presente nel box o nel posto auto. La ricarica di un’auto elettrica a casa è sempre consentita, ma non sempre è sicura e senza rischi. Se siete quindi intenzionati ad acquistare un’automobile ibrida plug-in o elettrica, fate controllare ad un elettricista lo stato dell’impianto preesistente. Spesso infatti, soprattutto in box o case meno giovani, l’eventualità di prendere energia per lunghissimi periodi di tempo non era assolutamente conteplata. Nella maggior parte dei casi, l’impianto elettrico è molto basilare, utile magari per qualche lavoro di pulizia o di manutenzione.

Occhio quindi all’impianto già presente, che potrebbe non reggere il voltaggio richiesto da un’automobile elettrica. In ogni caso, l’intervento di adeguamento non è complesso, e consiste (solitamente) nel controllo e nella sostituzione del cablaggio della rete elettrica con cavi più moderni e resistenti. È un’operazione di routine anche quando si ristrutturano box e condomini.

Per la ricarica a casa delle auto elettriche è obbligatoria una wallbox? Che cos’è? E quanto costa?

Arriviamo alla vera star della ricarica di auto elettriche a casa, la wallbox. La si sente spesso nominare, ma in pochi hanno ben chiaro di cosa si tratta. Che cos’è quindi una wallbox? In breve, una wallbox è una piccola scatola che si fissa al muro (wallbox in inglese significa infatti “scatola a muro”), e contiene un sistema di ricarica più potente per la propria auto elettrica.

La potenza base di una wallbox commerciale è di 3,7 kW, e non richiede alcun upgrade della rete elettrica. Esteticamente, la wallbox ricorda una colonnina di ricarica pubblica, ma di dimensioni sensibilmente ridotte, e ha come uscita il classico cavo Mennekes di Tipo 2, sia dalla parte dell’auto che da quella della wallbox. Alcune, inoltre, hanno il cavo integrato nella wallbox, per un controllo migliore del flusso di energia e una maggiore semplicità d’uso. Ed è infatti questo il vero vantaggio di questi dispositivi. All’interno della “scatola” infatti si trova una vera e propria interfaccia fisica tra l’impianto elettrico e l’auto.

La wallbox quindi è in grado di mandare alla batteria energia in maniera continua e lineare, al contrario della classica presa domestica che non è stata progettata per questo scopo, e spesso eroga energia in maniera incostante. In più, la classica presa Schuko non è stata pensata per sopportare una erogazione alla sua massima potenza per diverse ore continuative. Una wallbox invece ha al suo interno diversi relais che evitano cortocircuiti, surriscaldamenti e altri problemi che dall’impianto possono passare all’auto. Infine, una wallbox è in grado di comunicare con l’auto e con il proprietario tramite un’app o con l’infotaiment dell’auto. In questo modo, si può scegliere di caricare l’auto solo fino ad una certa ora o livello di carica, far partire la carica ad una data ora (quando magari si paga meno l’energia) o ancora di controllare e interrompere la ricarica in qualsiasi momento.

Se poi volete più potenza, adeguando l’impianto elettrico potrete arrivare anche a circa 7 kWh, dimezzando i tempi di ricarica (molto utile per auto con grandi batterie). Ma quanto costa una Wallbox? E come si sceglie? Ci sono diverse wallbox in vendita su Amazon, ma la loro affidabilità non è assicurata: fate delle ricerche se volete installarle. La scelta migliore è però senza dubbio scegliere l’installazione di una stazione di ricarica personale appoggiandosi a gestori di energia o alle stesse Case automobilistiche. In fase di acquisto, infatti, diverse Case offrono a prezzi ridotti o compreso nel prezzo l’installazione di una wallbox, e allo stesso modo compagnie energetiche come Enel o Eni offrono wallbox a prezzi concorrenziali. Fate quindi un bel giro sui vari siti: potreste scovare lo sconto perfetto. In generale, comunque, l’installazione di una wallbox può costare dai 900 fino ai 1.800/2.000 euro per le più potenti e costose.

Devo fare un nuovo contratto/installare un nuovo contatore a casa? E in condominio?

Questa è una questione molto personale, che cambia molto caso per caso. In generale, se non si opta per un upgrade della potenza di ricarica non c’è bisogno di un nuovo contratto o di un contatore secondario. Escludendo le case singole, villette e simili, dove la condizione dipende anche dal tipo di impianto elettrico presente, nei condomini o nei box multipli ci sono diverse strade percorribili.

Tutto passa dall’amministratore di condominio, che in qualsiasi caso deve approvare la possibilità di ricaricare l’auto in box. Una volta approvata, il condomino potrà allacciare l’impianto a quello di casa, oppure dotare il box/posto auto di un contatore separato, se non già presente. In caso invece di impianto ancora collegato a quello comune, potrebbe essere necessario l’utilizzo di un contatore non fiscale, per quantificare i kW utilizzati per la ricarica dell’auto elettrica.

Se invece voleste installare un punto di ricarica in un’area comune, bisogna prima chiedere l’approvazione all’intera assemblea condominiale. Una volta approvata poi la modifica andrà apportata secondo l’articolo 1102 del Codice Civile. Cosa dice? Che il condomino potrà apportare “a proprie spese” le modifiche necessarie per l’opera, purché non alteri la destinazione del bene comune. In più, l’intervento non deve “imperdire agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto”. Quindi? Previa approvazione, potete fare tutto. Ma mi raccomando, chiedete il permesso: le assemblee di condominio possono essere davvero spietate se scavalcate…

Il mio box/condominio sta rinnovando i locali. Sono obbligati ad installare una rete di ricarica a casa per auto elettriche?

Dopo aver parlato un po’ di avvocatese, torniamo “sulla terra” parlando delle ristrutturazioni e rinnovi di locali, box e aree comuni di condomini e abitazioni. Se infatti nel vostro condominio stanno rinnovando i posti auto, non solo potete pretendere l’installazione di un impianto elettrico a norma e, volendo, potenziato per la ricarica di auto elettriche: è un obbligo. Il decreto legislativo 48/2020, partito da una Direttiva dell’Unione Europea, la 44 del 2018, impone impone ai comuni di adeguare il regolamento edilizio alle nuove prescrizioni di legge.

E quali sono queste prescrizioni? Secondo l’articolo 15 del decreto 257/2016, durante la ristrutturazione tutti gli edifici con almeno 10 unità abitative è obbligatorio l’allaccio di infrastrutture nei locali adibiti al parcheggio auto per la ricarica di veicoli elettrici. Lo stesso poi vale per l’abitazione stessa e le sue parti comuni, in mancanza di una rimessa per veicoli. In questo caso, però, è obbligatoria solo la predisposizione per l’installazione di infrastrutture di ricarica nelle zone comuni, e solo se la spesa per l’intervento non superi il 7% del totale per la ristrutturazione.

In parole povere, quindi, se si decide di ristrutturare l’edificio, le parti comuni o i box è obbligatoria almeno la predisosizione per infrastrutture di ricarica. Nei casi di box auto, invece, è tassativo l’allaccio di un impianto elettrico abbastanza potente per ricaricare auto o moto.

Ci sono degli incentivi per l’installazione di nuovi impianti? E per le wallbox?

Se poi volete fare da soli su una vostra proprietà, al momento ci sono degli incentivi statali per l’ammodernamento e l’installazione di queste soluzioni di ricarica. Questi incentivi seguono quelli di gran successo per l’efficientamento energetico di abitazioni e condomini. Questa soluzione, che ha permesso ad esempio di godere di un incentivo del 110% per l’installazione di infissi di nuova generazione, arriva anche per le auto elettriche.

A livello statale, infatti, l’acquisto e le opere di posa delle infrastrutture di ricarica sono incentivati da una detrazione fiscale del 50%. L’importo massimo di spesa? 3.000 euro, per cui vi vengono detratti poi dalle tasse fino a 1.500 euro. Un gran bel risparmio, soprattutto se ricordiamo che una wallbox può costare fino a 2.000 euro. In più, questi lavori di ammodernamento possono anche essere coperti da un bonus del 110%. Come ottenerlo? Basta effettuare l’installazione contestualmente ad altre opere di efficientamento energetico, come infissi o pannelli fotovoltaici. In diverse zone d’Italia particolarmente virtuse ci sono poi ulteriori incentivi ed agevolazioni locali: controllate bene nella vostra zona, potreste avere una bella sorpresa.

Ora sapete tutto sulla ricarica a casa delle auto elettriche: ma il grande salto non è ancora adatto a tutti

Chiudiamo infine con una novità di questi giorni. In vista del boom delle auto elettriche, Stato e gestori energetici stanno cercando di migliorare e convincere sempre più clienti ad ammordernare le proprie case. Per farlo, dallo scorso 1 luglio si può godere dell’aumento gratuito della potenza dell’impianto domestico fino a 6 kW. Questo può arrivare a ridurre del 40% i tempi di ricarica, ed è previsto per gli utenti in bassa tensione nelle ore notturne e nei giorni festivi.

Un ulteriore spinta per chi è ormai convinto a fare il grande salto verso la mobilità sostenibile. Come diciamo sempre qui su techprincess, però, la transizione non è ancora adatta a tutti. Nelle grandi città italiane, dove queste automobili hanno più senso, la rete elettrica cittadina è parecchio vetusta. Un fattore che non sarebbe un grande problema, ma che lo diventa quando le si chiede uno sforzo per cui non era stata minimamente progettata. L’ammodernamento degli impianti delle singole abitazioni è un otttimo primo passo, ma l’infrastruttura privata dovrà fare ancora tanti passi avanti per non incorrere in blackout o cali di tensione come quelli che abbiamo visto a Milano quest’estate. La mobilità elettrica sarà il futuro per molti (e, a mio parere, non per tutti: ci saranno altre strade per le diverse esigenze), e ci sono persone che già oggi possono fare la transizione.

Penso a chi percorre una manciata di km al giorno, in città, e per brevissimi tratti. A chi vuole solo muoversi nelle mura cittadine, a chi vuole sostituire la sua seconda auto da città con una EV. Per loro, questi consigli saranno utilissimi e fondamentali per avere un’esperienza di vita “elettrica” piacevole. Per gli altri, invece, bisognerà ancora aspettare. E quanto? Difficile dirlo, dipende tutto dall’avanzamento dell’adeguamento delle infrastrutture, ancora incentrate sulle auto termiche. Sarà però fondamentale essere già ben pronti nel 2035, quando ci sarà il ban alle auto termiche. Secondo me, comunque, ci vorranno ancora diversi anni perchè le auto elettriche possano essere la risposta per tutti, se mai lo saranno. E voi, cosa ne pensate? Siete già pronti al grande salto o magari lo avete già fatto? Avete altri consigli da dare ai neofiti della guida elettrica? Fatecelo sapere qui sotto nei commenti: è il vostro momento.

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Giulio Verdiraimo

Ho 22 anni, studio Ingegneria e sono malato di auto. Di ogni tipo, forma, dimensione. Basta che abbia quattro ruote e riesce ad emozionarmi, meglio se analogiche! Al contempo, amo molto la tecnologia, la musica rock e i viaggi, soprattutto culinari!

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