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serie tv americane inglesi

Perchè le serie TV british sono diverse
A spasso nel favoloso mondo delle serie TV inglesi


La televisione è diversa da paese a paese. Ci sono tante caratteristiche che cambiano il settore quando si attraversa il confine. Si va da quelle più prettamente strutturali, come il ruolo dei network pubblici in confronto a quelli privati, e quelle più artistiche, come il rapporto della nazione stessa con il medium. E così, passando dalle serie TV americane a quelle di altri Paesi potreste trovare profonde differenze.

Una nazione che ha una lunga tradizione dal punto televisivo è senza dubbio la Gran Bretagna. La terra d’Albione ha portato avanti un affascinante percorso sul piccolo schermo, le cui radici sono antiche tanto da risalire fino ai momenti più importanti della storia del teatro e della letteratura. Andiamo a scoprire di più sul mondo della serialità britannica, che può offrire tantissimo anche a chi conosce a memoria tutte le serie TV americane.

Dalle serie TV americane a quelle inglesi

serie tv americane inglesiLe differenze sono tantissime tra il panorama televisivo a stelle e strisce e quello british. È bene spiegare almeno le principali, prima di entrare nel profondo dell’argomento. Fra queste spicca l’approccio autoriale. Tipicamente negli Stati Uniti uno show ha una propria writers room dove tante menti si mettono insieme per sceneggiare le diverse puntate.

Al contrario, nel Regno Unito si tratta di un lavoro meno collaborativo. I team che guidano le serie british sono più compatti, formati da uno sceneggiatore solo o una coppia. Anche quando è presente una pluralità di firme, è presente uno showrunner, una figura che guidi i diversi autori, dando personalità allo show. Un ruolo importantissimo, a cui è dato grande risalto.

Causa e conseguenza di questo approccio è la durata dei progetti stessi. Se le serie TV americane tendono ad avere decine di episodi a stagione e durare molto a lungo, per quelle britanniche spesso vale il contrario. La maggior parte non superano la dozzina di puntate ad annata e non è raro che scendano a sole sei o addirittura tre. Anche le stagioni sono spesso poche in confronto ai ‘cugini d’oltreoceano’, creando un panorama televisivo in continua evoluzione e trasformazione.

Queste sono solo le differenze più evidenti però. Ci sono tanti aspetti che influenzano profondamente il panorama televisivo britannico. Il ruolo della televisione pubblica BBC, la durata estremamente variabile dei singoli episodi, un budget a disposizione differente, la minore invadenza della pubblicità… Tutti questi sono elementi che influenzandosi a vicenda hanno creato l’habitat delle serie TV britanniche, che le ha rese così peculiari. Ma entriamo nel vivo del discorso.

Risate con una tazza di tè in mano

serie tv americane inglesiNon è possibile parlare di televisione inglese senza riflettere sulla lunga e articolata tradizione comica d’oltremanica. Nel corso del tempo sono emerse tantissime figure che hanno influenzato profondamente il modo di ridere di tutto il mondo. Il cosiddetto english humour è proverbiale, dopotutto.

Quello che colpisce è sicuramente l’ampia varietà offerta da questo punto di vista. Esplorando il catalogo si può andare da classici dello slapstick, della comicità fisica che hanno ereditato tradizioni passate adattandole al medium. Come dimenticare ad esempio il Benny Hill Show o la serie dedicata a Mr. Bean, personaggio intrinsecamente legato al suo storico interprete Rowan Atkinson?

Al contempo però, la TV inglese ha dato via a fenomeni estremamente sperimentali dal punto di vista comico. Il caso più celebre è sicuramente quello dei Monty Python e del loro Flying Circus. In questo programma comparivano sketch originali, innovativi, che stravolgevano ogni convenzione della comicità dell’epoca. Le tecniche venivano mescolate e ribaltate, studiate, sezionate e ripresentate al pubblico in forma nuova, anche dal punto di vista visuale. Il sestetto ha cambiato per sempre il modo di ridere, tra un pappagallo morto e un’Inquisizione Spagnola, e il loro passaggio sulla TV britannica fu fondamentale.

Negli anni poi, la grande tradizione della comedy non si è spenta e anzi, ha continuato a mostrare la via. Show come The IT Crowd o The Office (non a caso poi diventato una delle più note serie TV americane) sono stati grandissimi successi, da vedere e rivedere.

Per capire quanto ancora sia rilevante la comicità inglese non serve neanche guardare così indietro. È sufficiente pensare a Fleabag, uno dei più grandi fenomeni degli ultimi anni, soprattutto con la sua seconda stagione uscita nel 2019. Una serie che, nella migliore tradizione inglese, nasce dal teatro, ha un’unica autrice e ha solo dodici episodi (che vi ruberanno il cuore).

La firma conta

serie tv americane inglesiPer quanto importante, sarebbe però riduttivo identificare la televisione inglese solo con il mondo della commedia. Il piccolo schermo britannico ha dato vita ad alcuni degli show più affascinanti di sempre anche nel resto dei generi. Il tutto dando sempre grandissima rilevanza al curatore dei progetti, come accennavamo in precedenza.

Questo è forse l’elemento cardine per capire quanto siano diverse le serie TV americane da quelle inglesi. Per i britannici, la serialità è spesso una questione autoriale, che tende a spostare il focus del medium più sull’aspetto artistico che commerciale. Non è l’unica via per creare grande televisione, certo, né una sola prerogativa degli inglesi. Anzi, negli ultimi anni sono sempre di più gli autori statunitensi che stanno ottenendo una riconoscibilità dal grande pubblico, come Ryan Murphy o Shonda Rhimes. Si tratta però di un processo in crescita, influenzato dall’ascesa di network come HBO, che viceversa è ormai maturo in Inghilterra.

Basti pensare alla potenza di figure come Mark Gatiss e Steven Moffat, solo per citare una delle coppie di autori più note e celebrate degli ultimi anni. Questo duo ha costruito intorno a sé un seguito vero e proprio, con un pubblico interessato ai loro lavori proprio in virtù della loro firma. Si tratta dopotutto del duo che ha creato Sherlock, una delle serie TV che ha guidato il settore nella sua ascesa artistica degli anni ’10 (e ha lanciato definitivamente le carriere di Benedict Cumberbatch e Martin Freeman). E tutto è nato nella ‘fabbrica dei sogni’ della televisione inglese: Doctor Who.

Un Signore del Tempo, ma anche della Televisione

serie tv americane inglesiDoctor Who è sicuramente uno dei suoi pilastri portanti della televisione inglese. Non potrebbe essere altrimenti, considerata la sua storia praticamente lunga quanto il medium stesso. Questo show infatti prende il via nel 1963 e prosegue per ben 26 stagioni fino al 1989 quando si ferma, per poi tornare prima nel 1993 con un film e poi nel 2005 con un nuovo ciclo in onda ancora oggi.

Si tratta di uno show profondamente di genere. Al centro di tutto infatti troviamo il Dottore, un alieno, membro dei Signori del Tempo, capace di viaggiare su qualsiasi pianeta e in qualsiasi epoca storica grazie alla sua nave (dall’aspetto di una cabina telefonica della polizia). Le sue avventure, inizialmente con un impianto educational, sono diventate una parte essenziale della cultura britannica.

L’elemento innovativo che ha permesso una longevità tale per la serie è la sua capacità di rinnovarsi, in maniera praticamente letterale. Alla morte il Dottore si rigenera, cambiando completamente il proprio aspetto (permettendo facili recast del protagonista) e offrendo freschezza alla serie.

Il suo successo prolungato, che ha conquistato e conquista tuttora grandi e piccini, lo ha reso una fucina di talenti di ogni tipo. Sono tantissimi gli attori, registi e soprattutto autori che tramite Doctor Who hanno potuto affermarsi per poi proseguire nella propria carriera, verso le stelle.

Un occhio al passato…

serie tv americane inglesiNon è solo tramite le astronavi dei Signori del Tempo che la TV inglese viaggia nel passato. La spina dorsale di questo medium è costituita da trasposizioni e rivisitazioni di classici della letteratura e non solo. La sopracitata Sherlock costituisce un esempio di ciò, riproponendo i lavori di Conan Doyle in un’ambientazione moderna. Un esperimento proposto in parte da Gatiss e Moffat anche nel loro lavoro successivo, ovvero Dracula.

Il passato ritorna nel piccolo schermo britannico anche passando dal teatro. D’altronde quando sei la terra di origine del più grande drammaturgo di tutti i tempi è impossibile non subirne l’influenza. La figura di William Shakespeare è ancora oggi un riferimento importantissimo per gli autori britannici, citata e omaggiata in innumerevoli modi, non solo tramite le trasposizioni dirette.

Ci sono casi poi in cui è la storia stessa a costituire la base delle serie TV. A volte si tratta di versioni riadattate di fatti storici, come nel caso di The Crown che, con una formula originale racconta la vita dell’amata Regina Elisabetta II. In altri casi si tratta di racconti originali, che però si intrecciano con gli eventi del passato. In questa categoria ricadono tanti grandi successi di pubblico e critica, come Downton Abbey di Julian Fellowes e Peaky Blinders di Steven Knight.

…ma senza dimenticare il futuro

Courtesy of Netflix

Come detto però, la serialità inglese riesce a offrire una grande varietà al proprio pubblico con esempi di grande qualità in ogni campo. E così, a fianco di progetti che guardano al passato, ci sono anche show che guardano al futuro, anche dal punto di vista artistico.

La spinta innovativa della televisione inglese non si è certo esaurita con i Monty Python. Spesso da oltre la Manica arrivano show che puntano ad abbattere le barriere costituite, la cui influenza si traduce anche in veri e propri remake esteri. Oltre a quelli che già abbiamo citato in questo articolo, vale la pena di menzionare anche Utopia, piccola gemma nascosta che non a caso presto avrà il proprio rifacimento a stelle e strisce a cura di Amazon Prime Video.

Negli ultimi anni poi, il futuro nella televisione inglese è stato incarnato pienamente da Black Mirror. Questa serie antologica segue show come Ai confini della realtà, concentrandosi però sull’aspetto sociale. L’obiettivo del suo autore Charlie Brooker è porre uno specchio davanti alla società, costringendola ad affrontare il proprio rapporto con la tecnologia e i possibili inquietanti sviluppi. Con il passaggio a Netflix questo show ha esteso ancora di più la propria popolarità, continuando a sperimentare con i linguaggi.

Emblematico è il caso di Bandersnatch, episodio che ha sfruttato le potenzialità della piattaforma di streaming per creare una storia interattiva dove ogni spettatore ha la possibilità di guidare la trama. Un esperimento di grande successo, non solo per la questione tecnica, ma per la sua componente metanarrativa, capace di riflettere sulla funzione dell’autore, della storia e del pubblico nel panorama moderno.

Una serie che in tanti momenti è estremamente cupa e nichilista, ma che dimostra ancora una volta quanto sia vario il panorama televisivo britannico, capace di passare da questo alle avventure appassionanti di Sherlock alla comicità del Benny Hill Show. Un mondo dove è possibile avere paura di uno smartphone e ridere di tutto. Persino della Morte, come hanno dimostrato i Monty Python nello sketch che chiude il loro celebrato film Il senso della vita.

Qualunque siano i vostri gusti quindi, è tempo di andare a esplorare tutto ciò che hanno da offrire le serie TV inglesi. Troverete tantissimi show capaci di rubarvi il cuore. L’unica cosa che vi manca è una tazza di buon tè che dovrà necessariamente accompagnarvi nella visione. È un accessorio indispensabile per entrare nel mood, non dimenticatelo!

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Mattia Chiappani

Ama il cinema in ogni sua forma e cova in segreto il sogno di vincere un Premio Oscar per la Miglior Sceneggiatura. Nel frattempo assaggia ogni pietanza disponibile sulla grande tavolata dell'intrattenimento dalle serie TV ai fumetti, passando per musica e libri. Un riflesso condizionato lo porta a scattare un selfie ogni volta che ha una fotocamera per le mani. Gli scienziati stanno ancora cercando una spiegazione a questo fenomeno.
                   










 
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