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smart working non torneremo indietro

Non torneremo indietro dallo smart working
L'emergenza ci ha fatto scoprire questa nuova modalità di lavoro e ora sarà difficile (e sconsigliato) fare un passo indietro


Nelle prime settimane dell’emergenza sanitaria è stata subito corsa allo smart working. Tantissime aziende italiane hanno dovuto rapidamente implementare il lavoro a distanza, con tutti i rischi e le difficoltà del caso. Gli italiani si sono trovati a cambiare le proprie abitudini, scoprendo un mondo completamente nuovo. Ora che la riapertura completa sembra vicina, tante aziende si stanno preparando a riprendere le modalità di lavoro del passato. La verità però è che non sarà affatto facile tornare indietro. E a ben vedere, nemmeno auspicabile, anche escludendo la questione contagio.

Lo smart working ci ha abituati bene

smart working non torneremo indietroI primi giorni sono stati caotici. Anche a causa della rapidità con cui le aziende hanno dovuto adattarsi a questa nuova modalità di lavoro (la cui unica alternativa era la completa inattività) non tutto è andato liscio. È stato necessario scoprire rapidamente come usare software di videoconferenze, come adattare la propria postazione casalinga e in alcuni casi anche correre in ufficio per recuperare documenti, hard disk se non gli stessi computer.

Al di là delle questioni strettamente tecniche, la difficoltà è passata anche dalla necessità di un nuovo approccio personale. Lavorare da casa non significa solo cambiare l’ambiente intorno a sé, ma anche adottare tutta una mentalità differente. Questo non solo per chi lavora, ma anche per gli altri conviventi. La routine si rivoluziona e dopo anni in cui “essere a casa” era equivalente a “essere in ferie” è difficile estirpare questo concetto. Tantissime realtà abituate allo smart working (fra cui anche Tech Princess ovviamente) hanno pubblicato i propri consigli per cercare di rendere più semplice il passaggio.

Però superato il difficile impatto iniziale, in tanti si sono resi conto degli incredibili vantaggi di lavorare da casa. Il primo e più ovvio riguarda l’orario di sveglia. Avere il luogo di lavoro a pochi metri dal proprio letto permette di guadagnare qualche ora aggiuntiva di sonno. Si tagliano i tempi di trasporto (in andata e in ritorno), anche quelli imprevisti: nessun mezzo da prendere significa evitare i ritardi, le cancellazioni, il traffico e tutto lo stress che ne consegue. Non solo, ma anche prepararsi per andare al lavoro è più rapido. Ci si può vestire in maniera più semplice, ridurre il trucco per le donne e guadagnare molto più tempo per sé.

Si ottengono più ore libere ed è anche possibile sfruttarle meglio. Tolti casi eccezionali si può gestire in maniera più equilibrata le pause, a partire da quella per il pranzo. Su questo aspetto poi si ottiene una libertà mai avuta prima. Ci si può preparare pasti più salutari e più vicini ai nostri gusti e soprattutto alle nostre esigenze alimentari. Addio a ‘schiscette’ e compromessi sul ristorante in cui andare a mangiare. Il tutto con un concreto risparmio economico, che a fine mese si fa sentire.

E non sono solo i dipendenti ad avere vantaggi dallo smart working, ma anche le aziende stesse. Un’implementazione completa e non provvisoria di questa modalità di lavoro potrebbe ridurre di molto i costi di gestione. Certo, potrebbero aggiungersi spese per fornire le attrezzature (hardware e software) per il telelavoro ai dipendenti, ma sul lungo periodo si ridurrebbe l’impatto di altre voci di bilancio.

Ad esempio si potrebbe scegliere di avere una sede più piccola, con meno postazioni, più agile e soprattutto meno costosa in termini di affitto e manutenzione. Si potrebbe risparmiare anche su servizi aggiuntivi, a partire dal servizio di mensa. E tutto questo senza contare che il minor carico di stress sul dipendente potrebbe portare a una maggior produttività. Insomma, per chi può sfruttarlo, il lavoro a distanza porta tanti innegabili vantaggi.

È il momento giusto per implementare lo smart working

Le crisi sono spesso l’occasione giusta per dare il via al cambiamento. Così, quanto avvenuto nelle ultime settimane può essere chiave per portare finalmente a un’effettiva implementazione dello smart working in Italia. Superato un primo periodo di ritorno alla routine classica e di riequilibrio, si potrà mettere a frutto l’esperienza di questi mesi e dare il via a questa rivoluzione. Magari anche con un supporto dello Stato, considerato che aiuterebbe a contenere ulteriormente i contatti sociali e di conseguenza i contagi.

Al di là della contingenza però, è il momento giusto anche e soprattutto per questioni tecnologiche. Viviamo finalmente in un’epoca dove l’idea di lavorare a distanza è realistica e semplice da attuare. Circa il 93% delle famiglie italiane ha accesso a una rete fissa di banda larga (dati AGCOM) e la maggior parte della popolazione ha accesso a personal computer, tablet e smartphone. In generale, servizi e dispositivi connessi al web sono estremamente disponibili e hanno un prezzo contenuto, risultando alla portata sia delle aziende, sia eventualmente dei singoli dipendenti.

E oltre alla questione hardware, anche dal punto di vista software ci sono tantissimi strumenti utili a organizzare meglio l’operatività. Programmi di videoconferenze per le riunioni, chat di lavoro, bacheche virtuali… Le soluzioni per ovviare agli ostacoli della distanza sono già innumerevoli ora. Con una maggiore diffusione dello smart working poi si potranno anche potenziare e migliorare ed espandere, frutto di un bacino di mercato ancora più ampio.

Smart Working OK, ma con delle regole

smart working non torneremo indietroChiaramente saranno necessari degli adattamenti. Tra i rischi principali troviamo ad esempio l’overwork (il troppo lavoro) e la solitudine che possono diventare, facilmente, nemici dello smart working. Vediamoli nei dettagli.

Overwork

Grazie ad uno studio dell’università di Cardiff, è emerso che in smart working si lavora un maggior numero di ore rispetto a quando ci si trova in ufficio. È emerso inoltre che la maggior parte dei lavoratori sostiene di impegnarsi di più quando è a casa, sentendo la necessità di dimostrare ai colleghi in ufficio di non essere in pigiama a bere un caffè.

Sarà facile infatti che vita privata e vita lavorativa si sovrappongano. Ci si chiede: quando inizia la giornata privata e finisce quella lavorativa? In questo contesto è facile dimenticarsi di far pausa, non staccare mai gli occhi dal PC per fare due passi. Quando il tuo ufficio è la tua casa, tracciare una linea di demarcazione diventa davvero complesso.

Come risolvere?
  • Fissare dei promemoria da far suonare per non dimenticarsi di fare delle pause
  • Stabilire una routine quotidiana da rispettare
  • Creare uno spazio per lavorare che sia separato dal resto della casa
  • Una volta concluso il proprio orario di lavoro, spegnere i dispositivi in modo tale da non essere disturbati

Solitudine

Un altro dei problemi più condivisi riguardo al lavorare da casa è il senso di solitudine che ne può conseguire. Lo smart working può tagliar fuori quelle abitudini naturali come una sana risata tra colleghi o una nuova amicizia. Avere delle persone con cui confrontarsi e condividere una giornata lavorativa è anche fondamentale per sviluppare e mantenere abilità sociali.

Se da un lato, infatti, lo smart working può portare maggiore libertà dall’altro lato può provocare solitudine ed isolamento.

Come risolvere?
  • È importante mantenere una comunicazione costante e aperta con il proprio team. Se si avverte una sensazione di disagio è bene parlarne, che sia con un collega, il proprio capo o una persona esterna
  • Videochiamare i colleghi. Vedersi crea una sensazione di vicinanza e connessione che può subito dare la carica
  • Dopo aver lavorato una giornata davanti al PC, sarebbe bene uscire di casa. La soluzione può essere una boccata d’aria fresca o, in alternativa. una cena con un amico e un caffè al bar con un collega
  • Utilizzare gli spazi di coworking se non si riesce a creare un luogo di lavoro separato in casa.

Siamo esseri umani e le relazioni sociali rimangono alla base della nostra esistenza, per questo vanno ridotti al minimo i rischi di isolamento.

Siamo alle porte di una rivoluzione?

smart working non torneremo indietroVent’anni fa (ma forse anche solo dieci) sarebbe stato davvero difficile parlare realisticamente di smart working. Ora non solo è alla portata, ma l’Italia ha potuto verificarne i tanti aspetti positivi direttamente. Per tutti questi motivi, è improbabile e soprattutto non auspicabile il ritorno del modello precedente.

Chiaramente questo non significa non tornare mai più in ufficio. Un cambiamento di questo tipo è di grande impatto e, come si è visto, non può arrivare all’improvviso. Si incomincerà a piccoli passi, magari con qualche giornata al mese di lavoro da casa, per poi aumentarle piano piano e giungere almeno a una soluzione ibrida sulla settimana. E da lì si potrà solo avanzare perché, come recita il titolo del pezzo, non si torna più indietro dallo smart working. Ed è meglio così.


Roberta Catania

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Da sempre grande lettrice di libri e fumetti, amante della tecnologia, del cinema e delle serie TV. Nella vita di tutti i giorni mi divido tra il Diritto, la Psicologia e la Criminologia. Personaggio preferito: Barbara Gordon - Citazione preferita "I promise loyalty. I promise secrecy and I promise courage" - Oracle
                   










 
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