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Social alternativi a Facebook, rischi per privacy e fake news

Social network: le piattaforme alternative non hanno controlli
VISIONARI No profit sottolinea i rischi legati all'utilizzo dei social alterantivi


VISIONARI No profit lancia un’allarme in merito all’utilizzo di piattaforme social alternative a Facebook e Twitter che potrebbero comportare rischi per la privacy e accelerare la diffusione di fake news e contenuti che promuovono violenza. L’associazione è specializzata in tecnologia è sta monitorando la diffusione di social alternativi in Italia. Queste piattaforme presentano sistemi di controllo poco efficaci rispetto a quelli che caratterizzano i social tradizionali.

Escalation di abusi, fake news e privacy a rischio per i social alternativi a Facebook e Twitter

L’analisi di VISIONARI è chiara. L’associazione mette in guardia dall’utilizzo di piattaforme alternative a Facebook e Twitter che potrebbero comportare rischi per la privacy degli utenti e una notevole diffusione di fake news e contenuti violenti in rete. Tra le soluzioni alternative più diffuse troviamo Parler, Rumble, Sfero e MeWe. 

Tali piattaforme consentono agli utenti, anche italiani, di diffondere video e informazioni in rete eludendo gli algoritmi di controllo di social tradizionali. L’assenza di sistemi di verifica efficaci, come quelli studiati da Facebook e Twitter, facilita la diffusione delle fake news e la promozione di contenuti violenti in rete.

La questione dei social “alternativi” è diventata un argomento di grande attualità in questi giorni. Il ban subito da Trump dalle principali piattaforme social, infatti, ha evidenziato la crescente crescita dei social alternativi.

Il punto di vista di Visionari

Dario Piermattei, Segretario Generale di  Visionari, sottolinea così i rischi rappresentati dall’utilizzo di piattaforme social alternative: “A differenza di Google, YouTube, Instagram, ecc. queste piattaforme alternative non svolgono adeguati controlli sui contenuti diffusi dai propri utenti, e adottano una politica più permissiva. Il rischio concreto è quello di una diffusione incontrollata di disinformazione e fake news, e di video e contenuti pericolosi che possono incrementare abusi, illeciti e violenza, come dimostrato dai fatti recenti degli Stati Uniti”.

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Davide Raia